Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 19/06/2009

 

Parto e danno degli organi del bacino


Stimolare il parto con i farmaci è pratica molto diffusa – avviene nel 28.9% delle nascite – ma provoca spesso, nel 14.7% dei casi, la discesa delle pareti della vagina, il prolasso genitale. Si tratta di un problema che si verifica molto più frequentemente, il 47% delle volte in più, rispetto al parto non stimolato (in questo caso la percentuale di prolassi è del 10%). Questo problema intimo, comunque, si presenta anche in caso di parto cesareo, ma molto meno frequentemente (4.6%). Più in generale il prolasso genitale femminile ha luogo nell’8.2% delle donne che lamentano disturbi agli apparati ginecologici, urologici e colonproctologici. Questi i principali risultati dello studio condotto su 14.400 donne dal 2000 al 2007 presso l’Ospedale St. Elisabeth di Vienna e coordinato dal professor Antonio Longo, Presidente della SIUCP, Società Italiana Unitaria di Colonproctologia.


Questi due lavori verranno presentati in occasione del Terzo Congresso Mondiale di Colonproctologia e Malattie del Pavimento Pelvico, in programma a Roma dal 21 al 23 giugno. Oltre 200 relatori italiani e stranieri, più di 800 chirurghi provenienti da tutto il mondo, dalla Cina al Sudafrica, dagli Stati Uniti al Kuwait per imparare le tecniche più innovative dai chirurghi italiani.
“Il prolasso genitale legato a gestazione e parto è associato allo scivolamento del retto ed anche a quello della vescica” – spiega il professor Antonio Longo, Presidente SIUCP – “provocando, in forma più o meno grave, incontinenza e stipsi, ma anche fuoriuscita delle emorroidi, che interessa circa il 60% delle donne incinta, soprattutto quelle alla seconda o terza gravidanza. Per oltre la metà di queste il problema non rientra dopo la nascita del bambino e deve essere quindi affrontato”.


In Italia la maggioranza assoluta degli interventi di cura delle emorroidi e dei gravi casi di stipsi si effettua con la chirurgia conservativa messa a punto proprio da Antonio Longo oltre dieci anni fa (nel 1993) ed oggi diffusa in tutto il mondo. Rapide e poco dolorose, queste operazioni consentono di risolvere i problemi colonproctologici, legati al prolasso del retto. Ma devono essere affrontati anche quelli di utero e vescica, per restituire alle donne che se sono interessate, una buona qualità di vita quotidiana. “Il dato relativo alle conseguenze del parto è allarmante e la correlazione tra prolassi indica l’importanza di affrontare le patologie intime femminili contemporaneamente. Soltanto con un approccio multidisciplinare al pavimento pelvico, che prenda in esame le relazioni tra le malattie degli organi del bacino, cioè utero, vescica e retto, è possibile curare efficacemente le pazienti” – precisa il professor Longo.

In tutto il mondo finora i disturbi urologici, ginecologici e colonproctologici sono stati studiati separatamente. Gli studi clinici realizzati fino ad oggi, in particolare, forniscono risultati molto diversi tra loro dato che rispecchiano un unico punto di vista, ginecologico piuttosto che urologico, in relazione alla specializzazione del medico, non tenendo conto delle strette correlazioni che esistono in questo apparato. “Un dato conferma che le problematiche del pavimento pelvico dovranno essere affrontate con un approccio multidisciplinare” – conclude Antonio Longo “ogni anno nel mondo vengono operate per queste disfunzioni 400.000 donne ma 120.000 vengono poi rioperate per gli stessi problemi: ciò indica chiaramente che il trattamento non è adeguato”.

 

 






 
 
 
 

  



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