Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 06/03/2009

 

Farmaci in Gravidanza


di Daniele Diena da salute repubblica del05/03/2009 - redazione@clicmedicina.it 

Otto donne su dieci prendono farmaci durante la gravidanza e la maggior parte senza prescrizione medica. Molto spesso non si fanno seguire dallo specialista neppure quando non possono fare a meno delle medicine in quanto affette da qualche malattia. L'allarme viene dai neonatologi, che avvertono: dietro quel 3-4% di bimbi che nascono malformati spesso ci sono proprio i farmaci presi dalla madre durante la gestazione, in particolare nel primo trimestre, quello più a rischio.


Un problema non da poco alla luce di una recente indagine OMS che ha riscontrato fino a 20 assunzioni di farmaci sull'arco dei 9 mesi della gravidanza.
Gli effetti nocivi dei medicinali sul feto sono ben noti da quasi 40 anni, esattamente da quando, a fine anni Sessanta, si scoprì la correlazione tra l'assunzione del talidomide (un ipnotico) da parte delle donne nel primo trimestre di gravidanza e la comparsa di gravi malformazioni a danno degli arti dei neonati. Questo farmaco è stato responsabile di circa 20mila casi di focomelia e di altre anomalie a livello degli apparati uditivo, cardio-vascolare, intestinale e genito-urinario. Un dramma che rappresentò anche un'importante svolta per la medicina, poiché diede il via a una serie di studi sui pericoli connessi all'assunzione dei farmaci durante la gestazione che non solo permisero di precisare il ruolo dei medicinali come cause malformative ma consentirono anche di definire meglio il calendario embriogenetico umano.
Così oggi si conoscono con precisione i diversi effetti nocivi che hanno molte sostanze sull'embrione, effetti che cambiano secondo le sostanze e perfino secondo il momento specifico della gestazione in cui sono assunte. "Dal punto di vista teratogenico, cioè delle gravi ripercussioni dei farmaci sul feto", spiega Giovanni Serra, direttore dell'unità di Patologia e Terapia Intensiva Neonatale dell'Istituto Gaslini, di Genova, autore di molte pubblicazioni scientifiche e divulgative sull'argomento, "ci sono tre stadi di sviluppo nel corso della gestazione: il primo che va dalla fecondazione al post-impianto, il secondo che va dalla 2 alla 8 settimana di gestazione e il terzo o periodo fetale. Se una sostanza teratogena viene assunta nella prima settimana di gestazione, caratterizzata da numerose divisioni cellulari, l'effetto sull'embrione sarà probabilmente letale per via dell'arresto dello sviluppo. In altri casi le lesioni provocate saranno facilmente riparate grazie alle notevoli capacità rigenerative della cellula uovo in segmentazione". Pericolosi anche i farmaci presi dalla seconda settimana di gestazione in poi, perché in questo periodo si formano organi e apparati: "è la fase più critica, maggiormente esposta a molti fattori esogeni", dice Serra, "e l'azione teratogena si manifesta con alterazioni strutturali evidenziabili alla nascita, spesso letali per l'embrione. In questa fase ogni organo ha un periodo specifico di vulnerabilità, per cui l'esatto momento dell'esposizione ai farmaci ha un effetto importante sul quadro finale delle malformazioni. E purtroppo la maggior parte delle sostanze teratogene inducono, più che una singola anomalia, sindromi malformative che coinvolgono più organi in quanto c 'è una sovrapposizione dei periodi critici dei singoli organi".
Nel terzo periodo, quello fetale, "l'esposizione a sostanze teratogene o tossiche non provoca gravi malformazioni", continua Serra, "ma interferisce con i processi di differenziazione funzionale e proliferazione cellulare causando ritardo di crescita, deficit funzionali anche a carico del sistema nervoso centrale e cancerogenesi. Il periodo perinatale è altamente suscettibile alla cancerogenesi per l'alto tasso di replicazione cellulare, la bassa immunocompetenza e l'impossibilità di biotrasformare i farmaci".

Le diverse conseguenze che possono avere sull'embrione i farmaci in gravidanza dipendono anche dalla dose con cui vengono assunti e dalle variazioni che determinano sulle funzioni della placenta, l'assorbimento e il metabolismo.


Ma anche gli uomini devono stare attenti all'uso dei farmaci: "Al momento non ci sono certezze scientifiche", conclude Serra, "ma teoricamente ci sono tre possibili fattori di rischio per la fertilità e il feto: i citostatici possono danneggiare geneticamente lo sperma, la sua maturazione o la spermatogenesi; agenti chimici o farmacologici possono agire tramite lo sperma; i farmaci assunti dall'uomo possono, quindi, produrre agenti tossici con effetti negativi nella fase del concepimento".


 

 






 
 
 
 

  



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