Da
quasi vent’anni dalla descrizione dei primi casi di Sindrome da
Stanchezza Cronica in Italia ad opera del sottoscritto, vi sono almeno
quattro associazioni di pazienti che si sono costituite nel paese ed
inoltre diversi gruppi di medici che seguono questa patologia in Italia.
Molto resta da fare per diffondere informazioni essenziali nell’ambito
medico e politico a riguardo di questa patologia debilitante, ma grazie
anche alle informazioni che periodicamente vengono rivolte alla
popolazione generale attraverso i media sempre piu’ conoscenze si sono
diffuse al riguardo.
Nel dicembre 1994, un gruppo internazionale di studio sulla Sindrome da
Stanchezza Cronica, del quale ho fatto parte, ha pubblicato sugli Annals
of Internal Medicine, una nuova definizione di caso di CFS che
rimpiazzava la definizione pubblicata sei anni prima. Nella nuova
definizione un caso di Sindrome da Stanchezza Cronica é definito dalla
presenza delle seguenti condizioni: una fatica cronica persistente per
almeno sei mesi che non é alleviata dal riposo, che si esacerba con
piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli
precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre
devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi
presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della
concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli
precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori
delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e
delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse;
cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato;
un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura
per almeno 24 ore. Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni
mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio
ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore,
schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche ed
obesità.
La complessità della Sindrome da Stanchezza Cronica e l'esistenza di
diversi ostacoli alla sua comprensione rendono necessario un approccio
integrato per lo studio di questa patologia e di patologie similari. Il
concetto di stanchezza é di per sé non chiaro, e sviluppare una
definizione operativa di stanchezza é stato un problema per gli autori.
Comunque nella concezione degli autori, il sintomo si riferisce a una
spossatezza molto grave, sia mentale che fisica, che si determina anche
con uno sforzo fisico minimo, oltreché ovviamente, per definizione, non
dovuta ad una malattia nota, e che differisce dalla sonnolenza e dalla
mancanza di motivazione.
La CFS e’ stata riportata in tutto il mondo, compresa l’Europa,
l’Australia, la Nuova Zelanda ed il Canada, l’Islanda, il Giappone, la
Russia ed il Sudafrica. In base ai diversi studi condotti negli Stati
Uniti, sia a San Francisco che a Seattle ed in diverse città americane,
si stima che negli Stati Uniti vi siano circa mezzo di persone che hanno
una patologia simile alla Sindrome da Stanchezza Cronica, pertanto si
può calcolare che in Italia vi siano circa 200-300.000 casi di CFS.
Va comunque ben ricordato che la stanchezza é un sintomo frequente che
viene riportato da almeno il 20% dei pazienti che vanno dal medico,
spesso associata a stress o a sindromi ansioso-depressive . Nella
maggior parte dei casi però la stanchezza é transitoria e si spiega con
cause conosciute, é migliorata dal riposo e determina poca
preoccupazione. Tutti noi andiamo incontro durante l'anno a periodi di
stanchezza o fatica più o meno severa che però é quasi sempre di breve
durata. La fatica comunque può essere anche cronica e debilitante. La
stanchezza cronica é associata a molte malattie e condizioni mediche e
psicologiche ben conosciute ma é anche la caratteristica principale
della Sindrome da Stanchezza Cronica.
Presso l’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, che é stato il primo
centro che ha riportato la presenza di un numero consistente di casi di
Sindrome da Stanchezza Cronica in Italia, esiste una unità CFS con
ambulatorio settimanale e possibilità anche di ricovero in casi
selezionati. Sono stati compiuti una serie di studi, tra i quali la
valutazione delle alterazioni immunologiche nei pazienti con CFS, la
valutazione delle alterazioni cerebrali con una sofisticata metodologia
di diagnosi radiologica, la PET, l'eventuale rapporto della CFS con i
tumori maligni, lo studio di nuovi farmaci, in particolare
immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come
amantadina e acyclovir ed immunomodulatori come timopentina.
I pazienti sono solitamente giovani e donne con una età media di
insorgenza intorno ai 30 anni. La CFS é rara negli anziani (oltre i
65-70 anni), ma vi é qualche caso pediatrico.
E’ difficile guarire questa malattia, e sono in atto una serie di
ricerche nel mondo per scoprire nuovi trattamenti. Con interventi
appropriati e dopo una diagnosi corretta è possibile in un certo numero
di casi ottenere la guarigione della malattia ed in altri il
miglioramento della stessa, ma purtroppo in un sostanziale numero la
patologia rimane cronica per anni incidendo in maniera drammatica sulla
qualità della vita del paziente. Va detto che la CFS non ha niente a che
fare con la depressione anche se in alcuni pazienti la depressione si
manifesta come reazione alla patologia in atto. Infine va ricordato che
molti pazienti hanno difficoltà’ a veder riconosciuta la CFS anche dal
punto di vista di inabilità al lavoro. L'Istituto Nazionale delle
Allergie e delle Malattie Infettive dei National Institutes of Health
statunitensi ha prodotto un volume dal titolo "Chronic Fatigue Syndrome.
Informazione per i medici". L'autorevolezza della fonte ed il volume
prodotto dal Ministero della Salute dovrebbero fugare dubbi, se ancora
ve ne fossero, sulla esistenza della sindrome. In Italia la Sindrome da
Stanchezza Cronica è stata inserita nell’edizione della “Clinical
Evidence” – edizione italiana, una pubblicazione scientifica importante
per il nostro sistema sanitario nazionale, eseguita su incarico del
Ministero della Sanità che ha lo scopo di approfondire le conoscenze
sulla reale efficacia degli interventi medici nelle malattie
riconosciute. La realizzazione di questo volume infatti, è stata
possibile grazie ad un’accurata analisi e ad una valutazione critica di
informazioni selezionate derivanti da studi clinici controllati condotti
e pubblicati in tutto il mondo.
Per decenni le persone affette dalla sindrome da stanchezza cronica (CFS)
hanno dovuto combattere per convincere medici, datori di lavoro, amici
ed anche i propri familiari che i debilitanti sintomi di cui soffrono
non sono immaginari.
Anche in Italia si stanno facendo importanti passi. Le Associazioni dei
pazienti e alcune commissioni parlamenti hanno presentato la proposta di
legge per il riconoscimento della CFS quale malattia invalidante e per
l’ottenimento dell’esenzione dalla partecipazione al costo per le
prestazioni di assistenza sanitaria.
Il dato più rilevante della ricerca emerso negli ultimi mesi, è quello
relativo alla correlazione con anomalie dei geni nei pazienti con
Sindrome da Fatica Cronica. Prima uno studio inglese ha dimostrato che
in 25 pazienti con CFS confrontati con 25 controlli, 35 geni sono
risultati attivati in maniera anomala nei pazienti con conseguenti
modifiche delle funzioni mitocondriali, sulla produzione di energia e
sull’attività del sistema immunitario che spiegano in maniera esauriente
la sintomatologia di astenia profonda, e di affaticabilità tipiche della
patologia. Un altro studio dei CDC di Atlanta ha identificato un
risultato simile con 26 geni che sono attivati in maniera anomala e che
sono alla base della produzione di energia e del sistema immunitario.
Con questi studi sarà possibile in un futuro non molto lontano, poter
identificare un sottogruppo di pazienti con CFS nei quali queste
anomalie geniche potrebbero portare all’identificazione di proteine
prodotte in maniera anomala e quantificabili nel sangue con le quali si
potrebbe arrivare ad un test diagnostico e ad una terapia mirata.
Presso l'unità CFS della Divisione di Oncologia Medica A dell’Istituto
Tumori di Aviano sono stati osservati ad oggi oltre 1000 casi di CFS con
i criteri dei CDC di Atlanta. Inoltre presso questo Istituto è attiva
una associazione di pazienti denominata CFS Associazione Italiana
(www.salutemed.it/cfs) che si può contattare al numero telefonico
0434/660277 al lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9:00 alle ore
11:00.
Per quanto riguarda invece le prospettive terapeutiche, purtroppo non vi
è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche
se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi
farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori,
integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di vita, portando anche
qualcuno alla guarigione e un discreto altro numero a miglioramenti
significativi della sintomatologia.
Dieci scoperte sulla biologia della cfs
1. La Sindrome da Stanchezza Cronica non è un forma di
depressione, molti pazienti con CFS non sono affetti da malattie
psichiatriche. Come spesso accade nei pazienti affetti da una malattia
cronica, molti dei pazienti con CFS possono soffrire di depressione
reattiva a causa dell’impatto che la malattia ha nelle loro vite, ma
molti studi hanno dimostrato che la maggior parte dei pazienti non erano
depressi prima del manifestarsi della CFS.
2. Nella CFS esiste uno stato cronico di attivazione di basso
grado del sistema immunitario. Esistono prove di una attività delle
cellule T e di un’attivazione dei geni che riflettono un’attivazione del
sistema immunitario e un aumento dei livelli delle citochine.
3. Vi sono prove sostanziali di una alterata funzionalità delle
cellule natural killer (NK), sottopopolazione di linfociti (globuli
bianchi) importanti per combattere le infezioni virali. In letteratura
non vi è concordanza sulla possibile diminuzione del numero delle
cellule NK nei pazienti con CFS.
4. Utilizzando la risonanza magnetica si sono evidenziante
anomalie nella materia bianca del cervello nei pazienti con CFS.
Tipicamente si tratta di aree molto piccole al di sotto della corteccia
cerebrale, nella parte piu’ esterna degli emisferi. Sono state osservate
inoltre differenze di volume nella materia grigia.
5. Utilizzando la SPECT (tomografia computerizzata a emissione di
protone singolo) e la PET (tomografia a emissione di positroni) sono
state scoperte anomalie nel metabolismo del cervello. Altre ricerche
suggeriscono che vi sia un disordine nel metabolismo energetico e nella
catena di trasporto elettrone ossidativa nel mitocondrio dei pazienti
con CFS.
6. Sono state riscontrate nei pazienti con CFS delle anomalie nei
multipli sistemi neuroendocrini cerebrali , in particolare una
depressione dell’asse ipotalamico – pituitario – adrenalinico (HPA), ma
anche dell’asse prolattinico-ipotalamico e dell’asse ipotalamico-ormone
della crescita.
7. Nei pazienti con CFS è frequente anche un indebolimento
cognitivo. Le anomalie piu’ spesso documentate riguardano le difficoltà
nella elaborazione delle informazioni, i disturbi della memoria e
dell’attenzione.
8. Numerosi studi indipendenti hanno dimostrato anormalità del
sistema nervoso autonomo. Queste includono la difficoltà a mantenere il
tono pressorio in ortostatismo e, una risposta anomala della frazione di
eiezione in ortostatismo e una alterata quantità di pool ematico nelle
vene degli arti inferiori. Alcuni studi dimostrano, inoltre, bassi
livelli del volume ematico totale.
9. I pazienti con CFS hanno un’alterata espressione dei geni che
sono importanti per il metabolismo energetico. L’energia deriva da certe
sostanze chimiche naturali che vengono metabolizzate dagli enzimi
presenti in ogni singola cellula. Questi enzimi sono controllati da geni
specifici. Altre ricerche genomiche rivelano il coinvolgimento dei geni
connessi all’attività dell’asse HPA, al sistema nervoso simpatico e alla
funzione immunitaria.
10. Esistono prove di un più frequente stato di infezione attiva
latente con diversi tipi di herpes virus e entero virus. Gli herpes
virus comprendono il virus dell’Epstein Barr, l’HHV-6 e il
citomegalovirus. Altri agenti infettivi, quali il batterio che causa la
malattia di Lyme, il virus di Ross River e la Febbre Q possono scatenare
la CFS.