Negli
ultimi decenni, ecco comparire il soprappeso. Ma che cosa è successo, di
così sconvolgente, in quest’ultimo, brevissimo, periodo?
Vanotti: Brevissimo rispetto alla storia della specie umana: si
tratta degli ultimi cinquant’anni. In particolare dopo la fine della
seconda guerra mondiale. Da una parte, l’accelerazione delle
trasformazioni dell’organizzazione del lavoro ha ridotto il dispendio
energetico obbligatorio (pensiamo a chi lavorava nelle fonderie d’una
volta, o mieteva il grano con la falce); dall’altra parte, è cresciuta
molto, nel Nord del mondo, la disponibilità di cibo ricco di calorie.
Questi due fattori hanno fatto pendere l’ago della bilancia verso
l’obesità.
In sostanza, ingrassiamo perché ognuno di noi mangia molto di più e
fatica molto di meno, rispetto alle generazioni precedenti?
Vanotti: Sì. Infatti il peso forma corrisponde ad una situazione
di equilibrio fra le calorie che introduciamo attraverso gli alimenti e
quelle che consumiamo. Oltretutto l’arte culinaria sa far apparire
leggero ciò che non lo è affatto: penso per esempio a un piatto di
ravioli alla panna ben cucinato o al risotto col pesce persico. Il
grasso non si vede ma è stato assorbito in grande quantità.
Non mi è chiaro il riferimento alla fatica. Certo oggi il lavoro,
mediamente, impegna molto meno i muscoli, ma questo non vuol dire che
non si arrivi alla sera stanchi morti!
Vanotti: E’ vero, il lavoro è ancora faticoso; ma si tratta, per
molti di noi, di fatica prevalentemente mentale, che non comporta un
alto consumo di calorie. Il nostro cervello consuma può o meno intorno
alle duecento calorie al giorno; e questo vale tanto per un
intellettuale che studia argomenti molto complessi, quanto per un
ragazzino che sta tutto il giorno seduto davanti al televisore. La
stanchezza mentale è reale, ma non comporta dispendio di calorie e
quindi non influisce affatto sul peso.
Quali sono questo malattie nuove causate dalla ricerca della
perfezione?
Vanotti: Soprattutto l’anoressia e l’ortoressia.
Ortoressia? Che cos’è?
Vanotti: E’ la ricerca ossessiva del cibo che dia salute. Oggi ci
sono persone che si sottopongono, senza alcun motivo, a diete
estremamente restrittive, che escludono assolutamente alcuni gruppi di
sostanze alimentari essenziali. Penso per esempio ad alcune diete
vegetariane molto strette, per lo più condotte senza un adeguato
controllo medico, che possono avere conseguenze molto gravi: debolezza
muscolare, tremori, caduta dei capelli, screpolature e invecchiamento
della pelle.
Vuol dire che ci troviamo a passare fra Scilla e Cariddi: fra il fast
food e ore e ore di fatica in palestra?
Vanotti: Proprio così; da una parte l’obesità dilaga, dall’altra
parte c’è la ricerca spasmodica del dimagramento, condotta a volte in
modo ossessivo, fanatico, pericoloso per la salute. E tutto questo
comincia fin da bambini. Soprattutto l’imposizione di un modello di
bellezza femminile orientato sulla restrizione delle misure comincia
dalle bambole più famose e diffuse.
Sono pericolose anche le bamboline?
Vanotti: Una ricerca condotta da studiosi americani ha dimostrato
che, proiettando le misure della più nota fra le bambole moderne - ormai
imitata anche dalle bamboline di poco prezzo importate dalla Cina – si
ha una donna alta un metro e ottantadue, che pesa quarantaquattro chili
e ha un indice di massa corporea di 13,3. Secondo i protocolli medici
dovrebbe essere immediatamente ricoverata, per rischio di malnutrizione
grave.
Qualche esempio di come i produttori e i venditori riescano a
strumentalizzare affermazioni scientifiche in sé valide?
Vanotti:A proposito della dieta mediterranea, da tutti
riconosciuta come salutare, una di queste società aveva scritto che
ovviamente non si tratta di una dieta dimagrante. Parecchie aziende ne
hanno subito approfittato per propagandare i loro prodotti dimagranti
come necessari per combattere i supposti danni della dieta mediterranea.
Bere le gocce per il naso
Vanotti: Persino il Gabibbo di Striscia la notizia, di recente,
ha preso in castagna un medico che prescriveva una pillola dimagrante,
proposta come omeopatica, naturale, fra i cui componenti ci sono
derivati anfetaminici. Ma c’è di peggio; ormai l’ossessione di dimagrire
induce, soprattutto le ragazzine, a fare un uso improprio e
pericolosissimo di farmaci destinati ad altri scopi, contenenti sostanze
della famiglia delle anfetamine: un esempio. Di recente mi è arrivata in
ambulatorio una ragazza di diciannove anni, che mi ha chiesto come
dimagrire. In realtà era lievemente sottopeso e per di più aveva un
atteggiamento ipercinetico, non riusciva proprio a stare ferma, e aveva
la pressione troppo alta per la sua età. Le ho chiesto se avesse mai
assunto qualche farmaco che potesse averle alzato la pressione; dapprima
ha negato ostinatamente, poi però a un certo punto mi ha chiesto: “Fa
male bere le gocce per il naso?”Le ho risposto che anzitutto fa schifo,
perché a questi prodotti decongestionanti, che contengono anfetaminici,
vengono aggiunti correttori del sapore irritanti, proprio per evitare
che qualcuno le beva. Poi naturalmente le ho spiegato quanto siano
nocive; alla fine ho scoperto che ne beveva addirittura un flacone al
giorno, per eliminare lo stimolo della fame. E aveva avuto questo
suggerimento da una compagna di scuola.
Come si spiega la diffusione di un atteggiamento come quello
dell’anoressico, che sta all’estremo opposto?
Vanotti: Si spiega benissimo: una delle chiavi di lettura
dell’incremento di questa patologia individua, fra le cause primarie,
precisamente l’estrema difficoltà dei genitori e di tutta la famiglia a
resistere alle manifestazioni anche minime di sofferenza o di disappunto
del bambino, di fronte alle difficoltà. Per questo i genitori si
impegnano addirittura a prevenire qualunque minima manifestazione di un
disagio o di un bisogno.
Qualche esempio di “imbrogli” industriali
Vanotti: Me ne vengono in mente tre. Gli spaghetti a base di
farina di riso non contengono glutine e quindi sono utili soltanto per
l’1% della popolazione, le persone quelli che soffrono di malattia
celiaca. Ma il mercato viene reso molto più vasto etichettandoli come
pasta dietetica. Nella mente delle persone, dietetico significa
dimagrante, anche se in questo caso non è assolutamente vero. Poi ci
sono gli alimenti, come burro, o biscotti… venduti con l’etichetta
“senza colesterolo”. Molto spesso non contengono colesterolo ma
contengono più grassi saturi, che aumentano la produzione di colesterolo
da parte del nostro corpo. Ultimo esempio, i dolci o i succhi di frutta
“senza zucchero aggiunto”. Per la legislazione italiana il termine
zucchero indica soltanto il saccarosio, quello ricavato dalla canna o
dalla barbabietola. Molto spesso però in questi prodotti c’è una
notevole quantità di altri zuccheri come fruttosio [e maltosio], che
hanno lo stesso contenuto calorico e diabetogeno del saccarosio.
Gabrielli: Per quindici anni ho allenato squadre di calcio di
ragazzini e mi sono convinto che, dietro questi comportamenti dei
genitori, ci sia un triplice errore: in primo luogo, non vengono
rispettati i naturali ritmi di adattamento all’ambiente dei bambini;
inoltre si aggirano le difficoltà - che per altro possono anche essere
solo iniziali - connesse ad un determinato sport, e questo ostacola la
crescita armonica della personalità del bambino; infine, lo sport non è
più un fecondo momento della formazione del sé, ma si riduce a
competitività esasperata, diventando così specchio fedele della società
in cui viviamo, secondo cui vali in base al ruolo che rivesti.
E le femmine?
Vanotti: La bambina in sovrappeso comincia subito ad avere
difficoltà col proprio corpo; vive male la distribuzione del grasso che
la distingue dalle altre, o la comparsa della cellulite; anche quando si
tratta di un cambiamento fisico ancora molto contenuto. E’ a questo
punto che vanno ascoltate, perché per loro è un problema reale e serio,
anche se non siamo ancora nella patologia. Troppo spesso, sia i genitori
che i medici di famiglia sottovalutano questo disagio e non danno quelle
risposte immediate che sarebbero sicuramente efficaci.
Così si perde l’occasione di intervenire per tempo, rimuovendo non
solo un disagio, ma anche un rischio per la salute. E per le bambine
obese sarà anche peggio; immagino.
Vanotti: Proprio su questo punto la ricerca ha dato il risultato
più sorprendente: le bambine obese non hanno un’immagine di sé negativa;
anzi molte volte si cullano in questa nuova situazione, nella quale si
sentono particolarmente protette. Infatti si rinchiudono sempre più in
pochi ambiti: la famiglia, la casa dei nonni, pochi amici, sempre gli
stessi. Qui si sentono accettate e sempre gratificate.
Perciò si rassegnano?
Vanotti: Non è rassegnazione, anzi, nella maggior parte dei casi,
non vogliono dimagrire, come se avessero raggiunto una situazione
ideale, che permette loro di vivere più protette, senza bisogno di
misurarsi con le sollecitazioni e le potenziali frustrazioni che possono
provenire dal mondo esterno. Sono bambine che stanno molto in casa e non
desiderano uscire, perché in famiglia si trovano bene. In questo senso
l’ambiente familiare - paradossalmente come per le anoressiche – rischia
di diventare invischiante. E’ una cosa terribile da dire, ma alcune
famiglie hanno bisogno di un componente da tenere sempre sotto
controllo; purtroppo un figlio debole può diventare un’occasione per i
genitori di sentirsi indispensabili.
Insomma, l’obesa è la ragazzina che, arrivata a quindici anni, non si
ribellerà ai genitori perché vuole andare in vacanza con gli amici: darà
a mamma e papà la soddisfazione di andare ancora al mare o in montagna
con loro?
Vanotti: Proprio così; anche se magari i genitori convincono
persino se stessi di volere il contrario, la crescita dell’autonomia
della figlia. Invece nella realtà, in molti casi, si instaurano nella
famiglia dei complessi equilibri che, per lo più inconsciamente, nessuno
vuole scardinare. Per esempio, in qualche caso, il fratello o la sorella
di una bambina obesa in trattamento da me, che stava cominciando a
dimagrire, mi ha mostrato palesemente la preoccupazione che tale
cambiamento avrebbe comportato altri cambiamenti rischiosi. Avevano
anzitutto paura di perdere la loro libertà, se i genitori avessero
cessato di occuparsi quasi esclusivamente della bambina obesa.
Una buona vecchiaia non si improvvisa. Come preparasi dunque, a
questa fase ultima della vita?
Gabrielli: Invecchiare bene, o perlomeno nel miglior modo
possibile, deve essere il compito di ogni frammento della nostra vita.
In questo senso la cura dei libri, la biblioterapia, costituisce un
farmaco davvero prezioso per sopportare i morsi del tempo e ricollocare
la propria irripetibile umanità entro nuovi scenari esistenziali, non
più contrassegnati dall’estasi della velocità, ma dai ritmi lenti e
pensosi, nei quali assaporare tutta la ricchezza delle proprie risonanze
interiori. Insomma, la vecchiaia dovrebbe essere il momento in cui la
parola che si è fatta storia subentra al gesto produttivo.
Comunque, per invecchiare bene, per evitare il rischio di ripiegarsi
su se stessi e sui propri malanni, è fondamentale, prima di tutto, star
bene fisicamente. Che cosa ci consiglia, il medico, a questo proposito?
Vanotti: La risposta è sempre la stessa; lo abbiamo già ripetuto
molte volte: evitare gli eccessi, sia il troppo che il poco. Un
consiglio che vale per tutto: l’alimentazione, l’esercizio fisico, lo
stress. E’ chiaro che, con l’avanzare degli anni, diminuisce la capacità
degli organi di adattarsi a tutti gli eccessi: un ragazzo può
permettersi di mangiare una torta intera e poi riequilibrarsi in breve
tempo; un anziano non può farlo. E ricordiamoci che l’età biologica
cambia da persona a persona; e anche nella stessa persona i diversi
organi si adattano all’invecchiamento in modo diverso. Quel che conta è
sapersi conoscere, ammettere i propri limiti e riuscire a mantenere un
ragionevole equilibrio.
Questo significa che dobbiamo evitare, prima di tutto, un lungo
elenco di alimenti, che ci viene ricordato molto spesso, dai giornali,
dai consigli degli amici, dal nostro medico…?
Vanotti: E’ vero che, se mangi troppo formaggio, o troppi dolci,
o cibi troppo salati, questo può determinare alterazioni dell’equilibrio
fisico che vanno evitate, come l’eccesso di colesterolo, il rischio di
diabete e di ipertensione. Ma anche qui non bisogna esagerare: una certa
permissività può diventare terapeutica.
Questa affermazione mi piace proprio! Nessuno se la aspetterebbe da
un dietologo. Davvero siete voi a raccomandarci di non esagerare con le
privazioni e le proibizioni?
Vanotti: In effetti da qualche tempo, si sta riflettendo
sull’aspetto negativo delle proibizioni: se sono troppe, molte persone
sono tentate di trasgredire. Anche le indicazioni dietetiche che a volte
vengono fornite sono troppo rigide. Perciò succede che sono seguite per
un certo periodo, con buoni risultati, ma è difficilissimo che vengano
portate avanti.
Che fare, dunque? Come consigliare una dieta sana che non sia
punitiva?
Vanotti: Ci viene in aiuto la nutriceutica, che si è molto
affermata negli ultimi due anni. Come si capisce dalla parola stessa, si
tratta dell’individuazione di alcuni alimenti che hanno anche effetti
farmacologici positivi. L’alimento cioè non viene più visto soltanto
come fonte di calorie, grassi e proteine, ma viene valorizzato per i
suoi possibili effetti farmacologici.
Quali sono questi alimenti che hanno anche un effetto decisamente
positivo sulla nostra salute?
Vanotti: Alcuni sono proprio fra quelli che abbiamo sempre
escluso dalle diete, come per esempio il cioccolato, il vino rosso, o la
salsa di pomodoro.