“Abbiamo
avuto un’accoglienza splendida proprio nella settimana in cui sono stati
rapiti i medici nel Darfur. Noi, invece, siamo stati visti come una
salvezza, accolti come se avessimo portato l’acqua. Questo deve farci
comprendere quanto in Africa ci sia bisogno di noi medici”. Il
Professor Giampiero Campanelli, Ordinario di Chirurgia generale
all’Università dell’Insubria di Varese, che vive e opera a Milano e a
Castellanza, è appena tornato dalla sua missione nel Wenchi, una zona
rurale del Ghana, dove è stato con la sua equipe per curare i malati di
ernia della parete addominale, e invita la comunità medica a non
lasciarsi intimorire dal rapimento dei medici avvenuto in Darfur giorni
fa. “Abbiamo lavorato dalle 7 del mattino alle 7 di sera, operato 40
persone tra adulti e bambini in un ospedale primitivo con sale
operatorie dai sistemi di sterilizzazione rudimentali, abbiamo aiutato
la gente per strada. Quando si è sparsa la voce del nostro arrivo,
abbiamo ricevuto richieste di aiuto ovunque e per diversi tipi di
patologie. Abbiamo così deciso di fare il maggior numero di visite e
consultazioni possibile”.
Il Professor Campanelli è alla sua sesta missione umanitaria: quattro
nella Repubblica Dominicana e due in Africa. Questa volta la scelta è
ricaduta su una zona completamente rurale del Ghana, a 7 ore di auto
dalla capitale Accra: il Wenchi. L’area è popolata da 150mila abitanti
che per la maggior parte vivono in casa di legno e fango e non godono
della minima assistenza sanitaria. Il 90% dei pazienti non viene curato
e la fascia più colpita è quella giovanile.
“L’ernia in Ghana, per diffusione, è la seconda malattia e ha un
enorme impatto sanitario ed economico. Questo si traduce in un alto
tasso di mortalità pari al 10% e nell’impossibilità di svolgere la
principale attività del Paese che per il 55% è l’agricoltura. Abbiamo
sfruttato al massimo il tempo che avevamo a disposizione, ma sarà
necessario per molti anni effettuare un alto numero di interventi per
eliminare la quantità enorme di casi accumulati. Abbiamo operato bambini
soprattutto ai testicoli, ad ernie addominale ed ombelicali. Gli adulti
per idroceli, varicoceli e ricostruzione della parete addominale. La
scelta di tornare per la seconda volta in Ghana è motivata dal fatto che
è ormai necessario fronteggiare un dramma purtroppo ancora ignorato. Il
Governo non prevede l’ospedalizzazione e quindi sono veramente pochi
quelli che a pagamento possono farsi operare”.
A due anni dalla prima missione in Ghana, a Takoradi, il Professor
Campanelli sottolinea i primi risultati e la soddisfazione per un grande
progetto realizzato grazie alla campagna di solidarietà europea: il
centro chirurgico nell’ospedale di Takoradi, realizzato nell’ambito
dell’Hernia Project, è oggi diventato il punto di riferimento di tutte
le missioni umanitarie dei paesi europei aderenti alla European Hernia
Society. “Ogni anno vengono promosse sei o sette delegazione di
medici dall’Europa verso il Ghana poiché grazie al nostro progetto è
stato individuato un canale attraverso il quale portare il proprio
aiuto” conclude Campanelli.