Contraccezione.
La donna alla ricerca dell’anello mancante: più informazione. Perché la
donna, quando fa contraccezione, la sceglie ma non la conosce. Si
affida, ma con ansia. La gestisce, ma ne subisce la ritualità
quotidiana. Non sa che è già disponibile il contraccettivo più adatto a
lei. Desidera che il contraccettivo sia da non ricordare e facile da
gestire – 9 donne su 10 che prendono la pillola la dimenticano, più o
meno spesso – sicuro, tollerabile, a basso dosaggio ormonale (85 donne
su cento chiedono al ginecologo un contraccettivo ‘leggero’ ma efficace)
e che le consenta di vivere serenamente la propria sessualità
(un’esigenza per 95 donne su 100). Il contraccettivo che risponde a
tutte le aspettative della donna esiste: è un anello vaginale. Eppure la
donna non lo sa e per questo non lo sceglie: solo 1 su 100 lo usa. E il
‘passaparola’ non si è attivato, nonostante l’anello sia molto
apprezzato da coloro che lo hanno provato, proprio perché ha dato una
risposta a tutte le attese. E’ questa la fotografia che emerge
dall’indagine di GfK Eurisko ‘Le donne e la contraccezione in Italia’,
presentata a Roma in una conferenza stampa. Un’indagine condotta da
donne, tra le donne e commentata da donne.
L’indagine Gfk Eurisko raccontata dalla donna che l’ha guidata:
Isa Cecchini, Direttore del Dipartimento GfK Eurisko HealthCare
«Cosa sanno le donne della contraccezione? Sono davvero così
correttamente informate come ritengono di essere? Quali sono le loro
preoccupazioni? Quale ruolo ha il medico nella scelta del
contraccettivo? E quanto le amiche e l’informazione in Internet le
confondono? Qual è il loro contraccettivo ideale? A tutte queste
domande, e a molte altre, - spiega in conferenza stampa Isa
Cecchini, Direttore del Dipartimento GfK Eurisko Healthcare – ha
dato una risposta un’indagine GfK Eurisko che ha coinvolto un campione
rappresentativo di donne tra i 18 e i 45 anni. Alcuni risultati sono
sorprendenti. Il 28% delle donne italiane fra i 18 e i 45 anni utilizza
contraccettivi ormonali, il 26% altri metodi. Quasi la metà (il 46%) non
fa uso di contraccettivi, nella maggior parte dei casi perché dichiara
di non averne bisogno. La pillola (23%) e il preservativo (20%) sono i
contraccettivi più utilizzati. I contraccettivi ormonali sono più
utilizzati in Triveneto (38%), Sicilia (41%) e Sardegna (43%).
Il 90% delle donne parla con il ginecologo per scegliere il
contraccettivo più adatto a lei, ma vengono interpellati (soprattutto
dalle più giovani 18-25 anni) anche il partner (25%), le amiche (17%) e
Internet (17%) . Nonostante questo solo il 19% delle donne ritiene di
essere realmente informata mentre è forte e condiviso il desiderio di
saperne di più (il 91% delle donne vorrebbe avere più informazioni).
Tale attesa appare cruciale in un contesto ove la donna sente e vuole
essere realmente protagonista delle sue scelte. E la donna è
protagonista: nel 53% dei casi decide da sola, nel 43% dei casi decide
consultandosi con il partner e solo il 4% subisce la volontà del
marito/compagno.
Il 28 % delle donne sceglie un contraccettivo ormonale. Soprattutto la
pillola. La sceglie prima di tutto perché la ritiene un contraccettivo
sicuro eppure è fonte di ansia (si temono gli ormoni) e di difficile
gestione (il ricordarsi di prenderla tutti i giorni è un aspetto molto
problematizzato). Nella pratica l’assunzione giornaliera si traduce in
un problema concreto: solo l’11% delle donne dichiara di non
dimenticarsi mai la pillola.
Ben chiaro l’identikit del contraccettivo ideale: deve essere un metodo
che permetta di vivere serenamente la propria sessualità (97%), che non
crei problemi legati agli ormoni (85%), che non richieda di ricordarsene
tutti i giorni (72%). Nell’esperienza delle donne che lo usano, l’anello
vaginale sembra rispondere a queste attese: pratico da usare (1 sola
volta al mese), senza il problema di dimenticarsene, a basso dosaggio
ormonale anche grazie alla somministrazione vaginale. Tutti aspetti
percepiti come importanti vantaggi dalle donne che hanno avuto la
possibilità di farne esperienza.
Eppure le donne non lo conoscono: il 40% non ne ha mai sentito parlare,
chi lo conosce ha informazioni superficiali, solo 1 donna su 100 lo
utilizza. Come rispondere adeguatamente alla domanda di informazione e
competenza che l’indagine rileva? Dal medico prima di tutto, ma anche
dai media le donne attendono una risposta concreta».
Le italiane e la contraccezione: ieri una conquista, oggi una
certezza.
Parla la psicologa e psicoterapeuta Gianna Schelotto
«Le donne sono confuse in materia di contraccezione –
dice Gianna Schelotto, psicologa e psicoterapeuta, commentando i
risultati dell’indagine GfK Eurisko ‘Le donne e la contraccezione in
Italia’ – sanno che esiste e sanno che vogliono un contraccettivo. Ma
quando si trovano davanti alla domanda ‘quale scelgo fra tutti?’ si
trovano nell’incertezza e nel dubbio. Oggi la normalizzazione del
rapporto con la contraccezione – non solo la pillola ma tutti i mezzi
contraccettivi – rischia di finire nel tunnel della disinformazione e
anche in quello della ‘leggerezza’. Adesso la scelta non è consapevole
ma, piuttosto, è una scelta d’uso: sceglie il contraccettivo di cui sa
più cose, non il più adatto. A parità di sicurezza contraccettiva e
affidabilità sceglie quello che la obbliga a meno impegni. Ma,
l’indagine GfK Eurisko lo dimostra, non sempre la donna sa che esistono
dei contraccettivi ‘comodi’ che possono rispondere alle sue esigenze e,
quindi, senza rendersene conto fa scelte ripetitive in un panorama
ridotto. Prendiamo, ad esempio, l’anello che rende la donna
completamente protagonista della gestione: è la realizzazione del sogno
di libertà, autonomia, indipendenza della donna della ‘rivoluzione
femminile’. La donna di oggi, forse, non ha piena consapevolezza di
quanto sia importante questo suo esclusivo potere decisionale in materia
di contraccezione e di maternità. Il risultato è non solo una
contraccezione più rapida e confortevole, ma anche la conquista di una
progressiva, rassicurante confidenza con le parti più intime di sé».
Contraccezione. L’anello mancante: la corretta informazione.
Parla la ginecologa Chiara Benedetto
«Il ruolo del ginecologo è molto importante: dovrebbe ascoltare e
osservare la donna in modo da riuscire a far emergere le reali
aspettative e gli eventuali timori – dice Chiara Benedetto,
Direttore del Dipartimento di Discipline Ginecologiche e Ostetriche
dell’Università di Torino commentando i risultati dell’indagine GfK
Eurisko sulla contraccezione in Italia – solo questo può consentire
al medico di dare una risposta precisa e mirata alla domanda della
paziente di un metodo contraccettivo a lei adatto. Più la donna è
informata più è in grado di poter utilizzare al meglio il metodo
contraccettivo a lei congeniale. Per poter arrivare a una scelta
consapevole, bisogna percorrere la strada dell’informazione che, in
certi momenti, è anche educazione. E’ importante che il medico sia parte
attiva in questa necessità di informazione’. Prendiamo ad esempio il
caso dell’anello: il ginecologo dovrebbe tenere in mano l’anello
vaginale, mostrarlo alla donna ed invitarla a toccarlo. Parlare di
anello senza farlo vedere non è sufficiente. Nell’immaginario l’anello
si presenta con tanti volti e usi. In certi casi, il medico potrebbe
proporre alla donna di inserirsi l’anello e poi di toglierlo. Inoltre, è
utile spiegarne i vantaggi come il non dover rispettare una scadenza
quotidiana, e ciò rappresenta la fine della dimenticanza: è un aspetto
questo che potrebbe apparire di scarsa valenza. Invece, è fondamentale:
il dover rispettare la scadenza quotidiana, possibilmente anche quella
legata all’orario, mette ansia in molte donne. E l’ansia diventa più
grande quando si rendono conto di aver “saltato” un giorno. Con l’anello
vaginale, tutto questo viene a cadere Perché lo si inserisce una volta
al mese, e quindi non dà problemi di dimenticanza. Un altro aspetto
importante che interessa molto la donna è il basso dosaggio ormonale. La
paziente, infine, deve sapere che, come per la pillola, l’anello
vaginale è stato studiato su migliaia di donne in tutto il mondo.
Quindi, la ricerca ha chiaramente dimostrato che questo metodo è valido
e affidabile».
La donne e i contraccettivi ormonali: tra scelte e ansie.
Parla la ginecologa Vincenzina Bruni
«La donna italiana ha un rapporto ambivalente con i contraccettivi
ormonali – Vincenzina Bruni, Ordinario di Ostetricia e
Ginecologia all’Università di Firenze, in occasione della presentazione
dei risultati dell’indagine GfK Eurisko – dice li sceglie perché li
ritiene sicuri, li vive con ansia perché teme gli ormoni. Eppure pochi
farmaci sono stati oggetto di un così vasto numero di studi quanto la
contraccezione estroprogestinica. Sicuramente l’uso di contraccettivi
ormonali – mi riferisco alla pillola, all’anello e al cerotto – comporta
non solo una copertura contraccettiva ma anche una copertura verso
alcune patologie importanti, non solo neoplastiche. La donna non sempre
si rende conto di questo paracadute, anzi a volte teme proprio l’effetto
contrario. Eppure, gli studi dimostrano che l’uso di pillola e anello,
ad esempio, comportano un minor rischio di alcuni tumori benigni della
mammella, della ricorrenza di cisti ovariche ed in parte anche della
malattia infiammatoria pelvica. Ma non solo: l’uso del contraccettivo
estroprogestinico riduce nettamente il rischio di alcune patologie
tumorali come, ad esempio, il cancro dell’ovaio e dell’endometrio. E
poi, ha un’azione terapeutica verso malattie che sono invalidanti nella
qualità di vita della donna come meno metrorragie, endometriosi,
dismenorrea e sindrome premestruale, solo per citarne alcune. Se una
donna vive con ansia il suo rapporto con il contraccettivo orale, pur
riconoscendone l’efficacia, dovrebbe rendersi conto che esistono anche
altri metodi contraccettivi che potrebbero venire incontro alle sue
esigenze. L’anello, uno degli ultimi metodi che la ricerca ha messo a
disposizione, ha un bassissimo dosaggio ormonale, non va ricordato tutti
i giorni e, vista la somministrazione locale, evita il tratto
gastrointestinale ed il primo passaggio epatico. Tutto ciò garantisce
una concentrazione ormonale nel sangue costante (a tutto vantaggio della
copertura contraccettiva). E poi, come per la pillola tradizionale, c’è
il rapido ritorno all’ovulazione subito dopo la sospensione, aspetto
importante anche per venire incontro a quel desiderio di maternità che
spesso si ‘accende’ improvvisamente nelle donne. Addirittura, l’anello
può essere impiegato anche in somministrazione a ‘regime esteso’, cioè
senza la pausa di interruzione al fine di evitare il sanguinamento
mestruale in tutte quelle condizioni in cui per motivi terapeutici –
penso soprattutto all’endometriosi – il ginecologo lo ritiene
necessario».