Mentre la chirurgia
plastica ricostruttiva ha lo scopo di permettere a una persona con seri
problemi di salute di continuare a vivere ed è perciò necessaria,
sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica è frutto di una scelta
personale e facoltativa, al solo scopo di migliorare la qualità della
propria vita. Di conseguenza, chi fa questa scelta deve essere
pienamente responsabile e in grado di affrontare serenamente tutte le
conseguenze, positive o negative, che ne possono derivare.
Spesso si chiede al chirurgo di restituire la giovinezza a chi l’ha
perduta o la bellezza a chi non l’ha mai avuta, ma la realtà è molto
diversa dall’immaginario. In alcuni casi un intervento può riuscire bene
e dare risultati quasi miracolosi, in altri per raggiungere un
cambiamento apprezzabile è opportuno sottoporsi a più di un’operazione
chirurgica e, magari, il risultato alla fine non è quello desiderato.
Per questo motivo, non tutte le persone si possono sottoporre alla
chirurgia estetica e il fatto di avere un difetto fisico non giustifica
sempre un intervento. È il medico che, dopo aver valutato anche
l’aspetto psicologico di una paziente, grazie al colloquio e al supporto
di appositi strumenti, verifica se la persona è in grado di affrontare
senza problemi l’operazione ed essere aiutata e seguita nel modo
adeguato.
Il colloquio iniziale
Uno dei momenti più importanti è il colloquio iniziale che si svolge tra
il chirurgo e l’eventuale paziente. In questa occasione la persona deve
esporre chiaramente le motivazioni che la spingono ad affrontare
l’operazione e parlare con serenità al chirurgo delle proprie paure,
ansie e aspettative. Il medico ha il dovere di fornire una spiegazione
accurata delle modalità dell’intervento e del periodo che lo segue. Ma è
suo compito anche capire le caratteristiche psicologiche di chi ha di
fronte: se il paziente ha un’immagine realistica o distorta del proprio
corpo, se si compiace della propria immagine o se la detesta, per quale
vero motivo desidera l’intervento.
Le caratteristiche della candidata ideale
Quali sono le caratteristiche ideali, dal punto di vista psicologico,
per potersi sottoporre in tutta tranquillità a un intervento di
chirurgia estetica? Avere una personalità stabile, essere cioè una
persona equilibrata, serena, in grado di affrontare bene il decorso
postoperatorio, è essenziale. Non crearsi aspettative eccessive ed
essere consapevoli che l’operazione chirurgia può correggere un difetto
ma non cambiare i connotati: l’intervento può solo migliorare l’aspetto
fisico in modo realistico.
La paziente ideale non si aspetta di cambiare totalmente la propria
vita, di risolvere problemi in ambito affettivo, sociale e lavorativo:
un difficile rapporto con il partner o un insuccesso in ambito
professionale, non possono essere superati esclusivamente grazie a un
cambiamento fisico esteriore.
La persona equilibrata sa che eliminare un difetto fisico circoscritto
può influire sull’aspetto psicologico infondendo sicurezza e perciò,
indirettamente, migliorare la qualità della vita.
Ma è anche in grado di superare il disappunto quando non si
concretizzano le aspettative.
Le età più difficili
Prima dei 20 e dopo i 50 anni sono i momenti in cui è maggiormente
sconsigliato sottoporsi a un’operazione di chirurgia estetica. I giovani
non sono ancora del tutto consapevoli.
E le ultra 50enni, prossime o già in menopausa, vivono questo periodo di
cambiamento con l’ansia e l’angoscia della perdita della giovinezza.
L’adolescenza
In questo periodo i giovani scoprono il proprio corpo, lo guardano con
attenzione, ne osservano i cambiamenti. Ed è anche l’età in cui il
ragazzo forma la propria personalità e il carattere. In questo delicato
momento, un adolescente può attribuire le difficoltà che normalmente
insorgono nel rapporto con i coetanei al proprio aspetto fisico, non
corrispondente ai modelli estetici proposti dai mass media. In questo
caso è possibile che chieda insistentemente ai genitori il permesso di
rivolgersi a un chirurgo estetico. Così, il genitore per primo deve
essere in grado di capire se il problema del ragazzo è reale, cioè se
sussiste veramente un difetto fisico che dal punto di vista psicologico
gli impedisce un rapporto normale con i coetanei, oppure se tale
problema deriva dall’insicurezza dell’io, da una difficoltà di
inserimento che sarà superata con l’età. In entrambi i casi, prima di
rivolgersi al chirurgo estetico, può essere utile il parere di uno
psicoterapeuta.
In alcuni casi è il genitore che spinge l’adolescente verso la chirurgia
estetica perchè spera così di facilitare l’inserimento sociale del
figlio. Questo è un comportamento scorretto: il genitore esercita una
vera violenza psicologica, approfittando dell’immaturità e della
dipendenza del ragazzo.
Rivolgersi al chirurgo in età adolescenziale può anche aggravare una
situazione di instabilità dell’Io: l’adolescente che crede di risolvere
ogni problema eliminando un difetto fisico, presto si accorgerà che un
cambiamento estetico influisce poco nel rapporto con gli altri e che il
valore di una persona è determinato più dalla sua ricchezza interiore
che dal suo aspetto.
Dopo i 50 anni
In questa età i segni del decadimento fisico si fanno sempre più
evidenti ed è possibile desiderare di ricorrere al chirurgo estetico. È
giusto e perfettamente comprensibile il desiderio di contrastare i segni
dell’invecchiamento, ma con equilibrio: è ragionevole sottoporsi a
un’operazione, ma non lo è quando gli interventi si susseguono ogni
anno. È pertanto importante capire quali motivazioni sono alla base del
desiderio di cambiare: l’operazione chirurgica non può fermare il tempo
e, comunque, si deve imparare ad accettare una nuova vita.
La smania di sottoporsi a ripetute operazioni può essere affrontata
parlandone con le persone più care, cercando di valutare se stessi non
solo per l’aspetto fisico ma per quello che si fa e che si è fatto nella
propria vita, oppure rivolgendosi alla psicoterapia.
Chi deve evitare l’operazione
Tre categorie di persone non dovrebbero sottoporsi a operazioni di
chirurgia estetica: i dismorfofobici (persone di normale aspetto che
hanno una sensazione soggettiva di bruttezza) i soggetti affetti da
disturbo border-line di personalità (persone labili emotivamente, con
instabilità affettiva, ostilità nei confronti degli altri e frequenti
cambiamenti di umore) e gli instabili psichici.
Si tratta di veri e propri disturbi psichici che non consentono di
affrontare un’operazione.
Il chirurgo estetico e’ in grado di capire quando ha di fronte una
persona instabile psichicamente perchè questa si presenta con
richieste impossibili da esaudire, che vanno al di là di qualsiasi
ragionevolezza. Non è in grado, invece, di capire se ha di fronte una
persona dismorfofobici o border-line, neppure dopo un colloquio
approfondito. Si tratta infatti di disturbi nascosti, che richiedono un
esame accurato.
Il dismorfofobico si percepisce come brutto: la percezione, però,
spesso non corrisponde alla realtà perchè nella maggior parte dei casi
ne sono affette persone non brutte. Le parti percepite come più brutte
sono il naso o il seno. La malattia, in genere, si presenta in età
adolescenziale o giovanile e permane nel tempo se non è curata: le età
critiche sono tra i 20 e 30 anni e tra i 50 e 60 anni. La persona
affetta da questo disturbo si cruccia della propria immagine corporea e
dei propri difetti e dedica un’esagerata attenzione al proprio aspetto.
Non si guarda mai allo specchio o, al contrario, si osserva in
continuazione. Allo stesso tempo, verifica una significativa alterazione
nei propri rapporti sociali e di lavoro e, nei casi più gravi, può
cadere in depressione. Infine, può presentare tratti
ossessivo-compulsivi (tendenza a ripetere alcuni comportamenti in
relazione a paure che la persona non vive come proprie, anche se non
riesce a liberarsene). Il dismorfofobico vorrebbe sottoporsi
continuamente chirurgici per difetti inesistenti che, comunque, non
troverebbero soluzione. Tale malattia si può curare solo rivolgendosi a
uno psichiatra.
La persona affetta da disturbo di border-line di personalità e’
caratterizzata da instabilità emotiva e affettiva, accompagnata da
ostilità e frequenti cambiamenti di umore. Queste persone, quando si
rivolgono al chirurgo estetico, si presentano come “insaziabili”, sono
cioè sempre insoddisfatte e richiedono continui interventi sulle stesse
parti. L’operazione di chirurgia estetica, in alcuni casi, può
addirittura aggravare il disturbo, come conseguenza del cambiamento.
Quando fare attenzione
La maggior parte delle persone si sottopone agli interventi di chirurgia
estetica tra i 20 e 50 anni. Ed è proprio in questa fascia di età che
esse devono essere psicologicamente in grado di affrontare al meglio un
intervento. Infatti, esistono categorie di donne e uomini che
necessitano di particolare attenzione, anche se non presentano gravi
anomalie del comportamento.
A una persona troppo ansiosa (che tende ad avvertire come pericolosa o
minacciosa una situazione normale) o fobica (che ha paure immotivate) il
chirurgo estetico, durante la fase del colloquio preliminare, dovrà dare
maggiori rassicurazioni e attenzioni per aiutarla ad affrontare
serenamente la fase pre e postoperatoria. Se, invece, questi disturbi
sono eccessivi, il chirurgo può spingere il paziente a temporeggiare
fino a quando non è perfettamente tranquillo.
Persone molto sole, che non riescono ad avere rapporti interpersonali,
non dovrebbero considerare solo la chirurgia estetica per risolvere le
difficoltà. Questa può fornire un valido aiuto e un supporto a una
psicoterapia che affronti il problema alla radice, cioè nel rapporto
dell’individuo con se stesso.
In fine, esistono persone adulte, particolarmente immature, che
desiderano avere tutto e subito senza affrontare disagi e difficoltà:
anche in questo caso intervenire immediatamente con l’operazione, senza
parlare al chirurgo di queste caratteristiche della personalità, può
essere dannoso.
Il supporto psicologico
Molte persone potrebbero avere difficoltà di tipo psicologico e
desiderare ugualmente di modificare un aspetto del proprio corpo. Per
aiutarle, alcuni chirurghi estetici aggiornati si fanno affiancare da
psicologi.
Nella fase preliminare, oltre al normale colloquio, il paziente compila
un lungo test che, interpretato e studiato dallo psicologo, permette al
chirurgo di individuare, in breve tempo, tratti di personalità alterati
o problematici.
Usato dalla maggior parte dei chirurghi estetici, il test psicologico è
un valido supporto per il chirurgo. Il paziente quindi non deve
“sentirsi indagato”. Anzi, deve valutare questa attenzione nei suoi
confronti come un segno della maggiore professionalità del chirurgo.