Il
segreto per vivere a lungo e in salute? Potrebbe essere contenuto nelle
noci macadamia, frutto originario dell'Australia. Scoperte oltre 500
anni fa dagli aborigeni, le noci macadamia contengono infatti un’alta
percentuale di acido palmitoleico, protagonista di alcune delle più
recenti e interessanti scoperte sulla longevità.
L’acido palmitoleico e la sua correlazione con la longevità sono stati
oggetto dell’intervento del genetista Annibale Puca, che presso
l'Istituto Scientifico MultiMedica studia i meccanismi molecolari
dell'invecchiamento, all'interno del Convegno “La Medicina del
Benessere: attualità e prospettive” in programma oggi presso Palazzo
Greppi a Milano.
La longevità, intesa come la capacità di raggiungere età molto avanzate
in buona salute, è un tratto in parte geneticamente determinato ma anche
influenzato da fenomeni ambientali. La dieta ricopre un ruolo
fondamentale, e il recente cambiamento nelle abitudini alimentari è uno
dei motivi per cui le popolazioni industrializzate hanno enormemente
incrementato l’aspettativa di vita negli ultimi 160 anni. “Non
bisogna dimenticare – spiega Puca - che il profilo
lipidico riflette, oltre al patrimonio genetico ereditato dai
progenitori, anche i cibi che consumiamo tutti i giorni, in grado di
modificare la struttura delle cellule”.
Ma che cosa differenzia la popolazione generale dall'esiguo numero di
individui destinati a vivere molto a lungo? "Innanzitutto il profilo
lipidico della membrana eritrocitaria, che nei centenari è
caratterizzato da alti livelli di acido palmitoleico, bassi livelli di
acido arachidonico e linoleico (acidi grassi polinsaturi proinfiammatori)
e paradossalmente alti livelli di acidi grassi trans, prodotti
dall'organismo in risposta ai radicali liberi, indicando che per essere
longevi e’ necessario uno stress moderato", spiega Puca, che
per i suoi studi dispone di una banca dati enorme, la più completa a
livello mondiale, composta da oltre 2000 campioni di DNA di centenari di
tutto il mondo.
“L’acido palmitoleico - continua Puca - è un acido
grasso monoinsaturo dal quale dipenderebbe la sensibilità all'insulina
di fegato e muscoli. Recenti studi su modelli animali hanno evidenziato
la capacità dell’acido palmitoleico di influenzare la sensibilità del
recettore dell’insulina e la longevità attraverso la modulazione del
gene FOXO3A, di cui è stata recentemente evidenziata l'importanza”.
Per quanto riguarda l'uomo, proprio un recente studio coordinato da
Puca e pubblicato su Rejuvenation Research ha dimostrato come i
figli di longevi mostrano un livello molto alto di palmitoleico a
livello della membrana cellulare. La quantità di palmitoleico è
controllata a livello cellulare da un enzima, ELOVL6, codificato da un
gene che risiede nel cromosoma 4q25 dove in precedenza era stata
identificata una regione genomica che influenza la longevità nell’uomo.
L'acido palmitoleico è scarsamente presente nella dieta mediterranea: è
contenuto nell’olio di oliva, ma con una percentuale abbastanza bassa,
compresa tra lo 0,3% ed il 3,5%.
Gli esperti consigliano quindi di aumentarne i livelli nella dieta
introducendo il consumo di noci di macadamia, che contengono un’alta
percentuale di palmitoleico, fino ad un massimo del 28%.
“Ma anche l’assunzione di altre categorie di acidi grassi è
importante – avverte Puca -, poiché le quantità sono
finemente regolate per essere in costante equilibrio tra di loro.
L’analisi personalizzata degli acidi grassi di membrana attraverso il
profilo lipidico (Fat Profile) ci permetterà di modulare la dieta in
maniera da ripristinarne i valori ottimali, sia nelle persone in buona
salute che in soggetti con malattia, nel tentativo di ridurne la
sintomatologia. Nel caso della fibrillazione atriale, ad esempio,
riscontriamo un livello molto basso di palmitoleico e molto alto di
acidi grassi poliinsaturi. E sarà interessante vedere l’impatto della
dieta con macadamia sul decorso di questa malattia”.