Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 15/06/2009

 

Cuore: l’occhio arrossato è una spia


L’occhio è pesantemente arrossato. Immediata corsa dal medico per l’esame del fondo dell’occhio. Forse è tardi. Il danno all’apparato cardiovascolare potrebbe già essersi innescato. Di gran lunga prima del versamento nell’occhio “parla” la retina. E che la retinografia digitale, questo il nome della tecnica, sia una spia importante lo dimostra il dibattito al Congresso della Società Europea dell’Ipertensione a Milano sotto la presidenza del professor Giuseppe Mancia. Un ampio confronto scientifico che parte dalla relazione del professore Ronald Schmieder, nefrologo tedesco. A differenza di quanto accadeva in passato l’utilità e l’impiego della valutazione del fondo dell’occhio trova oggi minori indicazioni. La classificazione delle alterazioni oculari del paziente iperteso in quattro gradi, infatti, non trova più un riscontro valido: molti pazienti vengono diagnosticati come ipertesi più precocemente e, di conseguenza, le emorragie, gli essudati (grado 3), e il papilledema (grado 4) sono di raro riscontro in clinica. Alterazioni arteriose di grado 1 (restringimenti arteriolari focali o diffusi) e di grado 2 (incroci artero-venosi) sono di frequente riscontro al pari di altri marker di danno d’organo (ipertrofia ventricolare sinistra, placche aterogene e microalbuminuria). Non esiste, tuttavia, un’evidenza univoca sul fatto che tali alterazioni possano rivestire un significato prognostico. Le alterazioni retiniche di grado 1 e 2 inoltre non sono specifiche della patologia ipertensiva, anche se un loro riscontro nei pazienti più giovani richiede l’esecuzione di ulteriori approfondimenti diagnostici. Al contrario, le alterazioni retiniche di grado 3 e 4 si associano ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari.


La telecamera che salva
Sono attualmente in corso di elaborazione metodiche che consentono una valutazione più precisa del danno oculare nell’ipertensione. Ad esempio, immagini digitali della retina possono essere analizzate mediante un programma semiautomatico che quantifica le caratteristiche geometriche e topografiche dei vasi arteriosi e venosi. Questa nuova tecnica, denominata retinografia digitale, rappresenta un importante progresso tecnologico che permette di documentare l’assetto vascolare della retina e di acquisire, in modo semplice ed economico, immagini del microcircolo retinico dei pazienti mediante l’impiego del retinografo non midriatico con telecamera integrata. La retinografia digitale consente di ottenere immagini di alta qualità ai fini clinici senza creare troppo disagio ai pazienti, in assenza di misure invasive e senza la necessità di indurre midriasi farmacologica.
Rappresenta, pertanto, la prima tecnica di misura quantitativa complementare al tradizionale esame del fundus oculi (limitato dalla necessità di impiego di sostanze midriatiche quali la tropicamide) finalizzata alla valutazione del rischio di eventi microvascolari. I costi d’investimento iniziali, relativamente alti, sono rapidamente ammortizzati dai bassi costi di esercizio.


L’ipertensione presa in contropiede
L’esame rende possibile evidenziare iniziali alterazioni topografiche dei vasi retinici ipertensione-correlati come restringimenti arteriosi e venosi che possono precedere lo sviluppo di ipertensione. Mediante un software integrato le immagini acquisite vengono elaborate e valutate consentendo la misurazione di importanti parametri morfologici (AVR, CRAE) che, in accordo con quanto definito da Trial clinici di ampie dimensioni rappresentano un indicatore di rischio di eventi vascolari. I valori di tali parametri sono stati analizzati come variabili continue e suddivise in quintili, dal minore al maggiore. Questo ha permesso l’identificazione di tre differenti gradi di restringimento arteriolare che configurano un rischio direttamente proporzionale di cerebrovasculopatia e, in minor misura, con il rischio di sviluppo di coronaropatia; questi dati fanno sì che un’indagine retinografica accurata effettuata con metodica digitale sia parte essenziale sia della valutazione iniziale che del follow-up del paziente iperteso.

 

 






 
 
 
 

  



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