Fumo, attività fisica e dieta influenzano il rischio di malattie
cardiovascolari, compreso l'ictus: sono queste le 4 combinazioni di
fattori comportamentali correlati all’ictus con una incidenza doppia
rispetto alle persone senza alcun fattore di rischio. E’ quanto si
sostiene in un articolo pubblicato su BMJ online 2009 del 20/2/2009.
L'associazione fra il rischio di ictus e questi elementi risulta
costante fra popolazioni diverse, e permane sia negli studi
osservazionali che in quelli randomizzati: preoccupa però la scarsità di
soggetti che adottino uno stile di vita che protegga dall'ictus.
Ci sono altri fattori che possono aumentare il rischio di incorrere in
un ictus: ipertensione, alcune cardiopatie, diabete, sovrappeso, eccesso
di colesterolo, sedentarietà, fumo e abuso di alcol.
L’ipertensione
L’ipertensione è una condizione cronica in cui la pressione del sangue
nelle arterie è più alta del normale.
Un certo livello di pressione arteriosa è necessario affinché il sangue
possa scorrere in tutto il sistema circolatorio, assicurando il
necessario nutrimento ai tessuti dell’organismo. Il cuore batte
ritmicamente e in tal modo pompa il sangue lungo le arterie: la forza
esercitata dal flusso sanguigno contro le pareti dei vasi è la pressione
arteriosa. Il momento in cui la pressione è più alta corrisponde alla
fase di contrazione (detta “sistole”) della pompa cardiaca, vale a dire
a quella che viene chiamata “pressione sistolica”. Il momento in cui la
pressione è più bassa tra due successivi battiti del cuore è invece la
“pressione diastolica” (la “diastole” è infatti il termine con cui viene
chiamata la fase di rilassamento della pompa cardiaca).
La pressione con cui il sangue scorre nelle arterie aumenta se le pareti
di questi vasi si induriscono e perdono la loro elasticità, si
restringono di diametro o si ostruiscono.
In questi casi il cuore deve pompare più forte per opporsi all’aumento
delle resistenze che ostacolano il flusso sanguigno e per fare in modo
che il sangue irrori tutti i tessuti dell’organismo evitando fenomeni di
“ischemia”, vale a dire situazioni in cui non arriva abbastanza ossigeno
ai tessuti per un deficit nell’apporto sanguigno.
140-90 sono i valori massimi consentiti della pressione arteriosa,
secondo la Società Europea di Cardiologia e la Società Internazionale
dell’Ipertensione, che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità (Oms).
La pressione alta è un nemico silenzioso perché fino a quando non
produce danni evidenti agli organi, non ci sono sintomi che ne segnalino
la presenza. Oggi infatti molte persone sono ipertese e non sanno di
esserlo. Essere ipertesi vuol dire avere valori di pressione sanguigna
costantemente al di sopra della norma, anche quando si è distesi e
tranquilli. È importante controllare regolarmente la pressione arteriosa
anche perché se adeguatamente trattata, essa smette di rappresentare un
pericolo per la nostra salute. In ogni caso è indispensabile sempre
rivolgersi al medico, il quale proporrà al paziente la terapia
farmacologica più sicura e più adatta al singolo caso.
Il diabete
Il diabete è una malattia in cui i livelli di glucosio nel sangue sono
costantemente sopra i valori normali (126 mg/dl). In Italia il 9% degli
uomini e il 6% delle donne sono diabetici, mentre il 9% degli uomini e
il 5% delle donne sono in una condizione di rischio, con valori della
glicemia compresi tra 110 e 125 mg/dl.
Nel tempo, il diabete porta ad alterazioni delle pareti dei vasi
sanguigni, sia delle arterie più grandi che dei capillari, con
conseguente aumento del rischio di ictus.
Nel diabete di tipo 2, quello più frequente che si manifesta in età
adulta e spesso dipende dall’eccesso di peso, la dieta è la migliore
arma preventiva. Un’alimentazione equilibrata e non troppo ricca di
zuccheri, insieme al controllo del peso corporeo e della glicemia (basta
un semplice esame del sangue) consente di tenere lontano il pericolo.
Il sovrappeso
L’eccesso di peso aumenta il rischio combinato di colesterolo alto e
diabete. Facilmente infatti, chi tende a salire di peso ha anche una
dieta molto ricca ed è quindi più a rischio di presentare valori elevati
di colesterolo e glicemia. Avere il colesterolo totale nel sangue che
supera i 240 mg/dl o il colesterolo buono HDL inferiore a 35 mg/dl
aumenta il rischio di ictus. In Italia il 21% degli uomini e il 25%
delle donne ha il valore della colesterolemia totale uguale o superiore
a 240 mg/dl.
Il 36% degli uomini e il 33% delle donne è in una condizione di rischio
con colesterolemia compresa fra 200 e 239 mg/dl. Per tenere sotto
controllo la situazione occorre limitare l’introito di calorie,
riducendo soprattutto i piatti più elaborati. Una dieta eccessivamente
ricca di grassi di origine animale (derivati del latte, carni grasse
salumi…) è collegata a un aumento di colesterolo nel sangue, in
particolare di quello “cattivo” (colesterolo LDL), che tende a rimanere
nei vasi e quindi a facilitare placche aterosclerotiche lungo le
arterie.
La sedentarietà
La sedentarietà è in primo luogo collegata all'aumento di peso e quindi
alla possibilità di comparsa di obesità e diabete. Favorisce
l'insorgenza dell'ipertensione e inoltre aumenta il colesterolo
"cattivo" (legato alle lipoproteine, LDL). In Italia il 34% degli uomini
e il 46% delle donne non svolge alcuna attività fisica durante il tempo
libero.
Il fumo
Il fumo è un temibilissimo nemico dei vasi sanguigni. Ogni volta che si
aspira una sigaretta la nicotina viene assorbita dai polmoni, per poi
passare nel sangue circolante e fino al cervello. Con conseguenze
diverse, ma tutte negative: aumenta l’aggregazione piastrinica – cioè la
tendenza delle piastrine ad attaccarsi tra loro e formare coaguli nelle
arterie – aumenta la pressione arteriosa. Un ulteriore effetto negativo
è quello sull’attività dell’endotelio dei vasi arteriosi, di cui il fumo
impedisce il normale funzionamento: ciò porta all’aterosclerosi, che è
strettamente correlata all’ictus. Nella popolazione italiana l’abitudine
al fumo di sigaretta riguarda in media il 30% degli uomini e il 21%
delle donne.
I fattori di rischio non modificabili
Età, sesso e predisposizione familiare
L’età è il maggiore fattore di rischio non modificabile per l’ictus.
L’incidenza dell’evento cerebrovascolare aumenta con l’età e a partire
dai 55 anni raddoppia per ogni decade. La maggior parte degli ictus si
verifica dopo i 65 anni. Inoltre appartenere al sesso maschile e la
predisposizione familiare sono ulteriori fattori di rischio non
modificabili per il verificarsi di ictus