Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 15/05/2009

 

Terapia oncologica personalizzata


Ottimizzare le risorse disponibili consentendo a tutti i pazienti di accedere alle migliori terapie oncologiche innovative è possibile. Ma per cogliere appieno le possibilità offerte dai nuovi farmaci è necessario selezionare i pazienti potenzialmente più responsivi a ciascun farmaco in modo da garantire un risultato efficace per il malato e un’ottimizzazione della spesa. Questo richiede però un continuo impegno per la ricerca, una migliore collaborazione fra gli oncologi ed i patologi e biologi molecolari, la creazione di un maggior numero di reti e laboratori oncologici e un miglior dialogo fra primari oncologi, direttori generali ed istituzioni. Tutto ciò, ponendo il paziente e i suoi bisogni al centro di ogni scelta.

E’ questo l’appello dei primari oncologi italiani riuniti a Bergamo da ieri al 16 maggio per il Congresso nazionale dei Primari Oncologici Medici Ospedalieri (CIPOMO) nel corso del quale si discuterà delle priorità chiave dell’Oncologia in Italia nel segno di un tema portante: “La solidarietà al fianco del paziente, verso un nuovo umanesimo”. Al congresso, infatti, non si parlerà solamente di prevenzione e terapie, ma soprattutto della qualità della vita dei pazienti e della necessità di trovare il modo per garantire ai pazienti pari accesso ai farmaci innovativi in modo uniforme sul territorio, ottimizzando le cure e le risorse.

“Il congresso CIPOMO vuole evidenziare la necessità di fare in modo che nelle strutture ospedaliere in cui oggi si curano i malati di tumore in modo eccellente, la persona sia effettivamente al centro del pensiero e dell’azione dei medici oncologici al di là dei soli aspetti scientifici e farmacoeonomici” ha affermato Giuseppe Nastasi Direttore Divisione Oncologia Medica, Ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano Lombardo e Presidente del Congresso Nazionale CIPOMO, “questo significa solidarietà, migliore comunicazione con il paziente ed i suoi familiari e collaborazione fra le diverse figure all’interno degli ospedali e del sistema sanitario”.
L’incidenza delle malattie oncologiche è in costante aumento. Ogni anno in Italia si registrano ancora circa 240 mila nuovi casi di tumore e 140 mila sono i decessi. Sono circa 2 milioni le persone che hanno ricevuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita. Si stima che nel 2010 i nuovi casi di tumore saranno circa 270 mila all’anno e 145 mila decessi. “A fronte di queste cifre diventano essenziali non solo la prevenzione e quindi gli stili di vita e lo screening ma anche quella che noi chiamiamo selezione dei pazienti” ha commentato Giordano Beretta, Direttore del Servizio di Oncologia medica del Fatebenefratelli di Brescia, “ovvero utilizzare i farmaci di nuova generazione nel modo migliore possibile disegnando terapie e cure a misura di ogni paziente”.
In quest’ottica diventa quindi anche centrale affrontare il tema delle risorse e della sostenibilità in Oncologia. Un impiego dei farmaci innovativi in pazienti non selezionati comporta l’assenza di un reale beneficio e costi inutili. Sapere quali pazienti presentano il “bersaglio” significa, al contrario, sapere dove si potrà ottenere un risultato efficace e questo si traduce in un’ottimizzazione della spesa.
“La sostenibilità deve essere un filo conduttore dell’agire complessivo dell’oncologia ospedaliera” sottolinea Sandro Barni, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Treviglio “Se ci sono nuovi farmaci, costosi, che permettono ottimi risultati, le risorse economiche disponibili devono essere utilizzate al meglio, per consentire l’accesso per tutti i pazienti alla terapia migliore. Questo si può ottenere soltanto attraverso l’identificazione di percorsi diagnostico-terapeutici all’avanguardia e attraverso una collaborazione fra oncologi, biologi molecolari e anatomopatologi. La creazione di banche di tessuti biologici, a gestione pubblica è l'unica strada che permetterà rapidi progressi terapeutici“.

L’oncologia ospedaliera è in prima linea nel promuovere questo cambiamento, anche attraverso la ricerca. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei Medicinali le strutture ospedaliere rappresentano il 73,6% del totale delle sperimentazioni in oncologia. “Oltre a garantire eccellenti cure ai pazienti oncologici, gli ospedali sono impegnati nel fare ricerca e riteniamo sia sempre più importante la creazione di un numero maggiore di reti oncologiche attraverso Gruppi cooperativi di ricerca” ha evidenziato Roberto Labianca, direttore del Dipartimento di Oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo “Alcuni esempi ci sono già e a breve nascerà la Fondazione Ospedale Maggiore che farà da catalizzatore sui filoni di ricerca già in corso e da stimolo a progetti in campi non ancora esplorati”.

“In passato il ruolo delle oncologie ospedaliere era secondario rispetto agli istituti di ricerca e cura e alle università”
ha concluso Giorgio Cruciani, Primario Servizio Oncologico presso l’Ospedale Umberto I di Lugo e Presidente CIPOMO “Oggi invece ribadiamo il nostro ruolo di difesa del sistema sanitario nazionale e dei diritti dei nostri malati”.

 

 






 
 
 
 

  



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