Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 25/03/2009

 

Aneurisma dell’aorta: sempre più numerosi trattamenti endovascolari


L’interesse medico verso le procedure poco invasive, che rispettino l’integrità fisica del paziente e al contempo assicurino validi risultati terapeutici, è oggi di grande attualità.

Le procedure endovascolari sono sempre più frequentemente impiegate nel trattamento della malattia aneurismatica, in particolare nell’aneurisma dell’aorta toracica e addominale.

Il nostro paese ha attualmente il record europeo per il numero di procedure che vengono effettuate per via femorale: circa 3.000 all’anno, in alternativa agli interventi di chirurgia open, ovvero di chirurgia tradizionale, che prevedono l’apertura del torace o dell’addome.

I motivi principali di questo successo sono da ricercarsi negli importanti vantaggi che il paziente ottiene sottoponendosi a queste procedure e nell’evoluzione dei materiali e delle tecnologie ammesse, che contribuiscono a renderle sempre più sicure ed efficaci.

“L’ endoprotesi viene introdotta con un catetere in un vaso arterioso periferico, per correggere prevalentemente aneurismi dell’aorta toracica o addominale - afferma il Professor Luigi Inglese, Responsabile dell’U.O. di Cardiologia e Emodinamica Interventistica dell’IRCCS Policlinico San Donato - Il vantaggio principale per il paziente è indubbiamente legato all’utilizzo di una metodica mini invasiva e che offre buoni risultati. I pazienti candidati a questa procedura sono solitamente anziani e soggetti con condizioni fisiche generali non ottimali, che renderebbero l’intervento chirurgico tradizionale più rischioso”.

Come in tutti i campi anche in questo, il vertiginoso progresso delle tecnologie e la necessità di verifica dei risultati clinici si pongono come questioni di grande attualità. Per questo, sabato 21 marzo presso l’ IRCCS Policlinico San Donato, si sono confrontati radiologi, cardiologi interventisti e chirurghi vascolari, con l’obiettivo di verificare le singole esperienze nell’ottica di ottimizzare i risultati clinici di queste procedure.

In particolare, verranno sottoposti a verifica gli interventi cosiddetti “ibridi”, cioè che comprendono un accesso chirurgico aperto associato ad un secondo momento endovascolare, per ridurre l’invasività e il rischio della procedura chirurgica e garantire, al meglio delle possibilità, l’affidabilità e la durata della procedura endovascolare.

Il tutto richiede, quindi, un lavoro di equìpe medico - chirurgica strettamente intergrato anche ai presidi diagnostici e alle cure intensive che devono precedere e seguire questi interventi.
 

 

 






 
 
 
 

  



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