Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 06/03/2009

 

Fattori ambientali che favoriscono l’ictus


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Fumo, attività fisica e dieta influenzano il rischio di malattie cardiovascolari, compreso l'ictus: sono queste le 4 combinazioni di fattori comportamentali correlati all’ictus con una incidenza doppia rispetto alle persone senza alcun fattore di rischio. E’ quanto si sostiene in un articolo pubblicato su BMJ online 2009 del 20/2/2009. L'associazione fra il rischio di ictus e questi elementi risulta costante fra popolazioni diverse, e permane sia negli studi osservazionali che in quelli randomizzati: preoccupa però la scarsità di soggetti che adottino uno stile di vita che protegga dall'ictus.
Ci sono altri fattori che possono aumentare il rischio di incorrere in un ictus: ipertensione, alcune cardiopatie, diabete, sovrappeso, eccesso di colesterolo, sedentarietà, fumo e abuso di alcol.

L’ipertensione
L’ipertensione è una condizione cronica in cui la pressione del sangue nelle arterie è più alta del normale.

Un certo livello di pressione arteriosa è necessario affinché il sangue possa scorrere in tutto il sistema circolatorio, assicurando il necessario nutrimento ai tessuti dell’organismo. Il cuore batte ritmicamente e in tal modo pompa il sangue lungo le arterie: la forza esercitata dal flusso sanguigno contro le pareti dei vasi è la pressione arteriosa. Il momento in cui la pressione è più alta corrisponde alla fase di contrazione (detta “sistole”) della pompa cardiaca, vale a dire a quella che viene chiamata “pressione sistolica”. Il momento in cui la pressione è più bassa tra due successivi battiti del cuore è invece la “pressione diastolica” (la “diastole” è infatti il termine con cui viene chiamata la fase di rilassamento della pompa cardiaca).

La pressione con cui il sangue scorre nelle arterie aumenta se le pareti di questi vasi si induriscono e perdono la loro elasticità, si restringono di diametro o si ostruiscono.
In questi casi il cuore deve pompare più forte per opporsi all’aumento delle resistenze che ostacolano il flusso sanguigno e per fare in modo che il sangue irrori tutti i tessuti dell’organismo evitando fenomeni di “ischemia”, vale a dire situazioni in cui non arriva abbastanza ossigeno ai tessuti per un deficit nell’apporto sanguigno.

140-90 sono i valori massimi consentiti della pressione arteriosa, secondo la Società Europea di Cardiologia e la Società Internazionale dell’Ipertensione, che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

La pressione alta è un nemico silenzioso perché fino a quando non produce danni evidenti agli organi, non ci sono sintomi che ne segnalino la presenza. Oggi infatti molte persone sono ipertese e non sanno di esserlo. Essere ipertesi vuol dire avere valori di pressione sanguigna costantemente al di sopra della norma, anche quando si è distesi e tranquilli. È importante controllare regolarmente la pressione arteriosa anche perché se adeguatamente trattata, essa smette di rappresentare un pericolo per la nostra salute. In ogni caso è indispensabile sempre rivolgersi al medico, il quale proporrà al paziente la terapia farmacologica più sicura e più adatta al singolo caso.

Il diabete
Il diabete è una malattia in cui i livelli di glucosio nel sangue sono costantemente sopra i valori normali (126 mg/dl). In Italia il 9% degli uomini e il 6% delle donne sono diabetici, mentre il 9% degli uomini e il 5% delle donne sono in una condizione di rischio, con valori della glicemia compresi tra 110 e 125 mg/dl.
Nel tempo, il diabete porta ad alterazioni delle pareti dei vasi sanguigni, sia delle arterie più grandi che dei capillari, con conseguente aumento del rischio di ictus.
Nel diabete di tipo 2, quello più frequente che si manifesta in età adulta e spesso dipende dall’eccesso di peso, la dieta è la migliore arma preventiva. Un’alimentazione equilibrata e non troppo ricca di zuccheri, insieme al controllo del peso corporeo e della glicemia (basta un semplice esame del sangue) consente di tenere lontano il pericolo.

Il sovrappeso
L’eccesso di peso aumenta il rischio combinato di colesterolo alto e diabete. Facilmente infatti, chi tende a salire di peso ha anche una dieta molto ricca ed è quindi più a rischio di presentare valori elevati di colesterolo e glicemia. Avere il colesterolo totale nel sangue che supera i 240 mg/dl o il colesterolo buono HDL inferiore a 35 mg/dl aumenta il rischio di ictus. In Italia il 21% degli uomini e il 25% delle donne ha il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl.
Il 36% degli uomini e il 33% delle donne è in una condizione di rischio con colesterolemia compresa fra 200 e 239 mg/dl. Per tenere sotto controllo la situazione occorre limitare l’introito di calorie, riducendo soprattutto i piatti più elaborati. Una dieta eccessivamente ricca di grassi di origine animale (derivati del latte, carni grasse salumi…) è collegata a un aumento di colesterolo nel sangue, in particolare di quello “cattivo” (colesterolo LDL), che tende a rimanere nei vasi e quindi a facilitare placche aterosclerotiche lungo le arterie.

La sedentarietà
La sedentarietà è in primo luogo collegata all'aumento di peso e quindi alla possibilità di comparsa di obesità e diabete. Favorisce l'insorgenza dell'ipertensione e inoltre aumenta il colesterolo "cattivo" (legato alle lipoproteine, LDL). In Italia il 34% degli uomini e il 46% delle donne non svolge alcuna attività fisica durante il tempo libero.

Il fumo
Il fumo è un temibilissimo nemico dei vasi sanguigni. Ogni volta che si aspira una sigaretta la nicotina viene assorbita dai polmoni, per poi passare nel sangue circolante e fino al cervello. Con conseguenze diverse, ma tutte negative: aumenta l’aggregazione piastrinica – cioè la tendenza delle piastrine ad attaccarsi tra loro e formare coaguli nelle arterie – aumenta la pressione arteriosa. Un ulteriore effetto negativo è quello sull’attività dell’endotelio dei vasi arteriosi, di cui il fumo impedisce il normale funzionamento: ciò porta all’aterosclerosi, che è strettamente correlata all’ictus. Nella popolazione italiana l’abitudine al fumo di sigaretta riguarda in media il 30% degli uomini e il 21% delle donne.

I fattori di rischio non modificabili
Età, sesso e predisposizione familiare
L’età è il maggiore fattore di rischio non modificabile per l’ictus. L’incidenza dell’evento cerebrovascolare aumenta con l’età e a partire dai 55 anni raddoppia per ogni decade. La maggior parte degli ictus si verifica dopo i 65 anni. Inoltre appartenere al sesso maschile e la predisposizione familiare sono ulteriori fattori di rischio non modificabili per il verificarsi di ictus

 

 






 
 
 
 

  



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