Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 17/06/2009

 

Un test per l'insufficienza renale


Aldo Franco De Rose* - da salute repubblica del 11 giugno

Con un semplice esame delle urine si individua una proteina che consente di riconoscere in anticipo il danno renale acuto (AKI) e intervenire tempestivamente. Il nuovo marcatore urinario, dall'autunno disponibile in Italia, si chiama NGAL (Neutrophil Gelatinase-Associated Lipocalin) ed è stato illustrato al recente Congresso Mondiale di Nefrologia a Milano.


Si tratta di una proteina prodotta dai leucociti neutrofili e dai tubuli renali, che comparendo nelle urine appena 2-4 ore l'insorgenza di un danno renale lo segnala fino a 46 ore prima dei test attuali. Inoltre alcuni studi già pubblicati hanno dimostrano che i livelli di NGAL nei pazienti affetti da insufficienza renale acuta possono essere 30 volte superiori rispetto a quelli dei soggetti normali, consentendo una diagnosi specifica e molto più rapida.
"La scoperta di NGAL", dice Claudio Ronco, direttore della Nefrologia dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza, insignito recentemente del premio Bywaters per la carriera e la ricerca nell'insufficienza renale acuta, "ha lo stesso valore del dosaggio degli enzimi cardiaci in caso di infarto del cuore. Attualmente, il danno renale acuto viene scoperto con l'aumento della creatinina serica, test non specifico per il danno renale, che permette una rilevazione precisa dell'effettiva compromissione del rene solo dopo 2-3 giorni dal danno".
Ma una attesa così prolungata, in molti casi, può addirittura compromettere il 50% della funzionalità renale, determinando la morte o un grave quadro di insufficienza renale cronica. "Tale ritardo nella diagnosi", conclude Ronco, non consente di instaurare tempestivamente l'idratazione o il controllo della pressione sanguigna per ridurre i rischi del paziente".


I pazienti sottoposti a chirurgia cardiovascolare hanno un alto rischio di AKI e di mortalità (sino all'80%) post-operatoria. Nelle comunità, la mortalità per AKI è pari al 15%, mentre si innalza al 50-80% quando più organi risultano compromessi. Inoltre, circa la metà dei soggetti sopravvissuti all'AKI sviluppa una nefropatia cronica e, molti di quelli affetti dalla forma più grave, dovranno fare dialisi per lungi periodi di tempo. L'AKI è caratterizzato da una insorgenza rapida e può anche verificarsi in seguito a traumi e quindi sindrome da schiacciamento soprattutto per infortuni sul lavoro, setticemia, assunzione di farmaci nefrotossici e come complicanza del diabete e di altre patologie croniche. Pertanto, ai fini di ridurre la mortalità, è fondamentale una diagnosi tempestiva.
 

*Aldo Franco De Rose

Specialista Urologo e Andrologo
Clinica Urologica
Genova

 

 






 
 
 
 

  



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