Stimolare
il parto con i farmaci è pratica molto diffusa – avviene nel 28.9% delle
nascite – ma provoca spesso, nel 14.7% dei casi, la discesa delle pareti
della vagina, il prolasso genitale. Si tratta di un problema che si
verifica molto più frequentemente, il 47% delle volte in più, rispetto
al parto non stimolato (in questo caso la percentuale di prolassi è del
10%). Questo problema intimo, comunque, si presenta anche in caso di
parto cesareo, ma molto meno frequentemente (4.6%). Più in generale il
prolasso genitale femminile ha luogo nell’8.2% delle donne che lamentano
disturbi agli apparati ginecologici, urologici e colonproctologici.
Questi i principali risultati dello studio condotto su 14.400 donne dal
2000 al 2007 presso l’Ospedale St. Elisabeth di Vienna e coordinato dal
professor Antonio Longo, Presidente della SIUCP, Società Italiana
Unitaria di Colonproctologia.
Questi due lavori verranno presentati in occasione del Terzo Congresso
Mondiale di Colonproctologia e Malattie del Pavimento Pelvico, in
programma a Roma dal 21 al 23 giugno. Oltre 200 relatori italiani
e stranieri, più di 800 chirurghi provenienti da tutto il mondo, dalla
Cina al Sudafrica, dagli Stati Uniti al Kuwait per imparare le tecniche
più innovative dai chirurghi italiani.
“Il prolasso genitale legato a gestazione e parto è associato allo
scivolamento del retto ed anche a quello della vescica” – spiega il
professor Antonio Longo, Presidente SIUCP – “provocando, in
forma più o meno grave, incontinenza e stipsi, ma anche fuoriuscita
delle emorroidi, che interessa circa il 60% delle donne incinta,
soprattutto quelle alla seconda o terza gravidanza. Per oltre la metà di
queste il problema non rientra dopo la nascita del bambino e deve essere
quindi affrontato”.
In Italia la maggioranza assoluta degli interventi di cura delle
emorroidi e dei gravi casi di stipsi si effettua con la chirurgia
conservativa messa a punto proprio da Antonio Longo oltre dieci
anni fa (nel 1993) ed oggi diffusa in tutto il mondo. Rapide e poco
dolorose, queste operazioni consentono di risolvere i problemi
colonproctologici, legati al prolasso del retto. Ma devono essere
affrontati anche quelli di utero e vescica, per restituire alle donne
che se sono interessate, una buona qualità di vita quotidiana. “Il
dato relativo alle conseguenze del parto è allarmante e la correlazione
tra prolassi indica l’importanza di affrontare le patologie intime
femminili contemporaneamente. Soltanto con un approccio
multidisciplinare al pavimento pelvico, che prenda in esame le relazioni
tra le malattie degli organi del bacino, cioè utero, vescica e retto, è
possibile curare efficacemente le pazienti” – precisa il professor
Longo.
In tutto il mondo finora i disturbi urologici, ginecologici e
colonproctologici sono stati studiati separatamente. Gli studi clinici
realizzati fino ad oggi, in particolare, forniscono risultati molto
diversi tra loro dato che rispecchiano un unico punto di vista,
ginecologico piuttosto che urologico, in relazione alla specializzazione
del medico, non tenendo conto delle strette correlazioni che esistono in
questo apparato. “Un dato conferma che le problematiche del pavimento
pelvico dovranno essere affrontate con un approccio multidisciplinare”
– conclude Antonio Longo “ogni anno nel mondo vengono operate
per queste disfunzioni 400.000 donne ma 120.000 vengono poi rioperate
per gli stessi problemi: ciò indica chiaramente che il trattamento non è
adeguato”.