Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 19/03/2009

 

Nuova cura per la depressione con una pila


Curare le forme gravi e farmaco-resistenti di depressione con una stimolazione alimentata da una pila: è quanto emerge da uno studio condotto dal Centro Clinico per la Neurostimolazione della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena diretto dal professor Alberto Priori dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’equipe medica della Clinica Villa Santa Chiara di Verona, coordinata dal dottor Marco Bortolomasi, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Journal of Affective Disorders.


Si tratta di una metodica, descritta nel 1998 dallo stesso Priori, poi diffusasi in tutto il mondo, di modulazione non invasiva dell’attività cerebrale denominata “Stimolazione transcranica con correnti dirette” o “transcranial Direct Current Stimulation (tDCS)”. La tDCS (che nulla ha a che vedere con l’elettroshock) consiste nell’applicazione di due elettrodi sulla cute del cranio che vengono poi connessi ad un dispositivo simile ad una pila che rilascia una corrente continua di bassa intensità (1-2 mA) per alcuni minuti. Tale protocollo determina modificazioni funzionali cerebrali senza che il soggetto percepisca alcuna sensazione e che persistono anche per ore dopo che la corrente è stata interrotta. Potrebbe essere utilizzata in quei pazienti - circa il 30% dei 5 milioni di italiani colpiti dalla depressione - affetti da forme molto gravi della malattia, che non rispondono ai farmaci antidepressivi e rappresentano una popolazione di difficile gestione, con elevato rischio suicidario ed elevati costi sociali. “Questa metodica, seppur ancora sperimentale, vista la sua semplicità ed efficacia potrebbe essere utilizzata nel prossimo futuro come terapia coadiuvante nella depressione grave in ambiente ospedaliero o ambulatoriale” - spiega la dottoressa Roberta Ferrucci del Centro per la Neurostimolazione della Fondazione. L’impiego di tale metodica potrebbe avere anche delle ricadute pratiche. “Consentendo una riduzione del tempo di ricovero - aggiunge lo psichiatra Bortolomasi - tale metodica permetterebbe anche un notevole abbattimento delle spese per il Sistema Sanitario Nazionale”.


Lo studio ha valutato l’effetto della tDCS in pazienti con depressione maggiore grave e resistente ai farmaci antidepressivi. 15 pazienti sono stati sottoposti a tDCS due volte al giorno per cinque giorni consecutivi riportando tutti un marcato miglioramento già dopo cinque giorni e che si manteneva per diverse settimane. Seppure lo studio sia ancora preliminare e su un piccolo numero di individui, i risultati indicherebbero una nuova possibilità per il trattamento della depressione grave farmacoresistente.
"Le forme depressive farmaco-resistenti, pur essendo una minoranza, costituiscono un rilevante problema per il sistema sanitario nazionale - spiega il professor Carlo Altamura, Direttore U.O. Psichiatria della Fondazione e ordinario all’Università degli Studi di Milano - Sono quei casi in cui si sono registrati almeno tre tentativi consecutivi falliti di trattamento con farmaci differenti. La loro gestione clinica è spesso complessa e necessita di essere affrontata in ambiente ospedaliero da equipe specializzate.
Ritengo che quando gli effetti della tDCS nella malattia depressiva grave saranno confermati in un’ampia casistica di pazienti, la metodica possa rappresentare un grande progresso nella gestione di tali malati, molto sofferenti e, spesso, ad elevato rischio suicidario”.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 121 milioni le persone affette da depressione. In Italia si stimano 5 milioni di cittadini colpiti, con una spesa sanitaria di 15 miliardi di euro l’anno. Seppure la terapia farmacologica sia efficace in molti casi, circa il 30% dei pazienti sviluppa forme molto gravi che non rispondono ai farmaci. Per tali pazienti gravi sono disponibili trattamenti invasivi e traumatici, spesso poco accettati dal paziente stesso.
 

 

 






 
 
 
 

  



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