Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 23/06/2009

 

Cresce il bullismo digitale


Vent'anni fa c'erano le scritte sui muri o le voci malevole sul conto della vittima di turno. Oggi i ragazzi mettono su YouTube video imbarazzanti dell'amico da ridicolizzare, bombardano i loro 'bersagli' con scherzi telefonici e sms offensivi e minacciosi, intasano la posta elettronica di email di insulti. È il cyberbullismo, un fenomeno in crescita: è infatti vittima di un cyberbullo uno studente su tre, soprattutto a scuola e durante l'anno della maturità. Lo dimostra una ricerca condotta su 700 studenti delle scuole medie superiori di Chieti dalla cattedra di Psichiatria dell’Università di Chieti in collaborazione con la Cooperativa Lilium di accoglienza e recupero di minori provenienti da tutta Italia; i risultati saranno presentati in anteprima durante il Convegno Nazionale interdisciplinare ‘Abusi, maltrattamenti, violenze sui minori: i professionisti di interrogano’, a Pescara dal 25 al 26 giugno. E gli psichiatri avvertono: in un caso su dieci la vittima di bullismo digitale soffre di depressione, mentre i cyberbulli sono destinati a sviluppare in futuro disturbi antisociali nell'8 per cento dei casi.

Secondo i dati raccolti, la metà degli episodi di cyberbullismo avviene durante l’anno dell’esame di maturità, quando si esasperano i confronti fra studenti. In 4 casi su dieci si prende di mira la vittima per il modo di vestire o un difetto fisico, in 3 su dieci per il colore della pelle o per il buon rendimento scolastico; in un caso su due gli episodi si ripetono più volte e il 70 per cento degli atti di bullismo digitale ha per teatro la classe o altri luoghi della scuola. «Durante l'esame aumentano lo stress e la paura di essere inadeguati; ciò si traduce in atteggiamenti aggressivi verso i compagni ritenuti più deboli e manipolabili perché incapaci di difendersi – osserva Massimo di Giannantonio, coordinatore della ricerca e Ordinario di Psichiatria all'Università di Chieti –. I motivi che spingono i ragazzi ad assumere atteggiamenti di prepotenza “digitale” nei confronti di altri sono gli stessi del bullismo tradizionale: il tentativo di ottenere maggiore popolarità nel gruppo, la voglia di riscattarsi o vendicarsi, il semplice divertimento per passare il tempo e vincere la noia – continua di Giannantonio. Sono a rischio di diventare cyberbulli i ragazzi che passano molto tempo in rete, magari frequentando gruppi online dove si affrontano temi legati a comportamenti sessuali a rischio o violenti, e quelli che amano i videogiochi con contenuti inadeguati o aggressivi: questi elementi, infatti, rinforzano nei ragazzi l'idea che tutte le interazioni virtuali e la violenza online siano “solo un gioco”».

Purtroppo in un caso su dieci le vittime di bullismo elettronico manifestano sintomi di depressione e il 35 per cento di chi ha subito molestie digitali è stato poi oggetto di approcci sessuali indesiderati anche nella vita reale. L'8 per cento dei cyberbulli è destinato a sviluppare un comportamento antisociale e problematico, fra cui vandalismo, furti, tendenza ad assumere alcolici. «I bulli esportano nella società comportamenti appresi in famiglia: se in casa non c'è interesse verso i figli né dialogo e prevalgono sopraffazione e violenza, si hanno tutte le premesse perché il figlio diventi un bullo – riprende lo psichiatra –. Al contrario, se in famiglia c'è la tendenza alla menzogna e a fuggire dalle responsabilità e dai problemi, si pongono le basi perché i ragazzi siano oggetto di sopraffazioni. Il modo migliore per mettere al riparo i figli dal bullismo, o almeno far sì che poi raccontino le loro esperienze, è educarli all'indipendenza, al rispetto delle regole, alla sicurezza in se stessi».

Cresce anche il bullismo tradizionale: alle superiori uno studente su due ne è vittima o spettatore. Nel 26 per cento dei casi si manifesta con prepotenze fisiche come calci, spintoni, danni alle cose; nel 40 per cento dei casi l'aggressione è verbale e il bullo minaccia, offende, prende in giro o racconta storie false sul conto della vittima. Purtroppo in un caso su due la vittima non ne parla con nessuno. Nemmeno con gli insegnanti, che nell'80 per cento dei casi dichiarano di aver assistito o di sospettare fenomeni di bullismo nella loro classe. I più sensibili al tema sono i docenti più giovani, che dimostrano di accorgersi più degli altri dell’esistenza del fenomeno. Ma non di rado gli insegnanti stessi sono vittime di prepotenze da parte dei ragazzi, così come le strutture scolastiche diventano teatro di atti vandalici. «L’unica cosa che sembra accomunare gli studenti e gli insegnanti, in molte realtà scolastiche, è il malessere – osserva di Giannantonio –. Purtroppo c’è uno scollamento sempre maggiore fra ciò che la scuola offre e i reali bisogni degli studenti. I ragazzi manifestano perciò forme di rifiuto e di protesta che non sono dovute a una devianza delle nuove generazioni, ma alla “critica” a un sistema formativo estraneo, incapace di trasformarsi e slegato dal contesto sociale di riferimento e dalla cultura giovanile, di cui diventa antagonista. La scuola, luogo fondamentale di aggregazione giovanile, è oggi incapace di arginare i modelli antisociali proposti dai media, di proporre orientamenti educativi validi e condivisi e di formare una identità forte degli studenti, che vanno aiutati non solo ad acquisire conoscenze e competenze, ma anche a intrecciare legami e rapporti», conclude Di Giannantonio.
 

 

 






 
 
 
 

  



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