Ottimizzare le risorse disponibili consentendo a tutti i pazienti di
accedere alle migliori terapie oncologiche innovative è possibile. Ma
per cogliere appieno le possibilità offerte dai nuovi farmaci è
necessario selezionare i pazienti potenzialmente più responsivi a
ciascun farmaco in modo da garantire un risultato efficace per il malato
e un’ottimizzazione della spesa. Questo richiede però un continuo
impegno per la ricerca, una migliore collaborazione fra gli oncologi ed
i patologi e biologi molecolari, la creazione di un maggior numero di
reti e laboratori oncologici e un miglior dialogo fra primari oncologi,
direttori generali ed istituzioni. Tutto ciò, ponendo il paziente e i
suoi bisogni al centro di ogni scelta.
E’ questo l’appello dei primari oncologi italiani riuniti a Bergamo da
ieri al 16 maggio per il Congresso nazionale dei Primari Oncologici
Medici Ospedalieri (CIPOMO) nel corso del quale si discuterà delle
priorità chiave dell’Oncologia in Italia nel segno di un tema portante:
“La solidarietà al fianco del paziente, verso un nuovo umanesimo”.
Al congresso, infatti, non si parlerà solamente di prevenzione e
terapie, ma soprattutto della qualità della vita dei pazienti e della
necessità di trovare il modo per garantire ai pazienti pari accesso ai
farmaci innovativi in modo uniforme sul territorio, ottimizzando le cure
e le risorse.
“Il congresso CIPOMO vuole evidenziare la necessità di fare in modo
che nelle strutture ospedaliere in cui oggi si curano i malati di tumore
in modo eccellente, la persona sia effettivamente al centro del pensiero
e dell’azione dei medici oncologici al di là dei soli aspetti
scientifici e farmacoeonomici” ha affermato Giuseppe Nastasi
Direttore Divisione Oncologia Medica, Ospedale Pesenti-Fenaroli di
Alzano Lombardo e Presidente del Congresso Nazionale CIPOMO, “questo
significa solidarietà, migliore comunicazione con il paziente ed i suoi
familiari e collaborazione fra le diverse figure all’interno degli
ospedali e del sistema sanitario”.
L’incidenza delle malattie oncologiche è in costante aumento. Ogni anno
in Italia si registrano ancora circa 240 mila nuovi casi di tumore e 140
mila sono i decessi. Sono circa 2 milioni le persone che hanno ricevuto
una diagnosi di tumore nel corso della loro vita. Si stima che nel 2010
i nuovi casi di tumore saranno circa 270 mila all’anno e 145 mila
decessi. “A fronte di queste cifre diventano essenziali non solo la
prevenzione e quindi gli stili di vita e lo screening ma anche quella
che noi chiamiamo selezione dei pazienti” ha commentato Giordano
Beretta, Direttore del Servizio di Oncologia medica del
Fatebenefratelli di Brescia, “ovvero utilizzare i farmaci di nuova
generazione nel modo migliore possibile disegnando terapie e cure a
misura di ogni paziente”.
In quest’ottica diventa quindi anche centrale affrontare il tema delle
risorse e della sostenibilità in Oncologia. Un impiego dei farmaci
innovativi in pazienti non selezionati comporta l’assenza di un reale
beneficio e costi inutili. Sapere quali pazienti presentano il
“bersaglio” significa, al contrario, sapere dove si potrà ottenere un
risultato efficace e questo si traduce in un’ottimizzazione della spesa.
“La sostenibilità deve essere un filo conduttore dell’agire
complessivo dell’oncologia ospedaliera” sottolinea Sandro Barni,
Direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Treviglio
“Se ci sono nuovi farmaci, costosi, che permettono ottimi risultati, le
risorse economiche disponibili devono essere utilizzate al meglio, per
consentire l’accesso per tutti i pazienti alla terapia migliore. Questo
si può ottenere soltanto attraverso l’identificazione di percorsi
diagnostico-terapeutici all’avanguardia e attraverso una collaborazione
fra oncologi, biologi molecolari e anatomopatologi. La creazione di
banche di tessuti biologici, a gestione pubblica è l'unica strada che
permetterà rapidi progressi terapeutici“.
L’oncologia ospedaliera è in prima linea nel promuovere questo
cambiamento, anche attraverso la ricerca. Secondo i dati
dell’Osservatorio Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei Medicinali
le strutture ospedaliere rappresentano il 73,6% del totale delle
sperimentazioni in oncologia. “Oltre a garantire eccellenti cure ai
pazienti oncologici, gli ospedali sono impegnati nel fare ricerca e
riteniamo sia sempre più importante la creazione di un numero maggiore
di reti oncologiche attraverso Gruppi cooperativi di ricerca” ha
evidenziato Roberto Labianca, direttore del Dipartimento di
Oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo “Alcuni esempi ci sono
già e a breve nascerà la Fondazione Ospedale Maggiore che farà da
catalizzatore sui filoni di ricerca già in corso e da stimolo a progetti
in campi non ancora esplorati”.
“In passato il ruolo delle oncologie ospedaliere era secondario rispetto
agli istituti di ricerca e cura e alle università” ha concluso
Giorgio Cruciani, Primario Servizio Oncologico presso l’Ospedale
Umberto I di Lugo e Presidente CIPOMO “Oggi invece ribadiamo il
nostro ruolo di difesa del sistema sanitario nazionale e dei diritti dei
nostri malati”.