Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 06/05/2009

 

FMH presentato in Tanzania


FMH (Floating Mobile Hospital) è sbarcato con successo in Africa. Il progetto, ideato dal Professor Luigi Gentilini, che prevede la realizzazione di un ospedale mobile galleggiante in grado di spostarsi da una sponda all’altra del più grande lago africano, il Vittoria, per portare assistenza sanitaria è stato presentato sabato 25 aprile a Dar Es Salaam, capitale della Tanzania, presso il Muhimbili National Hospital. All’incontro hanno partecipato oltre 250 persone, tra le quali autorità politiche e amministrative locali e l’Ambasciatore italiano in Tanzania il dottor Francesco Catania, che ha aperto i lavori. Durante la prima parte del meeting il dottor Claudio Anconitani e la dottoressa Gloria Folliero hanno presentato lezioni sulla preparazione del personale che opererà sul battello ospedale, destinato a navigare sul Lago Vittoria prima, e su quelli Tanganiyka e Nyasa successivamente. Nella seconda parte il Professor Gentilini ha trattando i particolari tecnici e sanitari che verranno installati sulla struttura. In sala erano presenti anche otto membri di “Studenti Senza Frontiere”. I giovani italiani, tuttilaureandi in Medicina, sono intervenuti appositamente per prendere parte all’incontro, prima di prolungare il loro soggiorno in diverse località dl Paese per svolgere attività umanitarie.

FMH è un progetto che nasce dall’iniziativa del professor Luigi Gentilini, chirurgo oncologo e presidente dell’Associazione MED e MED, che da anni compie missioni umanitarie e medico-chirurgiche in Africa. Proprio nel corso di queste esperienze Gentilini ha potuto constatare le condizioni reali di tante strutture sanitarie, dove medici e il personale prestano loro propria opera con pochi aiuti da parte dei loro governi. FMH ha coniato un semplice assunto: “far viaggiare l’ospedale e non i pazienti” per fornire assistenza 24 ore su 24 ai milioni di abitanti che vivono lungo le sponde del lago Vittoria, dove la stagione delle piogge, causando l’impraticabilità delle strade, isola molti villaggi che restano chiusi tra il lago e le paludi del entroterra.

Il progetto prevede la costruzione di una imbarcazione (che sarà chiamata Kushirikishana, termine swhaili che significa “cooperazione tra i popoli”), dotata di sala operatoria, laboratorio analisi, sala parto e assistenza al neonato, di un centro per la gestione delle patologie infettive e handicap psichiatrici. Il tutto avverrà con il supporto della telemedicina. Sull’imbarcazione inizialmente opererebbero medici e studenti italiani, ma che nelle intenzioni prevede anche l’impiego di personale medico locale.

 

 






 
 
 
 

  



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