Otto
donne su dieci prendono farmaci durante la gravidanza e la maggior parte
senza prescrizione medica. Molto spesso non si fanno seguire dallo
specialista neppure quando non possono fare a meno delle medicine in
quanto affette da qualche malattia. L'allarme viene dai neonatologi, che
avvertono: dietro quel 3-4% di bimbi che nascono malformati spesso ci
sono proprio i farmaci presi dalla madre durante la gestazione, in
particolare nel primo trimestre, quello più a rischio.
Un problema non da poco alla luce di una recente indagine OMS che ha
riscontrato fino a 20 assunzioni di farmaci sull'arco dei 9 mesi della
gravidanza.
Gli effetti nocivi dei medicinali sul feto sono ben noti da quasi 40
anni, esattamente da quando, a fine anni Sessanta, si scoprì la
correlazione tra l'assunzione del talidomide (un ipnotico) da parte
delle donne nel primo trimestre di gravidanza e la comparsa di gravi
malformazioni a danno degli arti dei neonati. Questo farmaco è stato
responsabile di circa 20mila casi di focomelia e di altre anomalie a
livello degli apparati uditivo, cardio-vascolare, intestinale e
genito-urinario. Un dramma che rappresentò anche un'importante svolta
per la medicina, poiché diede il via a una serie di studi sui pericoli
connessi all'assunzione dei farmaci durante la gestazione che non solo
permisero di precisare il ruolo dei medicinali come cause malformative
ma consentirono anche di definire meglio il calendario embriogenetico
umano.
Così oggi si conoscono con precisione i diversi effetti nocivi che hanno
molte sostanze sull'embrione, effetti che cambiano secondo le sostanze e
perfino secondo il momento specifico della gestazione in cui sono
assunte. "Dal punto di vista teratogenico, cioè delle gravi
ripercussioni dei farmaci sul feto", spiega Giovanni Serra,
direttore dell'unità di Patologia e Terapia Intensiva Neonatale
dell'Istituto Gaslini, di Genova, autore di molte pubblicazioni
scientifiche e divulgative sull'argomento, "ci sono tre stadi di
sviluppo nel corso della gestazione: il primo che va dalla fecondazione
al post-impianto, il secondo che va dalla 2 alla 8 settimana di
gestazione e il terzo o periodo fetale. Se una sostanza teratogena viene
assunta nella prima settimana di gestazione, caratterizzata da numerose
divisioni cellulari, l'effetto sull'embrione sarà probabilmente letale
per via dell'arresto dello sviluppo. In altri casi le lesioni provocate
saranno facilmente riparate grazie alle notevoli capacità rigenerative
della cellula uovo in segmentazione". Pericolosi anche i farmaci
presi dalla seconda settimana di gestazione in poi, perché in questo
periodo si formano organi e apparati: "è la fase più critica,
maggiormente esposta a molti fattori esogeni", dice Serra, "e
l'azione teratogena si manifesta con alterazioni strutturali
evidenziabili alla nascita, spesso letali per l'embrione. In questa fase
ogni organo ha un periodo specifico di vulnerabilità, per cui l'esatto
momento dell'esposizione ai farmaci ha un effetto importante sul quadro
finale delle malformazioni. E purtroppo la maggior parte delle sostanze
teratogene inducono, più che una singola anomalia, sindromi malformative
che coinvolgono più organi in quanto c 'è una sovrapposizione dei
periodi critici dei singoli organi".
Nel terzo periodo, quello fetale, "l'esposizione a sostanze
teratogene o tossiche non provoca gravi malformazioni", continua
Serra, "ma interferisce con i processi di differenziazione funzionale
e proliferazione cellulare causando ritardo di crescita, deficit
funzionali anche a carico del sistema nervoso centrale e cancerogenesi.
Il periodo perinatale è altamente suscettibile alla cancerogenesi per
l'alto tasso di replicazione cellulare, la bassa immunocompetenza e
l'impossibilità di biotrasformare i farmaci".
Le diverse conseguenze che possono avere sull'embrione i farmaci in
gravidanza dipendono anche dalla dose con cui vengono assunti e dalle
variazioni che determinano sulle funzioni della placenta, l'assorbimento
e il metabolismo.
Ma anche gli uomini devono stare attenti all'uso dei farmaci: "Al
momento non ci sono certezze scientifiche", conclude Serra, "ma
teoricamente ci sono tre possibili fattori di rischio per la fertilità e
il feto: i citostatici possono danneggiare geneticamente lo sperma, la
sua maturazione o la spermatogenesi; agenti chimici o farmacologici
possono agire tramite lo sperma; i farmaci assunti dall'uomo possono,
quindi, produrre agenti tossici con effetti negativi nella fase del
concepimento".