Un italiano su tre che
deve essere sottoposto ad intervento chirurgico entra il mattino in
ospedale, è operato e la sera, al massimo il mattino dopo, torna a casa.
Sulla day surgery sempre più accettata dagli italiani si stanno però
addensando ombre. La denuncia all’apertura a Treviso del XIV Congresso
della Società Italiana di Chirurgia Ambulatoriale (SICADS) dove si fa il
punto sullo stato dell’arte della chirurgia di un giorno e vengono
presentati i risultati della sperimentazione del “Modello Treviso”: un
progetto integrato voluto dalla Regione Veneto all’ospedale “Ca’
Foncello”, fra la day surgery per interventi che richiedono un solo
giorno di ricovero, la week surgery, con ricoveri fra due e quattro
giorni, e la chirurgia tradizionale per i pazienti più complessi. “La
day surgery- dice Marsilio Francucci, presidente della SICADS
- dal 14,6 per cento del totale degli interventi nel 1998 è passata
al 35,6 per cento nel 2006 e, con una leggera flessione, al 35, 2 per
cento nel 2007. La situazione può aggravarsi con la decisione presa a
livello nazionale, nell’illusione di risparmiare, di non consentire più
al paziente, se necessario, di pernottare in ospedale dopo l’operazione
anziché tornare subito a casa. Si rischia che pazienti con patologie non
complesse tornino ad essere assistiti in corsa accanto a malati molto
più gravi”.
Il mondo della day surgery reagisce. La SICADS ha presentato al ministro
Maurizio Sacconi un dossier in cui si chiede un “Programma
Nazionale day surgery” con tavoli di lavoro, la definizione univoca di
day surgery e chirurgia ambulatoriale e della tipologia degli
interventi, con la possibilità di decentrare l’attività in strutture
extraospedaliere appositamente accreditate.
Nella giornata inaugurale del Congresso- i lavori continuano giovedì e
venerdì- è stata illustrata la sperimentazione del cosiddetto “Modello
Treviso” all’ospedale “ Ca’ Foncello”. Come ha illustrato il presidente
del Congresso SICADS, Giuseppe Di Falco, un paziente bisognoso di
un intervento, viene valutato secondo la sua patologia: se ha bisogno di
un giorno di ricovero va nel reparto di day surgery, se ha necessità di
un ricovero da due a quattro giorni va in quello di week surgery, gli
altri continuano ad essere assistiti nella chirurgia tradizionale. Nel
“Modello Treviso”della ULSS 9 c’è la novità della week surgery, in
funzione da lunedì al venerdì: nei primi quattro mesi, 52 gli interventi
- con una degenza di 3,32 giorni – e 55,3 anni l’età media dei dimessi.
I primi risultati sono ampiamente soddisfacenti come hanno illustrato
l’Assessore alla Sanità alla Regione Veneto, on. Sandro Sandri, e il
direttore generale della ULSS 9 di Treviso, Claudio Dario.
La day surgery in Italia regione per regione
La media in Italia di interventi in day surgery rispetto al totale è
stata nel 2007 del 35,2 per cento. In dettaglio, su 4.588.87 interventi,
quelli in day surgery sono stati 1.616.641. Il primato va alla Provincia
Autonoma di Trento con il 53,5 per cento, più di un’operazione su due.
Sopra la media: Piemonte (48,0), Sicilia (47,5), Basilicata (44,6),
Umbria (44,5), Liguria (43,6), Toscana (42,9), P.A. Bolzano (39,6),
Marche (39,3), Veneto (38,7), Sardegna (37,7), Valle d’Aosta (37,4),
Abruzzo (35,4). Sotto la media italiana: Campania (33,1), Molise (32,8),
Calabria (31,5), Emilia Romagna (30,1), Friuli V.G. (29,3), Puglia
(28,9), Lazio (27,8). All’ultimo posto la Lombardia con il 25,3.