Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 17/04/2009

 

RU 486, ma quando arriva?


Elvira Naselli - da salute-repubblica del 09/04/09

Elvira Naselli

Si usa ormai da quasi dieci anni in tutta Europa, dal 2000 anche negli Stati Uniti. Eppure in Italia la RU 486, la pillola che consente di interrompere una gravidanza in fase precoce, non riesce ancora ad arrivare e i medici che la usano continuano a far ricorso - quando hanno una struttura ospedaliera ben organizzata alle spalle - allo strumento dell'importazione ad personam del farmaco dalla vicina Francia. Con tanto di spese di corriere, di fax, permessi e quant'altro. La richiesta per il mutuo riconoscimeno del farmaco da parte dell'azienda che produce RU 486, la francese Exelgyn, è ferma da molto tempo all'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco.

Il problema del prezzo
Gli ostacoli sono stati parecchi, a cominciare dall'arbitrato chiesto dall'Ungheria, che ha imposto una rivalutazione del farmaco, cosa che ha allungato i tempi della messa in commercio anche da noi. Adesso il punto pare sia soltanto di carattere economico. La Exelgyn, che preferisce non commentare e intervenire soltanto in caso di ostacoli, pare non sia soddisfatta del prezzo di rimborso proposto dal nostro paese.
Quello del rimborso dovrebbe essere in ogni caso il passaggio finale: una volta concordato il prezzo, la richiesta dovrebbe passare al consiglio di amministrazione dell'AIFA (e ne è stato convocato uno per fine aprile) che, a quel punto, dovrebbe autorizzare l'entrata della pillola nel mercato italiano. Cosa che non vuol dire, però, che si potrà comprare in farmacia, perché la RU 486 sarà comunque in faschia H, quella di somministrazione ospedaliera.
Non sarà, insomma, un aborto-fai-da-te, come pretestuosamente obiettano alcuni, perché verrà utilizzata soltanto in ospedale e con i protocolli che già adesso vengono applicati. E non sarà "più facile" abortire, anche perché, molto spesso, le donne che chiedono di interrompere una gravidanza lo fanno quando è già troppo tardi - in termini di settimane - per poter ricorrere al farmaco.

La procedura di richiesta
La RU486, infatti, è tanto più efficace quanto più precocemente viene utilizzata. "Il periodo di applicazione è entro le 7 settimane", spiega Emilio Arisi, direttore della Unità operativa di Ginecologia e Ostetricia dell'ospedale Santa Chiara di Trento, "anche se in Scozia e in Svezia la usano anche entro le nove. Più l'utilizzo è precoce, più il farmaco funziona ed è rispettoso della salute delle donne". Per quanto riguarda i costi, "sono certamente più elevati adesso, con la procedura della richiesta specifica per singola paziente. In pratica", continua Arisi, "oggi la procedura è questa: quando una donna mi chiede di poter utilizzare la pillola abortiva, e ci sono le condizioni perché possa farlo, faccio una richiesta al farmacista dell'ospedale, che invia una richiesta di autorizzazione all'ufficio decentrato del ministero della Salute che si occupa dell'importazione di farmaci dall'estero. Nel giro di qualche giorno il permesso arriva, mai accaduto che sia stato negato, e l'ospedale si attiva direttamente con la Exelgyn. La richiesta è nominale, per singola paziente, e contiene i dati del medico che la richiede. A quel punto, con un corriere, il farmaco viene spedito in Italia. Tutta la procedura dura circa 7-8 giorni, e ovviamente ha dei costi aggiuntivi, che sono quelli del corriere, ma anche di tutta l'organizzazione che si attiva".

Una scelta difficile
Il punto è che in molti ospedali questa organizzazione non c'è, la procedura si blocca e la RU486 non si riesce ad ordinare. In questo modo le donne non hanno alcuna possibilità di scelta, se non l'intervento chirurgico o, in alcune regioni, gli studi medici dove si praticano gli aborti clandestini. Considerato che nel nostro paese esiste una legge che consente, a certe condizioni, di interrompere una gravidanza legalmente, il discorso da fare "è solo di sanità pubblica", ragiona Emilio Arisi, che è anche membro della SIGO, la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, "ovvero un ragionamento di costo e beneficio per il sistema. L'aborto medico è meno invasivo e, a seconda dell'epoca gestazionale, efficace tra il 95 e il 98 per cento dei casi. Solo nel 2-5 % occorre un intervento chirurgico di completamento. Insomma, il gioco vale certamente la candela".

Il ruolo dell'ospedale
Alcuni obiettano che, in questo percorso, le donne restano sole. "Non scherziamo", conclude Arisi, "posso testimoniare personalmente che nel mio ospedale medici e infermieri sono accanto alle donne durante il periodo di day hospital, in genere un intero giorno quando somministriamo la RU486 e un altro quando somministriamo la prostaglandina. Non lasciamo solo nessuno".
 

 

 






 
 
 
 

  



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