Al via la Campagna
Nazionale di Informazione L’intestino non va in vacanza, promossa dalla
SIUCP, Società Italiana Unitaria di Colonproctologia. Si tratta di
un’iniziativa, che parte dalla metà del mese di giungo e durerà tutta
l’estate, di prevenzione e cura dei disturbi intestinali, soprattutto
emorroidi e stipsi, che emergono o si acuiscono in estate a causa del
caldo, dei viaggi e delle diverse abitudini alimentari. In base ai dati
del Ministero della Salute e della stessa SIUCP, questi problemi
interessano quasi 8 milioni di cittadini del nostro Paese.
Obiettivo della Campagna è stimolare le persone, in particolare quelle
che già soffrono di questi disturbi, ad effettuare, prima di partire per
le vacanze, una visita dal colonproctologo. Questo specialista, infatti,
è in grado di formulare una diagnosi precisa relativa all’origine del
disturbo intestinale e di individuare la terapia più adatta, alimentare
oppure comportamentale, medica oppure chirurgica. Per sapere qual è la
struttura ospedaliera più vicina in cui una visita effettuare
specialistica, in normale regime di Servizio Sanitario Nazionale, quindi
con l’impegnativa del medico di famiglia ed il successivo pagamento del
ticket, sono a disposizione il Numero Verde 800 77 66 62 (attivo
dal lunedì al venerdì) ed il sito Internet www.siucp.org.
“Attraverso questa Campagna ci proponiamo di fornire ai cittadini
un’informazione completa ma soprattutto un aiuto concreto prima di
partire per le vacanze” – spiega il professor Antonio Longo,
Presidente SIUCP – “oltre che di ridurre le cure fai da te, spesso
inutili e talvolta dannose, come l’abuso di creme per le emorroidi:
possono essere irritanti e procurare complicazioni. Oppure, per la
stipsi, il ricorso sistematico a lassativi che curano i sintomi ma mai
la causa del disturbo”.
Tra le possibilità di cura, trovano posto due lifting intimi. “Si
tratta di due interventi chirurgici mininvasivi che rappresentano la
soluzione alla maggior parte dei problemi di emorroidi e nei casi più
gravi di stipsi” - continua il professor Longo -
“Disponibili da diversi anni in quasi tutti gli ospedali italiani, sono
rapidi e poco dolorosi dato che vengono eseguiti in una zona priva di
recettori del dolore. Sono, quindi, ben sopportati dai pazienti e
permettono di eliminare le sofferenze e gli imbarazzi tipici di queste
patologie. La degenza, così come la convalescenza, è di pochi giorni”.
Questa una delle notizie che verranno presentate in occasione del Terzo
Congresso Mondiale di Colonproctologia e Malattie del Pavimento Pelvico,
in programma a Roma dal 21 al 23 giugno, presieduto dal
professor Antonio Longo, Presidente SIUCP, Società Italiana Unitaria
di Colonproctologia, in collaborazione con il dottor Vincenzo Landofi,
Garante della Società Scientifica ed il dottor Dino Villani, Past
President. Oltre 200 relatori italiani e stranieri, più di 800 chirurghi
provenienti da tutto il mondo, dalla Cina al Sudafrica, dagli Stati
Uniti al Kuwait per imparare le tecniche più innovative dai chirurghi
italiani.
Estate: caldo e viaggi contribuiscono all’insorgere dei problemi
In estate, in particolare, le emorroidi peggiorano: il caldo, infatti,
aumenta la vasodilatazione e di conseguenza anche i vasi emorroidari
possono gonfiarsi e quindi provocare dolore. Per quanto riguarda la
stipsi, le persone ne soffrono spesso in occasione di viaggi a causa del
diverso regime alimentare, dei cambiamenti dalla routine giornaliera e
della mancanza di un habitat familiare
Auto, moto e biciclette favoriscono la fuoriuscita delle emorroidi
I lunghi viaggi in auto o in moto per raggiungere la meta delle vacanze
possono favorire l’insorgere di problemi legati alle emorroidi: stare
seduti per molte ore, infatti, senza la possibilità di alzarsi o
muoversi, può alterare la circolazione sanguigna e favorire la
formazione di trombi (o coaguli) alle emorroidi, che possono quindi
sanguinare e provocare dolore. Il caldo accumulato sui sedili di un’auto
o di una moto rimaste a lungo sotto il sole, inoltre, può provocare un
edema, cioè un gonfiore, e peggiorare la sensazione di bruciore e
fastidio.
Con la bella stagione, poi, aumentano anche le uscite in bicicletta: il
caldo e soprattutto le continue sollecitazioni del pavimento pelvico
possono provocare la fuoriuscita delle emorroidi.
Le due tecniche chirurgiche e la loro diffusione
“La tecnica per la cura chirurgica della malattia emorroidaria
consiste nella correzione del prolasso rettale” – spiega il
professor Longo – “e consente di eliminare definitivamente il
problema. Con un solo atto chirurgico, che dura circa mezz’ora ed è
praticamente indolore, si effettua la rimozione del prolasso, il
riposizionamento delle emorroidi nella loro sede fisiologica e la
devascolarizzazione del tessuto emorroidario”. Il paziente può
essere dimesso anche la sera stessa dell’intervento, ma in genere il
giorno dopo, e la convalescenza dura circa una settimana. Nel nostro
Paese nel 2000 il 12% della popolazione ne ha potuto usufruire, il 40%
nel 2004, ed il 55% nel 2006. In Europa sono 340.000 gli interventi
eseguiti con questa procedura mentre nel mondo sono oltre 3.000.000.
L’intervento per la cura della stitichezza si esegue in anestesia
epidurale (quella del parto), non provoca quasi dolore e dura circa
mezzora. Anche in questo caso, prevede l’asportazione del prolasso
rettale, che rappresenta l’ostacolo alla defecazione. Il paziente dopo
due giorni esce dall’ospedale ed in una settimana può riprendere una
normale attività. La tecnica agisce anche sulla muscolatura del perineo
che viene risollevata: tutto il pavimento pelvico funziona meglio. In
base ai dati della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, oltre
300mila donne e poco meno di 100mila uomini potranno beneficiare di
questa innovativa procedura chirurgica.
Emorroidi e stipsi, colpiti quasi 8 milioni di italiani
Gli italiani che soffrono di emorroidi sono circa 3,7 milioni; i
cittadini affetti da stipsi sono invece 4 milioni. Di questi, circa il
10%, cioè quasi mezzo milione, soffre di una forma severa di stipsi
dovuta a ostruita defecazione. Questi pazienti sono i candidati
all’intervento mininvasivo secondo Longo. Complessivamente, quindi,
quasi otto milioni di italiani, di cui oltre un milione e duecentomila
nella sola Lombardia.