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Acido nervonico nella sclerosi multipla



Gradirei avere informazioni circa l'uso dell'acido nervonico "in aggiunta alla terapia" in pazienti affetti da sclerosi multipla. Grazie
Vito DiCagno

Risposta

 

Il trattamento con acido nervonico può alleviare alcuni dei principali sintomi, implementando attivamente la nutrizione cellulare cerebrale, riparando l’organizzazione nervosa danneggiata e riportando in condizioni normali la postura. L’acido nervonico è un nutriente essenziale per la crescita ed il mantenimento cerebrale e possiede notevoli effetti sulla funzionalità delle fibre nervose cerebrali e nella prevenzione di patologie diffuse come la demenza senile. L’acido nervonico, assume un ruolo importante nel mantenimento delle funzioni mentali, in quanto è un importante precursore dei glicolipidi nella membrana cellulare neuronale, ed è un costituente fondamentale nella modulazione dei canali ionici e dei recettori. L’acido nervonico, denominato anche acido selacoleico o acido tetracosenico, è un acido grasso monoinsaturo a lunga catena, significativamente presente nel tessuto nervoso e nella materia bianca cerebrale. L’acido nervonico viene sintetizzato durante lo sviluppo del tessuto neuronale durante la fase fetale e nei primi anni di vita del bambino. Successivamente viene ulteriormente modificato ed allungato per entrare a far parte degli sfingolipidi di membrana e, in particolare della sfingomielina. La carenza o deficienza di acido nervonico può causare lesioni cerebrali, affaticamento, ipodinamicità, amenza (disturbo mentale caratterizzato da confusione e disorientamento) e demenza senile. Il buon funzionamento della membrana cellulare neuronale è fondamentale per la trasmissione dell’impulso nervoso che a livello dei neuroni, implica l’attivazione di canali ionici e di coinvolgimento recettori di membrana.. Esperimenti su animali hanno dimostrato che l’acido nervonico è un fattore neurotrofico, in grado di promuovere lo sviluppo del sistema nervoso, in particolare nella formazione delle giunzioni tra le cellule cerebrali.

 

Aldo Franco De Rose

www.clicmedicina.it