L'Organizzazione
della Sanità frena gli allarmismi: i casi di influenza certificati da
test in laboratorio sarebbero appena 79 e, tra questi, solo 7 hanno
avuto esito letale. E tutti sono stati rilevati tutti in Messico. Ma per
le autorità messicane le morti vittime della febbre suina sono già
arrivati a 152. Inoltre, sempre secondo l’OMS il virus della febbre
suina "non ha mostrato per ora alcuna resistenza ai due farmaci
utilizzati per trattarlo", cioè l'Oseltamivir e Zanamivir. A
preoccupare è però la trasmissione da uomo a uomo del virus, uno dei
passaggi chiave perché si possa parlare di pandemia, in Messico e negli
Stati Uniti. E pertanto Keiji Fukuda, vicedirettore generale
dell'Oms, ha detto che comunque i governi devono prepararsi al peggio,
specie nelle nazioni più povere "che vengono colpite in maniera
talmente dura da apparire sproporzionata". Per questo, in caso di
pandemia, l'Oms si concentrerà sulle necessità dei Paesi in via di
sviluppo. Le autorità sanitarie statunitensi hanno confermato 64 casi di
influenza da suini nel Paese. I casi includono i 45 casi accertati a New
York. In Australia ci sono 50 casi sospetti, in Canada 6, in Nuova
Zelanda i tre sospetti sono risultati positivi. In Europa finora sono
molto pochi i casi segnalati (13), e ancora meno quelli confermati: due
in Spagna e due in Gran Bretagna, in Scozia.
Nessun caso in Italia (diverse le segnalazioni, ma sono risultate tutte
negative).
La paura è molta e in tutto il mondo si segnalano di ora in ora sempre
più casi di contagio da febbre suina, ma al momento.
Nonostante potrebbe aver fatto meno morti di quanto si pensasse,
l'allerta per una pandemia di influenza suina deve restare alto,
ribadisce l'Organizzazione mondiale della Sanità, mettendo in guardia
dal pericolo che anche un'epidemia dalle origini 'fiacche' può generare,
come avvenne nel 1928 con la 'Spagnola'. Ma c'è anche chi in questi
giorni ricorda "la bufala" dell'influenza aviaria, e teme uno sviluppo
analogo della vicenda.
Secondo l'Oms, comunque, finora i casi accertati in varie parti del
mondo sono diversi; si tratta sempre di persone rientrate dal Messico.
Nel Paese latinoamericano oggi è stata disposta anche la chiusura dei
ristoranti, dopo quella delle scuole. Il presidente degli Stati Uniti,
Barack Obama, ha chiesto al Congresso americano di stanziare 1,5
miliardi di dollari per "rafforzare le capacità" del paese di rispondere
all'influenza da suini e per far fronte ad eventuali emergenze
sanitarie. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger
ha dichiarato lo stato di emergenza per l'influenza da suini. Nello
Stato, secondo i media locali, si sono appena verificate due morti
sospette.
In Australia ci sono 50 casi sospetti, in Canada 6, in Nuova Zelanda i
tre sospetti sono risultati positivi. In Europa finora sono molto pochi
i casi segnalati (13), e ancora meno quelli confermati: due in Spagna e
due in Gran Bretagna, in Scozia.
Nessun caso in Italia (diverse le segnalazioni, ma sono risultate tutte
negative). E comunque il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,
ha assicurato che l'Italia è pronta ad affrontare la febbre suina. Da
giorni il ministero ribadisce che ci sono 40 milioni di dosi di
antivirali stoccate da tempo. L'innalzamento ieri del livello di allerta
sanitario mondiale significa che il contagio si sta diffondendo e
trasmettendo in comunità localizzate, ma che non ha ancora raggiunta una
forza tale da essere descritto come pandemico.
"Allo stato non c'è nessun pericolo e nessuna segnalazione ma bisogna
lavorare per trovare un antidoto che ad oggi ancora non c'e", ha
affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
spiegando che l'Unità di crisi al ministero del Welfare ha
"predisposto otto linee telefoniche per ogni segnalazione".
L'Oms, esattamente come la Commissione Ue, non ha raccomandato
restrizioni sui viaggi, né la chiusura delle frontiere, ormai
insufficienti a frenare il contagio. Ma da oggi la Farnesina sconsiglia
i viaggi "non strettamente necessari" in tutto il territorio del
Messico. L'Assotravel, l'Associazione delle agenzie di viaggio della
Confindustria, e Federviaggio hanno annunciato che sospenderanno i
pacchetti vacanza e voli per il Messico. Tra i turisti sono molti quelli
che pur avendo prenotato viaggi per lo stato del Centro America, optano
per mete alternative.
Questa mattina, nel primo volo della giornata per Cancun dall'aeroporto
di Fiumicino, 8 dei 29 viaggiatori originariamente diretti nello Yucatan
hanno confermato la destinazione; gli altri hanno concordato con il
proprio Tour Operator un soggiorno alternativo a Cuba. C'è stato pure
chi ha rinunciato del tutto al viaggio e non si è presentato al
check-in.