Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 25/06/2009

 

Le italiane e la contraccezione


Contraccezione. La donna alla ricerca dell’anello mancante: più informazione. Perché la donna, quando fa contraccezione, la sceglie ma non la conosce. Si affida, ma con ansia. La gestisce, ma ne subisce la ritualità quotidiana. Non sa che è già disponibile il contraccettivo più adatto a lei. Desidera che il contraccettivo sia da non ricordare e facile da gestire – 9 donne su 10 che prendono la pillola la dimenticano, più o meno spesso – sicuro, tollerabile, a basso dosaggio ormonale (85 donne su cento chiedono al ginecologo un contraccettivo ‘leggero’ ma efficace) e che le consenta di vivere serenamente la propria sessualità (un’esigenza per 95 donne su 100). Il contraccettivo che risponde a tutte le aspettative della donna esiste: è un anello vaginale. Eppure la donna non lo sa e per questo non lo sceglie: solo 1 su 100 lo usa. E il ‘passaparola’ non si è attivato, nonostante l’anello sia molto apprezzato da coloro che lo hanno provato, proprio perché ha dato una risposta a tutte le attese. E’ questa la fotografia che emerge dall’indagine di GfK Eurisko ‘Le donne e la contraccezione in Italia’, presentata a Roma in una conferenza stampa. Un’indagine condotta da donne, tra le donne e commentata da donne.

L’indagine Gfk Eurisko raccontata dalla donna che l’ha guidata:
Isa Cecchini, Direttore del Dipartimento GfK Eurisko HealthCare
«Cosa sanno le donne della contraccezione? Sono davvero così correttamente informate come ritengono di essere? Quali sono le loro preoccupazioni? Quale ruolo ha il medico nella scelta del contraccettivo? E quanto le amiche e l’informazione in Internet le confondono? Qual è il loro contraccettivo ideale? A tutte queste domande, e a molte altre, - spiega in conferenza stampa Isa Cecchini, Direttore del Dipartimento GfK Eurisko Healthcare – ha dato una risposta un’indagine GfK Eurisko che ha coinvolto un campione rappresentativo di donne tra i 18 e i 45 anni. Alcuni risultati sono sorprendenti. Il 28% delle donne italiane fra i 18 e i 45 anni utilizza contraccettivi ormonali, il 26% altri metodi. Quasi la metà (il 46%) non fa uso di contraccettivi, nella maggior parte dei casi perché dichiara di non averne bisogno. La pillola (23%) e il preservativo (20%) sono i contraccettivi più utilizzati. I contraccettivi ormonali sono più utilizzati in Triveneto (38%), Sicilia (41%) e Sardegna (43%).
Il 90% delle donne parla con il ginecologo per scegliere il contraccettivo più adatto a lei, ma vengono interpellati (soprattutto dalle più giovani 18-25 anni) anche il partner (25%), le amiche (17%) e Internet (17%) . Nonostante questo solo il 19% delle donne ritiene di essere realmente informata mentre è forte e condiviso il desiderio di saperne di più (il 91% delle donne vorrebbe avere più informazioni). Tale attesa appare cruciale in un contesto ove la donna sente e vuole essere realmente protagonista delle sue scelte. E la donna è protagonista: nel 53% dei casi decide da sola, nel 43% dei casi decide consultandosi con il partner e solo il 4% subisce la volontà del marito/compagno.
Il 28 % delle donne sceglie un contraccettivo ormonale. Soprattutto la pillola. La sceglie prima di tutto perché la ritiene un contraccettivo sicuro eppure è fonte di ansia (si temono gli ormoni) e di difficile gestione (il ricordarsi di prenderla tutti i giorni è un aspetto molto problematizzato). Nella pratica l’assunzione giornaliera si traduce in un problema concreto: solo l’11% delle donne dichiara di non dimenticarsi mai la pillola.
Ben chiaro l’identikit del contraccettivo ideale: deve essere un metodo che permetta di vivere serenamente la propria sessualità (97%), che non crei problemi legati agli ormoni (85%), che non richieda di ricordarsene tutti i giorni (72%). Nell’esperienza delle donne che lo usano, l’anello vaginale sembra rispondere a queste attese: pratico da usare (1 sola volta al mese), senza il problema di dimenticarsene, a basso dosaggio ormonale anche grazie alla somministrazione vaginale. Tutti aspetti percepiti come importanti vantaggi dalle donne che hanno avuto la possibilità di farne esperienza.
Eppure le donne non lo conoscono: il 40% non ne ha mai sentito parlare, chi lo conosce ha informazioni superficiali, solo 1 donna su 100 lo utilizza. Come rispondere adeguatamente alla domanda di informazione e competenza che l’indagine rileva? Dal medico prima di tutto, ma anche dai media le donne attendono una risposta concreta».


Le italiane e la contraccezione: ieri una conquista, oggi una certezza.

Parla la psicologa e psicoterapeuta Gianna Schelotto
«Le donne sono confuse in materia di contraccezione – dice Gianna Schelotto, psicologa e psicoterapeuta, commentando i risultati dell’indagine GfK Eurisko ‘Le donne e la contraccezione in Italia’ – sanno che esiste e sanno che vogliono un contraccettivo. Ma quando si trovano davanti alla domanda ‘quale scelgo fra tutti?’ si trovano nell’incertezza e nel dubbio. Oggi la normalizzazione del rapporto con la contraccezione – non solo la pillola ma tutti i mezzi contraccettivi – rischia di finire nel tunnel della disinformazione e anche in quello della ‘leggerezza’. Adesso la scelta non è consapevole ma, piuttosto, è una scelta d’uso: sceglie il contraccettivo di cui sa più cose, non il più adatto. A parità di sicurezza contraccettiva e affidabilità sceglie quello che la obbliga a meno impegni. Ma, l’indagine GfK Eurisko lo dimostra, non sempre la donna sa che esistono dei contraccettivi ‘comodi’ che possono rispondere alle sue esigenze e, quindi, senza rendersene conto fa scelte ripetitive in un panorama ridotto. Prendiamo, ad esempio, l’anello che rende la donna completamente protagonista della gestione: è la realizzazione del sogno di libertà, autonomia, indipendenza della donna della ‘rivoluzione femminile’. La donna di oggi, forse, non ha piena consapevolezza di quanto sia importante questo suo esclusivo potere decisionale in materia di contraccezione e di maternità. Il risultato è non solo una contraccezione più rapida e confortevole, ma anche la conquista di una progressiva, rassicurante confidenza con le parti più intime di sé».

Contraccezione. L’anello mancante: la corretta informazione.
Parla la ginecologa Chiara Benedetto
«Il ruolo del ginecologo è molto importante: dovrebbe ascoltare e osservare la donna in modo da riuscire a far emergere le reali aspettative e gli eventuali timori – dice Chiara Benedetto, Direttore del Dipartimento di Discipline Ginecologiche e Ostetriche dell’Università di Torino commentando i risultati dell’indagine GfK Eurisko sulla contraccezione in Italia – solo questo può consentire al medico di dare una risposta precisa e mirata alla domanda della paziente di un metodo contraccettivo a lei adatto. Più la donna è informata più è in grado di poter utilizzare al meglio il metodo contraccettivo a lei congeniale. Per poter arrivare a una scelta consapevole, bisogna percorrere la strada dell’informazione che, in certi momenti, è anche educazione. E’ importante che il medico sia parte attiva in questa necessità di informazione’. Prendiamo ad esempio il caso dell’anello: il ginecologo dovrebbe tenere in mano l’anello vaginale, mostrarlo alla donna ed invitarla a toccarlo. Parlare di anello senza farlo vedere non è sufficiente. Nell’immaginario l’anello si presenta con tanti volti e usi. In certi casi, il medico potrebbe proporre alla donna di inserirsi l’anello e poi di toglierlo. Inoltre, è utile spiegarne i vantaggi come il non dover rispettare una scadenza quotidiana, e ciò rappresenta la fine della dimenticanza: è un aspetto questo che potrebbe apparire di scarsa valenza. Invece, è fondamentale: il dover rispettare la scadenza quotidiana, possibilmente anche quella legata all’orario, mette ansia in molte donne. E l’ansia diventa più grande quando si rendono conto di aver “saltato” un giorno. Con l’anello vaginale, tutto questo viene a cadere Perché lo si inserisce una volta al mese, e quindi non dà problemi di dimenticanza. Un altro aspetto importante che interessa molto la donna è il basso dosaggio ormonale. La paziente, infine, deve sapere che, come per la pillola, l’anello vaginale è stato studiato su migliaia di donne in tutto il mondo. Quindi, la ricerca ha chiaramente dimostrato che questo metodo è valido e affidabile».

La donne e i contraccettivi ormonali: tra scelte e ansie.
Parla la ginecologa Vincenzina Bruni
«La donna italiana ha un rapporto ambivalente con i contraccettivi ormonali – Vincenzina Bruni, Ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Firenze, in occasione della presentazione dei risultati dell’indagine GfK Eurisko – dice li sceglie perché li ritiene sicuri, li vive con ansia perché teme gli ormoni. Eppure pochi farmaci sono stati oggetto di un così vasto numero di studi quanto la contraccezione estroprogestinica. Sicuramente l’uso di contraccettivi ormonali – mi riferisco alla pillola, all’anello e al cerotto – comporta non solo una copertura contraccettiva ma anche una copertura verso alcune patologie importanti, non solo neoplastiche. La donna non sempre si rende conto di questo paracadute, anzi a volte teme proprio l’effetto contrario. Eppure, gli studi dimostrano che l’uso di pillola e anello, ad esempio, comportano un minor rischio di alcuni tumori benigni della mammella, della ricorrenza di cisti ovariche ed in parte anche della malattia infiammatoria pelvica. Ma non solo: l’uso del contraccettivo estroprogestinico riduce nettamente il rischio di alcune patologie tumorali come, ad esempio, il cancro dell’ovaio e dell’endometrio. E poi, ha un’azione terapeutica verso malattie che sono invalidanti nella qualità di vita della donna come meno metrorragie, endometriosi, dismenorrea e sindrome premestruale, solo per citarne alcune. Se una donna vive con ansia il suo rapporto con il contraccettivo orale, pur riconoscendone l’efficacia, dovrebbe rendersi conto che esistono anche altri metodi contraccettivi che potrebbero venire incontro alle sue esigenze. L’anello, uno degli ultimi metodi che la ricerca ha messo a disposizione, ha un bassissimo dosaggio ormonale, non va ricordato tutti i giorni e, vista la somministrazione locale, evita il tratto gastrointestinale ed il primo passaggio epatico. Tutto ciò garantisce una concentrazione ormonale nel sangue costante (a tutto vantaggio della copertura contraccettiva). E poi, come per la pillola tradizionale, c’è il rapido ritorno all’ovulazione subito dopo la sospensione, aspetto importante anche per venire incontro a quel desiderio di maternità che spesso si ‘accende’ improvvisamente nelle donne. Addirittura, l’anello può essere impiegato anche in somministrazione a ‘regime esteso’, cioè senza la pausa di interruzione al fine di evitare il sanguinamento mestruale in tutte quelle condizioni in cui per motivi terapeutici – penso soprattutto all’endometriosi – il ginecologo lo ritiene necessario».

 

 






 
 
 
 

  



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