L’intervento
ha lo scopo di delineare gli orizzonti anzitutto antropologici e - come
conseguenza - etici all’interno dei quali ha luogo l’esperienza
drammatica della sofferenza del bambino. Tale esperienza costituisce il
paradigma dell’ingiustizia subita dall’uomo - come magistralmente
descritto da Dostoevskij nel monologo di Ivan Karamazov - e rappresenta
un vero scoglio filosofico su cui costantemente si infrangono i
tentativi di spiegazione tanto del pensiero religioso quanto di quello
laico. Il dolore del bambino, lo scandalo estremo del dolore innocente,
giudica e al medesimo tempo rende necessariamente rigorosi i necessari
approcci della medicina e delle politiche sociosanitarie, sollecitando
la creazione o la ri-creazione di un tessuto familiare, sociale e
ospedaliero in grado di accogliere con il massimo livello di cura le
sofferenze dei pazienti, dei parenti, dei medici e del personale
sanitario, della società nel suo complesso.
E’ possibile formulare diagnosi “vere” in neuropsichiatria infantile?
Il primo passo importante per uno studio epidemiologico che si proponga
di valutare qual è il carico psicosociale di un disturbo e l’efficacia
di un intervento preventivo è la descrizione puntuale e precisa della
numerosità dei soggetti affetti da quel particolare disturbo.
Mentre per molte patologie questo è abbastanza facilmente praticabile,
così non è nella psicopatologia infantile:
la difficoltà nel raccogliere i sintomi: i bambini sono spesso imprecisi
e incapaci di descrivere i loro comportamenti
la
necessità di ricorrere a indicatori indiretti: il comportamento
osservabile
la necessità di ricorrere alle indicazioni di informatori diversi: care
givers
la sistematica interferenza del fattore “sviluppo” che modifica
rapidamente schemi e risposte
la influenza del fattore ambientale sia condiviso che non condiviso che
può modulare il manifestarsi fenomenico dei comportamenti
i
diversi fattori culturali all’interno dello stesso contesto
Anche a causa di queste difficoltà, si è sviluppato più lentamente e con
maggiori imprecisioni una tassonomia psichiatrica descrittiva che ha poi
faticato ad essere condivisa.
Di conseguenza, solo negli ultimi due decenni si è sentito l’esigenza di
sviluppare degli strumenti di valutazione che potessero identificare
accuratamente i casi di patologia psichica, attraverso il tentativo di
trasporre la tassonomia corrente (principalmente il DSM e l’ICD) in
questionari, interviste ed altri sistemi adatti a raccogliere
informazioni e a trasformarle in categorie diagnostiche
Negli anni più recenti (sostanzialmente dalla comparsa del DSM-IV e
dell’ICD-10) l’epidemiologia psichiatrica ha dovuto arrendersi
all’evidenza che esistono dei limiti intrinseci a qualunque strumento
scelto sia esso un intervista strutturata, semi-strutturata od un
questionario, che daranno origine ad una gamma di stime di prevalenza
differenti a seconda dei criteri diagnostici utilizzati.
Questo ha portato a sviluppare un approccio più maturo al problema delle
valutazioni psichiatriche, accettando il limite derivante dal fatto che
qualunque sistema di valutazione non può certo essere migliore, o
superare i limiti intrinseci, al sistema diagnostico (tassonomici) a cui
si riferisce.
Le difficoltà diagnostiche sono cioè intrinseche proprio al sistema
fenomenico di riferimento (il sistema Dsm o ICD) che pure è il sistema
di gran lunga più efficace nel definire lo stato di patologia o meno.
Gli stessi studi epidemiologici hanno messo in evidenza come le
interviste psichiatriche altamente strutturate siano molto più
affidabili del giudizio clinico, e siano quanto di più vicino al ‘gold
standard’ della diagnosi attualmente disponibile.
E’ altresì chiaro come non esista l’intervista ‘perfetta’ ma che le
proprietà psicometriche delle principali interviste attualmente
disponibili siano più o meno le stesse: siano queste principalmente
basate su chi risponde (intervista strutturata DISC),
sull’intervistatore (semi-strutturata CAPA) oppure basata sull’approccio
‘best-estimate’ come la DAWBA.
La scelta di quale sia la migliore intervista dipende quindi
principalmente da quali sono le finalità a cui si vuole rispondere e da
quali sono le risorse disponibili nei diversi ambiti clinici e
epidemiologici.
Il web counseling: una piattaforma informatica a supporto della rete
dei servizi
Il servizio Medea Counseling (www.webcounseling/medea) è una piattaforma
web progettata e implementata come mezzo per la diffusione e la
condivisione della conoscenza nell’ambito della psicopatologia dell’età
evolutiva. Essa fornisce strumenti di screening accurati e
scientificamente validati (Achenbach, 2001; Conners, 1997; Nobile et al.,
2001; Goodman et al, 2000), accessibili on-line dagli specialisti dei
servizi territoriali che effettuano la registrazione al portale. Tali
strumenti permettono di identificare in tempo reale le aree emotive e
comportamentali problematiche nel bambino e nell’adolescente.
La piattaforma si configura come una risorsa ed un supporto per la rete
territoriale sei servizi di Neuropsichiatria Infantile, e costituisce un
progetto pilota che si propone differenti obiettivi:
fornire strumenti (questionari e scale di valutazione) utilizzabili
on-line e scaricabili;
offrire consulenza sull’uso dei test e sulla lettura e l’interpretazione
dei profili per i casi più complessi e su richiesta;
creare una rete tra i servizi territoriali che accedono al sistema,
attraverso la partecipazione a forum e la diffusione di newsletter;
organizzare un punto di raccolta di dati utili per la ricerca clinica
sulla psicopatologia in età evolutiva.
Il portale permette l’accesso e la compilazione on-line di tre
questionari – Child Behavior Check-List (CBCL) 6-18; Conners rating
Scale-Revised (CRS-R); Strenghts and Difficulties Questionnaire (SDQ) –
e di un’intervista clinica strutturata – The Development and Well Being
assessment (DAWBA), nelle diverse versioni per genitori, per insegnanti
e per i ragazzi stessi.
L’obiettivo è quello di promuovere l’utilizzo dei test presenti on-line
sia come procedure di routine per l’assessment dei disturbi
emotivo-comportamentali sia come strumenti di supporto per il
monitoraggio dei trattamenti. La raccolta dei dati all’interno del
portale consente inoltre di seguire i pazienti nel tempo e sul
territorio, garantendo l’adeguatezza delle procedure di valutazione e
dell’impostazione terapeutica.
Il portale fornisce poi una ordinata e ragionata raccolta di risorse di
carattere scientifico (pubblicazioni, ricerche, letteratura aggiornata)
riservate ai professionisti che accedono al servizio.
I test danno la possibilità di raccogliere informazioni sulle
manifestazioni emotive e comportamentali del bambino e dell’adolescente
in diversi contesti di vita e provenienti da molteplici fonti di
informazione (genitori, insegnanti, bambini). Tutto ciò, come comprovato
dai dati della ricerca scientifica internazionale, costituisce un
contributo fondamentale per riconoscere correttamente descrivere in modo
accurato la presenza di sintomi picopatologici, formulare diagnosi
cliniche adeguate ed in ultima analisi, per impostare e progettare
interventi terapeutici e riabilitativi sempre più specifici per il
paziente.
La salute mentale nel bambino: integrazione di servizi e saperi
Se l’obiettivo della salute mentale in generale deve essere perseguito
non solo attraverso politiche generali, e non esclusivamente di sanità
pubblica, ma anche attivando uno sforzo collettivo di una rete di
servizi, la salute mentale in infanzia richiede una particolare
attenzione al contesto complessivo di vita del bambino, alle sue
relazioni famigliari alla realtà scolastica e sociale circostante.
Sicuramente la realtà esistenziale, affettiva e cognitiva dell’individuo
è iscritta fortemente nella sua infanzia con tutta la variabilità e
individualità delle interazioni famigliari scolastiche e sociali.
Le variabili da considerare divengono quindi non solo i servizi di
neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e i servizi di
psichiatria, ma anche la pediatria di libera scelta e la medicina di
base, l’organizzazione scolastica e la rete sociale e sociosanitaria
I servizi di salute mentale per l’infanzia devono condurre poi alla
considerazione non solo degli interventi preventivi e di presa in cura
delle patologie psichiatriche ma anche delle attività per le disabilità
infantili, in particolare per quelle intellettive e mentali, attività
che ritrovano le loro origini ideali e operative nelle iniziali
politiche di deistituzionalizzazione e di contrasto alla realtà
“speciale” della scuola degli anni ’60.
Il ruolo della scuola in una corretta prassi valutativa dei bisogni
dei bambini
La valutazione svolge diverse funzioni:
Funzione diagnostica: viene condotta al momento di intraprendere un
processo di insegnamento-apprendimento ed è destinata ad accertare la
dimensione (qualitativa e quantitativa) di quelle variabili relative al
comportamento e all'apprendimento del bambino che sono direttamente
implicate in tale processo
Funzione formativa: ha lo scopo di fornire una informazione continua e
analitica circa il modo in cui ciascun bambino procede nell'itinerario
di apprendimento
Funzione orientativa: promuove decisioni orientate, con l'assunzione
della responsabilità delle scelte effettuate mediante l'attivazione di
opportune strategie di intervento
Funzione conoscitiva: implica la conoscenza approfondita dei bambini per
rilevarne attitudini, competenze, abilità, comportamenti, al fine di
disegnare percorsi didattici adeguati
Funzione prognostica: convalida o smentisce, in tutto o in parte, le
ipotesi formulate nell'ambito di piani sperimentali o di progetti
operativi
Funzione autovalutativa: attività di valutazione che gli attori del
sistema effettuano sul proprio operato
Funzione sommativa: consiste in una sorta di bilancio consuntivo dei
processi di insegnamento-apprendimento realizzati in un determinato
periodo di tempo
Una valutazione orientata alla promozione del processo di crescita del
bambino esplorerà tutte queste funzioni a seconda dei momenti e degli
obiettivi dell’intervento educativo. Ma non va dimenticato che le
prestazioni, i comportamenti, gli apprendimenti del bambino non hanno
luogo in un ambiente asettico, ma sono strettamente legati al contesto o
meglio all'interazione che il bambino costruisce con il contesto,
intendendo con questo termine non solo un luogo fisico, ma anche uno
spazio psicologico e relazionale, un luogo comunicativo, un'entità
sociale, una dimensione organizzativa. Le “prestazioni” del bambino non
possono essere considerate astrattamente o in senso assoluto ma in
relazione alla qualità dell'offerta formativa. In altre parole, possiamo
considerare l'enfasi posta sull'interazione soggetto-contesto (almeno a
livello teorico) come l'invito ad allestire occasioni e situazioni
formative in grado di sollecitare l'apprendimento e la crescita del
bambino. Come dire che non possono essere addebitati al solo bambino
eventuali insuccessi in campo scolastico ed educativo, perché la qualità
della risposta dipende anche dalla qualità dell'offerta formativa.
L'atto valutativo va sempre "contestualizzato", ossia riferito a quel
bambino in quel particolare contesto, fatto di climi, relazioni,
atmosfere, ritmi e offerte educative ben precisi. Le risposte del
bambino, dunque, possono essere più o meno ricche o evolute a seconda
della ricchezza e del grado di evoluzione del contesto.