Dall'11
al 13 giugno si è svolto a Bologna il Congresso Annuale della SEGI, la
Società Italiana di Endoscopia Ginecologica presieduta, attualmente, dal
Prof. Massimo Petronio di Palermo. Il Congresso riunisce i
maggiori esperti di chirurgia endoscopica ginecologica con lo scopo di
fornire una completa panoramica delle metodiche mini-invasive più
appropriate nel trattamento della patologia ginecologica e di presentare
tutte le novità in questo ambito.
Gli esperti riuniti hanno discusso delle nuove frontiere endoscopiche in
medicina e chirurgia della riproduzione, con particolare riferimento
alla preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche: è stata
approfondita la tecnica innovativa della crioconservazione di tessuto
ovarico, che rappresenta una grande speranza per tutte quelle bambine e
giovani donne affette da tumore che possono andare incontro a sterilità
a causa delle terapie antitumorali a cui devono sottoporsi.
“La crioconservazione di tessuto ovarico è una tecnica di carattere
sperimentale – ha affermato il Prof. Giuseppe De Placido,
Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi
Federico II di Napoli e Vicepresidente SEGI - che permette il
congelamento di un elevato numero di follicoli immaturi, prelevati di
norma in laparascopia tramite l’asportazione di parte dell’ovaio. Nei
casi in cui la donna debba sottoporsi a terapie che comportano un alto
rischio di distruzione completa delle gonadi, quali radioterapia pelvica
e/o chemioterapie ad alte dosi, può essere indicata l’asportazione di un
intero ovaio.
Solo dopo la completa remissione della neoplasia, i frammenti di
tessuto ovarico vengono scongelati e trapiantati nella donna, con una
ripresa della funzione endocrina, ossia della produzione di estrogeni da
parte dell’ovaio trapiantato, nella maggior parte dei casi. Una volta
verificatosi l’attecchimento del tessuto trapiantato, è possibile
intraprendere procedure terapeutiche finalizzate all’ottenimento della
gravidanza.
La crioconservazione del tessuto ovarico è indicata anche nelle donne
adulte che non possono sottoporsi al congelamento degli ovociti perchè
colpite da tumori ormono-dipendenti; in questi casi, infatti, la
stimolazione ormonale potrebbe aggravare la patologia. Infine, la
procedura è indicata nelle situazioni in cui l’esecuzione di una
stimolazione ovarica non sia compatibile con la necessità di
intraprendere in tempi rapidissimi una chemio o una radio-terapia."
Il centro di Napoli diretto dal Prof. De Placido e quello di
Bologna del Policlinico S. Orsola Malpighi, diretto dal Prof. Stefano
Venturoli (Ordinario di Ginecologia e Ostetricia- Università di
Bologna), sono da considerare tra i centri all’avanguardia in Italia
riguardo allo studio e alla ricerca su queste metodiche.
Nell'ambito del Convegno SEGI anche un’intera Consensus Conference sulle
strategie cliniche e sull’approccio chirurgico dell’endometriosi
profonda, una delle patologie ginecologiche più frequenti che colpisce
14 milioni di donne in Europa e 5,5 milioni nel Nord America; secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità si parla di 150 milioni di
pazienti al mondo.
L’endometriosi non solo è accompagnata da sintomi molto dolorosi,
talvolta così severi da risultare invalidanti, ma spesso è anche causa
di infertilità. Dati recenti dimostrano, infatti, che il 25-50% delle
pazienti con infertilità presenta endometriosi e che il 30-50% delle
pazienti con endometriosi presenta problemi di infertilità.
“L’associazione tra endometriosi e infertilità – ha dichiarato il
Prof. Renato Seracchioli, Responsabile Unità Semplice di Endoscopia
Ginecologia e Chirurgia Pelvica Mininvasiva del Policlinico S.
Orsola-Malpighi di Bologna e Presidente del Congresso - sembra
imputabile a diversi fattori, principalmente riconducibili alla
sovversione dei rapporti anatomici pelvici, alla modificazione del
pattern immunitario e dell’assetto ormonale. Per la cura
dell’endometriosi viene utilizzata la tecnica laparoscopica, i cui
principali obiettivi sono l’asportazione radicale di tutte le lesioni
endometriosiche e, non meno importante, la preservazione della funzione
riproduttiva.”
L’endoscopia è una tecnica diagnostica e terapeutica che permette di
avere una visione diretta e dall'interno di alcuni organi, con
l'obiettivo di verificare l'eventuale presenza di alterazioni o lesioni
e di effettuare, all'occorrenza, interventi.
L’endoscopia è una metodica basata sull'utilizzo di specifici strumenti
(endoscopi), costituiti solitamente da un piccolo tubo flessibile
composto da sottilissime fibre ottiche, che vengono inseriti nel corpo
attraverso le cavità naturali.
In ginecologia, l’applicazione dell’endoscopia avviene attraverso la
laparoscopia (introduzione degli endoscopi nell’addome) o isteroscopia
(direttamente all’interno della cavità uterina).
L’approccio endoscopico in ginecologia è rivoluzionario perchè offre
vantaggi determinanti rispetto alla chirurgia tradizionale: minor
invasività, possibilità di esaltare l’immagine con evidenti vantaggi
specialmente per l’asportazione di lesioni endometriosiche, minor
rischio di aderenze, minor perdita ematica, più rapido recupero post
operatorio. Inoltre, l’endoscopia si presta particolarmente ad un
approccio chirurgico conservativo finalizzato ad asportare la patologia,
preservando l’integrità anatomo-funzionale dell’apparato genitale.