L’interesse medico verso
le procedure poco invasive, che rispettino l’integrità fisica del
paziente e al contempo assicurino validi risultati terapeutici, è oggi
di grande attualità.
Le procedure endovascolari sono sempre più frequentemente impiegate nel
trattamento della malattia aneurismatica, in particolare nell’aneurisma
dell’aorta toracica e addominale.
Il nostro paese ha attualmente il record europeo per il numero di
procedure che vengono effettuate per via femorale: circa 3.000 all’anno,
in alternativa agli interventi di chirurgia open, ovvero di chirurgia
tradizionale, che prevedono l’apertura del torace o dell’addome.
I motivi principali di questo successo sono da ricercarsi negli
importanti vantaggi che il paziente ottiene sottoponendosi a queste
procedure e nell’evoluzione dei materiali e delle tecnologie ammesse,
che contribuiscono a renderle sempre più sicure ed efficaci.
“L’ endoprotesi viene introdotta con un catetere in un vaso arterioso
periferico, per correggere prevalentemente aneurismi dell’aorta toracica
o addominale - afferma il Professor Luigi Inglese,
Responsabile dell’U.O. di Cardiologia e Emodinamica Interventistica
dell’IRCCS Policlinico San Donato - Il vantaggio principale per il
paziente è indubbiamente legato all’utilizzo di una metodica mini
invasiva e che offre buoni risultati. I pazienti candidati a questa
procedura sono solitamente anziani e soggetti con condizioni fisiche
generali non ottimali, che renderebbero l’intervento chirurgico
tradizionale più rischioso”.
Come in tutti i campi anche in questo, il vertiginoso progresso delle
tecnologie e la necessità di verifica dei risultati clinici si pongono
come questioni di grande attualità. Per questo, sabato 21 marzo
presso l’ IRCCS Policlinico San Donato, si sono confrontati radiologi,
cardiologi interventisti e chirurghi vascolari, con l’obiettivo di
verificare le singole esperienze nell’ottica di ottimizzare i risultati
clinici di queste procedure.
In particolare, verranno sottoposti a verifica gli interventi cosiddetti
“ibridi”, cioè che comprendono un accesso chirurgico aperto associato ad
un secondo momento endovascolare, per ridurre l’invasività e il rischio
della procedura chirurgica e garantire, al meglio delle possibilità,
l’affidabilità e la durata della procedura endovascolare.
Il tutto richiede, quindi, un lavoro di equìpe medico - chirurgica
strettamente intergrato anche ai presidi diagnostici e alle cure
intensive che devono precedere e seguire questi interventi.