L’eritropoietina, farmaco
utilizzato nella pratica clinica per curare l’anemia e nota alla cronaca
per l’uso improprio come doping nei ciclisti professionisti, è stata
utilizzata in pazienti affetti dalla Sclerosi laterale amiotrofica-SLA.
Una recente ricerca condotta presso la Fondazione IRCCS Istituto
Neurologico “Carlo Besta” di Milano ha dimostrato che l’eritropoietina è
un farmaco ben tollerato dai pazienti ed ha fornito importanti
indicazioni per studi clinici futuri.
La ricerca è stata condotta dal dottor Giuseppe Lauria dell’Unità
operativa Malattie neuromuscolari e neuro immunologia, diretta dal
professor Renato Mantegazza.
La SLA è una gravissima malattia neurodegenerativa che conduce
invariabilmente alla morte nell’arco di pochi anni. Ogni anno la
malattia colpisce circa 3 persone ogni 100.000 ed affligge attualmente
in Italia circa 4000 malati. Purtroppo non esistono ancora trattamenti
efficaci della malattia e possiamo proporre ai pazienti unicamente un
farmaco, il riluzolo, che ne rallenta il decorso.
Lavoriamo sull’eritropoietina da alcuni anni ed abbiamo contribuito a
dimostrare in vari modelli animali di malattie neurodegenerative che
questa molecola ha importanti proprietà neuroprotettive, che si
traducono in una migliore sopravvivenza e funzione delle cellule
neuronali e dei loro prolungamenti assonali. Questo vale ad esempio
nelle neuropatie causate da diabete e da farmaci neurotossici come gli
antineoplastici.
Per questa ragione abbiamo disegnato uno studio pilota che ha coinvolto
23 pazienti con la forma sporadica di SLA, 12 dei quali sono stati
trattati con eritropoietina in aggiunta al riluzolo e 11 unicamente con
riluzolo. È importante sottolineare che i due gruppi di pazienti erano
omogenei tra loro relativamente alla forma di malattia, perché questo è
un aspetto fondamentale per confrontare gli effetti di un trattamento
farmacologico.
Lo studio è durato per 2 anni ed i risultati si sono rivelati
confortanti. La terapia è stata bene tollerata e non abbiamo registrato
effetti collaterali gravi. Questo dato è importante in quanto per la
prima volta in uno studio clinico l’eritropoietina è stata somministrata
per lungo tempo in pazienti non anemici.
Per quanto riguarda l’efficacia sulla malattia, il piccolo numero di
pazienti non permette di esprimere valutazioni conclusive, ma solo di
avanzare ipotesi.
L’obiettivo primario era confrontare i due gruppi relativamente a
sopravvivenza e necessità di tracheotomia per insufficienza respiratoria
avanzata.
La differenza si è rivelata interessante. Infatti, dopo 2 anni di
terapia, 8 pazienti su 11 nel gruppo riluzolo sono deceduti o hanno
avuto necessità di tracheotomia rispetto a soli 4 pazienti su 12 nel
gruppo di trattamento con eritropoietina. Un risultato indicativo di una
possibile efficacia neuroprotettiva di eritropoietina che dovrà essere
confermata in uno studio clinico di adeguate dimensioni. Lo studio è
stato completamente finanziato dalla Fondazione Istituto Neurologico
“Carlo Besta” nell’ambito della ricerca clinica indipendente.
“Ora ci proponiamo di sviluppare uno studio di grandi dimensioni in
collaborazione con altri centri italiani, che speriamo di poter avviare
entro fine anno.
Gli studi pilota servono a fornire indicazioni preliminari e soffrono di
limiti intrinseci legati alla piccola numerosità dei pazienti
analizzati. Ciononostante, se condotti in modo adeguato, restano
l’approccio migliore per proseguire il percorso della ricerca clinica
nella SLA. Riteniamo che il nostro studio fornisca delle indicazioni
importanti che speriamo siamo considerate tali anche dagli Enti
istituzionali che supportano la ricerca in Italia.”