Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 24/04/2009

 

Sportivi: Attenti alla schiena


La lombalgia è il mal di schiena che colpisce più frequentemente un individuo nel corso della vita (il 40% oltre i 25 anni) ed è una delle ragioni più comuni per cui i pazienti richiedono cure mediche: in ordine di frequenza è la seconda causa di visite in ambiente di medicina generale.

Anche atleti e sportivi in genere non sono esenti da dolori alla schiena, spesso determinati proprio dal tipo di attività sportiva svolta: la lombalgia rappresenta, infatti, più del 10-15% di tutte le lesioni sportive che occorrono a livello agonistico. «Non esiste uno sport che 'fa bene alla schiena' - spiega il Dott. Marco Monticone, Primario dell’Unità Operativa Neuromotoria Specialistica, dell’Istituto Scientifico di Lissone, dell’IRCCS Fondazione Maugeri. - Se l'esercizio fisico aiuta ad avere una colonna vertebrale sana, è anche vero che l’attività sportiva può addirittura aggravare il rischio di lombalgia. In caso di dolore occorre sempre una valutazione medica del problema e un conseguente intervento terapeutico mirato».

Negli atleti la lombalgia può essere determinata da più cause, come un insufficiente riscaldamento generale e specifico, un’inadeguata esecuzione degli esercizi di “defaticamento” al termine di ogni allenamento, o uno scarso recupero tra un allenamento e l'altro. «Si possono distinguere tre tipi di sovraccarico funzionale causa di dolori lombari - continua il dottor Monticone -: il sovraccarico da fatica, dove i continui movimenti di flesso-estensione e torsione sono la causa di microtraumi ripetitivi che spesso vengono aggravati da periodi di recupero non adeguati tra uno sforzo e l’altro; il sovraccarico da carico supermassimale, che si verifica per esaurimento della forza muscolare, quando, per sopportare il carico, si utilizzano improvvisamente le strutture ossee, tendinee e capsulari del rachide, che può andare, quindi, incontro a cedimenti strutturali; e infine sovraccarico involontario, causato da un errore tecnico, una caduta o collisione accidentale, o anche solo una cattiva forma fisica».

«Negli atleti l’indagine sulla frequenza del “mal di schiena” può essere più difficoltosa che nel caso della popolazione generale, in quanto, spesso tale sintomo viene sottovalutato
- ribadisce il Dott. Monticone - fino al momento in cui la situazione clinica non peggiora al punto da impedire ogni gesto atletico. Lo sport ha effetti contraddittori sul rachide lombare: da un lato rinforza le masse e l’elasticità muscolare, con un effetto ammortizzante sulle strutture discali, dall’altro i microtraumi ripetuti della pratica sportiva possono risultare nocivi».

«Una corretta gestione terapeutica necessita un’attenta valutazione dell’atleta e dei suoi obiettivi, da studiare anche insieme all’allenatore -
continua il Dott. Monticone -. Innanzitutto vanno escluse instabilità spinali potenzialmente mielolesive: si procede, quindi, con le indagini radiografiche, al fine di escludere lesioni ossee e instabilità durante eventi acuti, ed eventualmente con tomografia computerizzata e risonanza magnetica nucleare per meglio delineare le cause potenziali del dolore lombare».

Sebbene la maggior parte delle lesioni presenti una storia naturale favorevole, altre possono essere acute e condurre a un ritardo del processo di guarigione: in questi casi si adotta un programma di riabilitazione che si concentri sul controllo del dolore, sulla riduzione delle rigidità articolari, sull’incremento dei deficit di forza, sul recupero cardiovascolare e sul controllo del disagio psico-sociale.

In tutti i casi si incoraggia un precoce ritorno all’attività, evitando il riposo prolungato e iniziando, invece, quanto prima, un training specifico per il recupero articolare dorso-lombare.

La lombalgia “sportiva”: le cause
Numerose sono le possibili cause del dolore lombare nello sportivo:
l’atleta non è adatto alle situazioni richieste
la biomeccanica del gesto sportivo risulta scorretta
il lavoro sul rachide comporta carichi, tensioni o resistenze che non riflettono la sua fisiologia
sono presenti anomalie morfologiche del rachide, congenite o acquisite, che ne alterano l’equilibrio meccanico e funzionale.

Lombalgia: gli sport più a rischio
Le lesioni al rachide rappresentano il 10-15% delle lesioni tipiche della pratica sportiva a livello agonistico e le più gravi sono riportate negli sport da contatto come calcio, rugby, hockey, pallanuoto, pallavolo e pallacanestro, ma si registra un’alta frequenza anche in altri sport: 85% nel canottaggio, 65% nello judo, 50% nel golf, così come nella ginnastica e nel nuoto.

Calcio – la colonna vertebrale è messa a dura prova da scontri, dribbling, colpi di testa, rimesse in gioco, acrobazie. Le lesioni lombari sono quindi spesso associate a lesioni muscolari, rotture anulari e artropatie delle articolazioni.

Ciclismo – Nella posizione di corsa il rachide è in ipercifosi dorso-lombare, con aumento della pressione sui dischi intervertebrali. Importante quindi l’assetto posturale, dato dalla regolazione di sellino e manubrio.

Tennis – Dolori lombari sono causati da overuse e da iperestensioni ripetute unite a movimenti rotazionali (nel gesto del servizio).

Nuoto – Anche per questo sport, generalmente consigliato a chi soffre di lombalgia, l’eccessiva pratica accelera i fenomeni degenerativi. Lo stress maggiore si riscontra nella fase di tuffo e nel sovraccarico dato da estensioni e rotazioni del tronco.

Sci – La posizione flessa, forzata e prolungata, durante la discesa può essere correlata a lombalgia, e può favorire la cascata degenerativa della colonna.

Golf – I golfisti professionisti soffrono più di altri atleti di algie vertebrali. Lesioni lombari sono dovute alle forze di compressione e rotazione generate dallo swing.

 

 






 
 
 
 

  



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