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Lamberto Coppola |
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Emanuele Lauricella, è stato uno dei padri della fecondazione
assistita in Europa. Noi tutti, quelli della vecchia guardia e pionieri
in questo delicato settore, lo ricordiamo come un maestro di scienza e
di vita, uomo di grande umanità e medico di cultura. GIà nel 1988
scrisse: “Dovere di uno Stato moderno è emanare norme precise, poche,
semplici ed efficaci, per evitare danni, pericoli o abusi, tenendo conto
delle diverse etiche vigenti nella nostra società pluralista”.
E queste regole trasferì nel Codice di Autoregolamentazione dei Centri
di Fecondazione Assistita aderenti al CECOS ITALIA, i quali per molti
anni, in assenza di una norma nazionale, hanno costituito punto di
riferimento per chi, operando in questo settore della medicina, abbia
voluto avere una guida precisa, chiara ed onesta nelle scelte che si è
portati a compiere con quotidianità.
A mio avviso In Italia le cose si complicano, perché quando si deve
emanare una legge il contraddittorio avviene sempre tra Maggioranza e
Opposizione, se uno dice bianco l’altro per presa di posizione dice nero
… il grigio ormai non esiste più! La legge 40 poi ha avuto la
contrapposizione dei cattolici con i laici, ognuno diceva la sua e, alla
fine, si è stati capaci di sovvertire i principi della biologia e
nessuno di noi ha più capito nulla, nemmeno che cosa è l’embrione,
nemmeno quando nasce la vita..
Tra tutte queste incertezze, senza ascoltare i tecnici e soprattutto
senza ascoltare le associazioni dei pazienti, nel febbraio del 2004 il
Parlamento Italiano (che durante il Referendum e prendendomene tutte le
responsabilità ho sempre definito l’Ufficio Complicazioni Casi Semplici)
ha emanato la Legge 40, che sin dal suo inizio tutti gli addetti ai
lavori, molti scienziati e tanti costituzionalisti hanno definito priva
di ogni logica.
Il Referendum del 12 e 13 giugno del 2005 ha poi toccato il fondo,
perché la gente comune, ascoltando il politichese di tutti i nostri
deputati non è riuscita a capire il perché si andava al voto, sono stai
ascoltati solo i consigli (naturalmente di votare 4 No) che provenivano
dai pulpiti delle migliaia di chiese e parrocchie sparse in tutto il
nostro territorio. Nessuno ha ascoltato noi tecnici che durante la
campagna referendaria del 2005 abbiamo girato nelle piazze, nessuno ha
ascoltato i 100 scienziati tra i quali Umberto Veronesi, Rita
Levi Montalcini, Renato Dulbecco, che si sono mossi per
ricordare al popolo italiano che la legge 40 era incostituzionale.
Già nel 2005 quindi i 100 scienziati italiani che tutto il mondo ci
invidia hanno chiaramente sostenuto il loro disappunto sulla legge con
un documento in cui in primo luogo viene ribadito ciò che oggi la
sentenza della Suprema Corte Costituzionale ha definito illegittimo.
Fallito per mancanza di quorum il referendum abrogativo del 2005, nel
corso degli anni si sono moltiplicati i ricorsi da parte di coppie
infertili e con problemi di patologie genetiche. Tra tutti, il più
importante è stato quello presentato al Tar del Lazio, che nel gennaio
2008 ha bocciato le Linee Guida della legge 40, motivandolo con il
riscontro di un «eccesso di potere». È stato proprio il Tribunale del
Lazio a chiedere poi alla Consulta di pronunciarsi sulla
costituzionalità della norma, in particolare dell'art. 14 commi 2 e 3
della legge 40/04, nella parte in cui prevede per il medico la
possibilità di produrre un numero di embrioni non superiore a tre e
l'obbligo del contemporaneo impianto. Una norma che - secondo le parole
dei fautori del ricorso - risulterebbe in contrasto sia con gli articoli
2, 3, 13 e con l'articolo 32 della Costituzione.
È notizia di ieri che i giudici della Consulta hanno dichiarato
l'illegittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 2, della norma,
nel punto in cui prevede che ci sia un "unico e contemporaneo impianto,
comunque non superiore a tre" di embrioni. Per la Suprema Corte viola la
Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui
non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non
appena possibile debba essere effettuato senza pregiudizio della salute
della donna. La Corte, infine, ha dichiarato inammissibili, per difetto
di rilevanza nei giudizi principali, la questioni di legittimità
costituzionale dell'articolo 6, inerente l'irrevocabilità del consenso
della donna, e dei commi 1 e 4 dell’articolo 14.
Giustizia e' fatta. Una norma ideologica, medievale, che non tutela il
diritto alla maternità della donna, é stata abrogata dalla Corte
Costituzionale. La sentenza svela quindi l'irragionevolezza e le
incongruità di una legge considerata in Europa come assurda e
ideologica.
Come più volte ho sostenuto, anche su questo giornale, la legge ha
generato numerosi problemi, non solo per quel che riguarda la gestione
medico-biologica dei pazienti, ma anche e soprattutto di carattere
economico e sociale. Basti pensare che se esistono problematiche di
coppia non risolvibili in Italia ai sensi della legge 40 (… e non per
incapacità scientifica dei Centri!) ci si deve rivolgere all’estero,
spendere tutti i propri risparmi o i soldi ottenuti mediante mutui dalle
banche, con conseguenti deficit della nostra economia nazionale ed
esporto di capitale.
Oltre un anno fa Luca Gianaroli intervistato da questo stesso
giornale ha sostenuto che ““La predeterminazione del numero degli
embrioni producibili e impiantabili e il divieto della diagnosi
preimpianto sono in netto contrasto con il diritto alla salute sancito
dalla Costituzione. Spero che - ha aggiunto Gianaroli – la
coalizione al governo e tutti i politici italiani comprendano
l’importanza di rivedere e superare quanto prima i limiti di una legge
che ha reso più difficile il percorso terapeutico sia per i pazienti che
per i medici”
Il mio parere di oggi? Ve lo dico prendendomene tutte le responsabilità:
“La legge 40/2004 ha prodotto effetti devastanti prima sulle coppie e
poi sugli addetti ai lavori, il cosiddetto fenomeno del turismo
procreativo ha messo in ginocchio l’economia degli italiani e rovinato
la reputazione dei medici e dei biologi del nostro paese che un tempo
hanno fatto scuola in questo settore. I danni ricevuti sono
incommensurabili, per cui visto che giustizia è fatta è ora di chiederne
il risarcimento, non allo Stato che purtroppo oggi vista la crisi non se
la passa bene, ma personalmente e direttamente agli autori della legge
40, proprio a quei firmatari che hanno legiferato con negligenza e
soprattutto con presuntuosa ignoranza .”
*Prof. Lamberto Coppola
Andrologo - Ginecologo - Sessuologo
Direttore dei Centri Associati di Fisiopatologia della Riproduzione
Umana
Tecnomed (Nardò), Casa di Cura Salus (Brindisi) e Casa di Cura Fabia
Mater (Roma)
http://www.medicinadicoppia.it - http://www.centrotecnomed.it