Quanti sono gli Italiani affetti da Arteriopatia Obliterante Periferica?
Fino a ieri la Medicina Italiana non era ancora in grado di stimarlo con
precisione.
Oggi invece, grazie alle evidenze dello Studio Multicentrico Europeo
PANDORA, sappiamo che le persone che soffrono di questa patologia nel
nostro paese sono molto più numerose di quanto ci si possa attendere. In
queste persone il rischio di subire in 5 anni un infarto miocardico, un
ictus o di morire per cause vascolari è pari, addirittura, al 30%.
Lo studio Pandora (Prevalence of peripheral Arterial disease in subjects
with a moderate CVD risk, with No overt vascular Disease nOR diAbete
mellitus) è uno studio internazionale osservazionale e multicentrico,
che ha coinvolto 10.287 pazienti a rischio cardiovascolare moderato ed è
stato realizzato in 594 centri di sei paesi: Italia, Belgio, Olanda,
Svizzera, Grecia e Francia. In Italia, i pazienti arruolati in 30
diverse A.S.L., grazie al contributo di 289 medici di Medicina Generale
associati alla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG),
sono stati 5.298, circa il 51,5% della popolazione totale.
"Lo studio PANDORA - afferma il Prof. Claudio Borghi,
Professore Ordinario di Medicina Interna Università degli Studi di
Bologna - ha valutato i pazienti nei quali, in linea teorica, non era
sospettabile la presenza di una patologia vascolare e per i quali il
medico non avrebbe richiesto ulteriori accertamenti specifici. Lo
studio, infatti, è stato disegnato in modo da identificare nella
popolazione le persone che soffrono di una patologia aterosclerotica
significativa, ma difficilmente presumibile sulla base dei fattori di
rischio "abituali". A tali persone, in genere, non si attribuisce un
rischio cardiovascolare elevato.”
Secondo le evidenze dello studio PANDORA, il 17.8% dei circa 10.000
soggetti studiati, a rischio cardiovascolare moderato, presenta l'Arteriopatia
Obliterante Periferica (AOP), documentata da un alterato indice
pressorio caviglia/braccio (Ankle-Brachial Index, ABI), il parametro
diagnostico principale per questa patologia. Inoltre il 20,7% dei
pazienti mostra un ABI borderline. In particolare, in Italia la
percentuale di prevalenza di AOP nel campione raggiunge addirittura il
22.9%.
Va ricordato che il rischio che ciascuno di noi corre di subire un
evento cardio-cerebro-vascolare viene classificato in relazione alle
Carte del rischio (i maggiori fattori di rischio sono ad esempio fumo di
sigaretta, ipertensione, età avanzata, dislipidemia, etc.). Questo
permette di individuare i soggetti che devono essere tenuti sotto
controllo con più assiduità.
"Purtroppo, il 25-30% degli eventi avviene proprio nelle persone che
risultano classificabili a livello di rischio basso o comunque non
elevato - avverte il Prof. Claudio Cimminiello, Direttore
Dipartimento Medico Azienda Desio e Vimercate. – Ecco perché abbiamo
realizzato lo studio PANDORA utilizzando l'indice caviglia/braccio per
individuare la presenza dell'Arteriopatia Obliterante Periferica già in
atto. Si tratta di una malattia vascolare e, come tale, costituisce un
predittore assai più potente di un fattore di rischio".
Identificare l'Arteriopatia Obliterante Periferica e non "dimenticarsi"
di ricercarne la presenza anche nelle persone apparentemente a rischio
basso-moderato è importante. È questa la prima lezione che traggono oggi
gli esperti dai risultati dello studio PANDORA. Riuscire a diagnosticare
precocemente l'AOP, un vero e proprio indicatore di elevato rischio
cardiovascolare, consente, dunque, di diminuire il rischio di disabilità
e la mortalità per cause cardiovascolari (infarto, ictus).
Purtroppo, ad oggi, la misurazione ambulatoriale dell’indice pressorio
caviglia/braccio è uno strumento ancora poco utilizzato nella pratica
clinica sebbene la sua rilevazione sia efficace, poco costosa e
assolutamente praticabile nell’ambulatorio del medico di Medicina
Generale. Ciò, forse, è dovuto anche al fatto che la consapevolezza di
questa malattia è decisamente inferiore a quella di altre patologie
cardiovascolari, nonostante condivida gli stessi fattori di rischio e le
Linee Guida raccomandino per questa malattia gli stessi obiettivi
terapeutici (controllo dei livelli plasmatici di colesterolo)
raccomandati nei pazienti che hanno avuto un infarto.
Un’altra importante evidenza dei risultati dello studio è relativa
all’utilizzo di statine.
Nell’ambito della popolazione esaminata, il trattamento con statine è
risultato significativamente associato ad un minore rischio (-46%) di
soffrire di Arteriopatia Obliterante Periferica.
"Per l'Italia, - precisa a riguardo il Prof. Cimminiello -
l'elemento forse più significativo è che i pazienti italiani
esaminati, che presentano un’incidenza di AOP maggiore rispetto alla
media europea, avevano un consumo molto inferiore di statine rispetto
agli altri paesi. Segno evidente, verrebbe quindi da concludere, che il
controllo dei livelli di colesterolo sia un fattore strategico
nell’insorgenza di tutte le malattie vascolari, compresa l’AOP”.
"PANDORA è stato condotto su quasi diecimila pazienti, il maggior numero
di pazienti mai studiati al mondo su una popolazione di questo genere,
ed è uno studio importante per molte ragioni: innanzitutto perché
permette di portare alla luce l'esistenza di una popolazione in cui il
rischio di sviluppare manifestazioni cliniche cardiovascolari (infarto,
ictus) è superiore a quanto è generalmente atteso - sostiene il
Prof. Borghi. – Inoltre, mette in relazione la presenza di AOP
asintomatica con tutti gli altri fattori di rischio (ipercolesterolemia,
ipertrigliceridemia, ipertensione arteriosa, fumo di sigarette, scarso
esercizio fisico), sui quali è possibile agire in modo sostanziale. Ciò
conferma e rinforza l'importanza della correzione dei fattori di rischio
modificabili e fornisce al medico un nuovo strumento per rendere ancora
più efficace la prevenzione".
"Infine, non va dimenticato che lo studio prevedeva, da parte del medico
di medicina Generale, l’impiego di uno strumento relativamente semplice
da usare (doppler per la misurazione dell’ABI), utilizzabile nella
pratica clinica ambulatoriale per porre una diagnosi che, altrimenti,
verrebbe demandata ad uno specialista. - aggiunge il Prof. Borghi-
La valutazione del rischio è del tutto alla portata della Medicina
del territorio: un semplice esame del sangue per valutare il profilo
lipidico, un metro per misurare la circonferenza addominale, una
bilancia per misurare il peso, uno sfigmomanometro per misurare la
pressione". In definitiva, quindi, lo studio PANDORA mette oggi a
disposizione del medico di Medicina Generale anche il razionale per un
accesso "strumentale" al suo paziente, con il duplice risultato di un
vantaggio in termini di alleggerimento degli oneri sulle strutture
specialistiche ospedaliere e di una gratificazione professionale.
"Dal punto di vista scientifico - conclude il Prof. Borghi
- lo studio segue la linea di ricerca condotta in questi anni in
ambito cardiovascolare. Ovvero studi finalizzati alla ricerca di marker
clinici o biochimici di malattia, che possano essere predittivi anche in
assenza di comportamenti a rischio, profili lipidici francamente
alterati e così via, come ad esempio il recente studio JUPITER."
"Sul fronte italiano, lo studio è stato condotto da medici di Medicina
Generale associati a FIMMG - ricorda il Dott. Giacomo Milillo,
Segretario Generale Nazionale FIMMG. - Vi hanno aderito 289 medici,
in 13 diverse Regioni, con il coordinamento nazionale di FIMMG/Metis. La
fase di arruolamento dei pazienti si è conclusa il 30 giugno 2008, con
5.298 pazienti reclutati, pari a una media di 26,6 per ogni medico
ricercatore.”
“Lo Studio Pandora ha rappresentato un importante traguardo per la
FIMMG e per la nostra categoria; - conclude il Dott. Milillo
- ha dato evidenza della capacità della medicina generale di
confrontarsi con progetti di ricerca di rilevanza internazionale. Il
buon esito della ricerca è stato consentito dall’assiduità, dalla
tempestività e dalla scrupolosità degli sperimentatori. Questo ha
ulteriormente confermato che il coinvolgimento di una larga e diffusa
base di ricercatori è in grado di fornire dati rappresentativi della
realtà italiana e dell’universo dei MMG, presentandosi come valida
alternativa a studi caratterizzati da una forte selezione dei
ricercatori".
“Lo studio Pandora rappresenta un nuovo ulteriore contributo al
tradizionale impegno di AstraZeneca nelle attività di ricerca
scientifica - conclude Raffaele Sabia, direttore medico di
AstraZeneca Italia. - La ricerca e' per noi un settore fondamentale:
solo in Italia sono in corso circa 60 progetti, compresi quelli di
ricerca pre-clinica. Inoltre, l’impegno della nostra Divisione Medica è
ed è stato caratterizzato da rilevanti collaborazioni con istituzioni e
istituti di ricerca, come ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità ed
Il Mario Negri, e diverse Società Scientifiche sia in ambito
specialistico che della Medicina Generale”.