L’arresto
cardiocircolatorio è un’interruzione della funzione di pompaggio del
cuore che causa il blocco dell’ossigenazione ai tessuti e agli organi.
Questo evento causa 700.000 decessi all’anno in Europa, e tra i 50.000 e
i 70.000 in Italia.
Nel nostro Paese i decessi per arresto cardiologico superano di dieci
volte quelli per incidente stradale, e di cinquanta volte quelli di
Aids.
La sopravvivenza a seguito di un arresto cardiocircolatorio è
strettamente legata alla rapidità dell’intervento e ogni minuto di
ritardo la riduce del 10%.
In Italia il tasso medio di sopravvivenza è inferiore al 6%.
La maggioranza degli arresti cardiaci si verifica al di fuori
dell’ospedale, in ambienti non protetti, più spesso in presenza di
testimoni che potrebbero attuare un valido soccorso. Circa il 75% degli
arresti cardiaci è causato da una aritmia letale del cuore chiamata
Fibrillazione Ventricolare. Esistono protocolli precisi per la
rianimazione che aumentano considerevolmente la possibilità di
sopravvivenza del paziente riducendo l’incidenza dei danni cerebrali.
Questi protocolli richiedono la presenza di personale addestrato e tempi
rapidi di intervento.
Il personale addestrato deve:
1) dare l’allarme e chiamare i soccorsi;
2) iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare;
3) utilizzare il defibrillatore semi automatico esterno (DAE).
L’unica terapia efficace della Fibrillazione Ventricolare è
rappresentata dalla defibrillazione elettrica che oggi può essere
erogata da apparecchi portatili in grado di individuare correttamente
l’aritmia: i Defibrillatori Automatici Esterni (DAE).
Un intervento corretto e tempestivo può salvare da morte certa oltre il
40% delle vittime. La correttezza dell’intervento è garantita dalla
frequenza ai corsi BLS (Basic Life Support) dove si apprendono le
tecniche di primo intervento.
La tempestività è altrettanto fondamentale: la defibrillazione, ossia la
somministrazione di uno shock elettrico capace di rimettere in funzione
il muscolo cardiaco, è raccomandata solamente se avviene entro i primi
2-3 minuti dall’evento. Da qui la necessità di una loro diffusione nei
luoghi di maggior affluenza.
I defibrillatori semiautomatici e automatici esterni DAE
I defibrillatori semiautomatici e automatici esterni (DAE) sono
apparecchi nati per intervenire rapidamente in caso di arresto
cardiocircolatorio.
Questi apparecchi, dopo aver riconosciuto la presenza della
fibrillazione ventricolare, (causa del 75% degli arresti
cardiocircolatori) o della tachicardia ventricolare rapida,
somministrano lo shock elettrico necessario.
I defibrillatori semiautomatici e automatici esterni:
• analizzano autonomamente il ritmo del cuore
• si predispongono alla scarica solo in caso di necessità
• non erogano la scarica in caso di movimenti o atti respiratori della
vittima
• memorizzano tutti i dati registrati durante l’intervento
• molti dispositivi guidano con facili comandi vocali il soccorritore
Questi dispositivi possono essere utilizzati anche da personale non
medico, purché abbia seguito uno specifico corso di addestramento.
Gli effetti dei defibrillatori
Uno studio durato due anni su tre aeroporti di Chicago che si erano
dotati di apparecchi DAE ha evidenziato che la percentuale di
sopravvivenza in 18 pazienti che avevano subito un arresto
cardiocircolatorio era arrivata al 56%. Nella maggior parte dei casi, i
dispositivi DAE erano stati utilizzati da persone che non avevano
neppure seguito un corso per il loro utilizzo, ma che avevano
semplicemente seguito al momento le istruzioni fornite dallo stesso
strumento.
Un analogo studio effettuato in Europa su 110 dispositivi ha evidenziato
in 134 pazienti un tasso di sopravvivenza del 28%, che arrivava al 53%
in quei luoghi dove era intervenuto unicamente personale addestrato.
La legge 120 del 3 aprile 2001 e la successiva legge 69 del 15 marzo
2004 ha concesso l’uso dei defibrillatori semiautomatici e automatici
esterni a personale non medico, purché in possesso di un’apposita
formazione. L’Italia è stato il primo Paese in Europa a dotarsi di una
legge che permetteva l’utilizzo dei defibrillatori anche a personale
“laico”, ossia non medico.