L’introduzione di un
nuovo vaccino che vada in teoria a sostituire o a migliorarne uno già
esistente è un’assoluta novità per la Sanità Pubblica. La sostituzione
di un vaccino già universalmente adottato in quasi tutto il territorio
nazionale impone delle attente valutazioni al fine di assicurare un
reale e tangibile miglioramento per la comunità. “Proprio in
occasione della Giornata Mondiale della Meningite, per confrontarsi su
questo importante tema, focalizzandosi sulla vaccinazione pneumococcica,
i rappresentanti della SItI (Società Italiana di Igiene, Salute Pubblica
e Medicina Preventiva), del Ministero, dell’Istituto Superiore di Sanità
e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno deciso di
riunirsi la settimana scorsa a Firenze, presso la New York University.
Obiettivo comune è delineare il nuovo scenario in cui la vaccinazione si
colloca definendo le reali necessità ed i giusti criteri di valutazione
di nuovi vaccini” così il prof Walter Ricciardi,
dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
In tutto il mondo, in base ai dati forniti dall’OMS, le infezioni da
pneumococco uccidono annualmente un milione e 600 mila persone, di cui
circa un milione sono bambini: questi dati pongono tali infezioni come
la prima causa prevenibile di morte in età pediatrica. Nei Paesi che
hanno adottato la vaccinazione antipneumococcica nei propri programmi di
immunizzazione nazionale, come l’Italia, è stato possibile arginare
questa emergenza. L’impiego del vaccino eptavalente, che consente la
protezione da 7 sierotipi dello pneumococco, consente infatti di ridurre
del 95% l’incidenza di patologie invasive da sierotipi vaccinali, come
meningite e sepsi, che possono portare a morte o a invalidità
permanenti. Analogamente, protegge dalle infezioni pneumococciche non
invasive, polmonite ed otite in particolare, magari meno gravi ma
certamente più frequenti, per le quali sono spesso necessari ricoveri
ospedalieri e lunghe terapie antibiotiche.
Per questo motivo l’OMS considera una priorità includere questo vaccino
nei programmi di vaccinazione nazionali di tutto il mondo. Avendo a
disposizione un vaccino caratterizzato da ottimo profilo di efficacia e
sicurezza, è fondamentale valutare i nuovi vaccini attualmente in fase
di registrazione sulla base di ben precisi criteri. Il primo
fondamentale criterio che deve essere rispettato è il correlato di
protezione, termine con cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha
fissato la concentrazione minima di anticorpi che deve essere rispettata
da tutti i vaccini per offrire protezione non solo nei confronti del
singolo soggetto vaccinato ma anche e soprattutto della collettività.
“Il rispetto di questo standard è fondamentale soprattutto nel caso di
introduzione di un nuovo vaccino che si ponga l’obiettivo di migliorare
i risultati ottenuti dalla vaccinazione corrente - spiega David
Goldblatt, responsabile OMS per i correlati di protezione dei
vaccini e membro dello “Strategic Advisory Group of Expert” (SAGE), un
gruppo di esperti dell’OMS. Ogni sierotipo contenuto in un vaccino
pneumococcico deve raggiungere una concentrazione anticorpale minima di
0.35 microgrammi per millilitro nei soggetti vaccinati, al fine di
garantire almeno efficacia equivalente a quello già impiegato,
garantendo la protezione della comunità”. Se il nuovo vaccino
da introdurre in Sanità Pubblica non rispetta questo standard non può
essere definito ‘migliore’ del precedente, poichè non in grado di
garantire la stessa efficacia in termini di immunogenicità”.
Il correlato di protezione non è tuttavia l’unico criterio necessario
per l’introduzione di un nuovo vaccino. “E’ infatti senz’altro
essenziale che il nuovo vaccino abbia almeno la stessa efficacia e
sicurezza di quello già a disposizione della Sanità Pubblica, ma deve
anche offrire protezione verso i sierotipi emergenti, coprire un’ampia
gamma di patologie, esser compatibile con i calendari vaccinali,
associabile ad altri vaccini, sicuro ed efficace” spiega Carlo
Signorelli, ordinario dell’Università di Parma e vice Presidente
SItI. Sono quindi quattro gli elementi fondamentali per l’introduzione
di un nuovo vaccino contro lo pneumococco nel calendario vaccinale:
epidemiologico, immunologico, clinico e pratico. “Una ‘prova’ che
finora il vaccino eptavalente esistente sul mercato ha ampiamente
superato. E che dovranno superare i nuovi vaccini che avremo presto a
disposizione, uno contenente 10 sierotipi e un altro con 13. Abbiamo
sperimentato con esiti fino ad ora del tutto positivi un nuovo vaccino
che sarà in grado di offrire protezione verso ben tredici sierotipi,
attualmente in fase di registrazione. Insomma un vaccino, il 13valente,
che fino a ora ha dato prova di garantire tutti i criteri indispensabili
fissati dall’OMS e dalla pratica clinica, aggiunge Nicola
Principi dell’Università di Milano, coordinatore dello studio
italiano sul nuovo vaccino sottomesso all’EMEA lo scorso dicembre.
Questo il futuro della vaccinazione pneumococcica. Il presente è
comunque ancora il vaccino 7valente che, oltre al suo comprovato profilo
di efficacia, è inoltre assolutamente ben tollerato. “Fino ad oggi
sono state somministrate più di 230 milioni di dosi e la proteina
Carrier utilizzata (CRM197) è stata impiegata in più di 300 milioni di
dosi, senza produrre effetti collaterali. Senza contare che ha dato
prova di comparabile efficacia anche nella schedula di somministrazione
a tre dosi, più comoda e costo-efficace, rispetto a quella che ne
prevede 4, tuttora impiegata in altri Paesi come gli USA. Infatti, anche
nella forma di somministrazione a tre dosi (2 di ciclo primario + una
dose di richiamo) il livello di anticorpi raggiunto ad un mese dal
termine del ciclo primario risulta superiore al livello di 0.35
microgrammi per millilitro, la concentrazione anticorpale definita dall’OMS
come correlato di protezione”, conclude Principi.