Sono
stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica JAMA/ Archives
of Internal Medicine i risultati dello studio GOSPEL (GlObal Secondary
Prevention strategiEs to Limit Event Recurrence after Miocardial
Infarction). Si tratta di uno studio partito in Italia nel 2001 grazie
all'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), che ha
visto l’Istituto di Veruno dell’IRCCS Fondazione Maugeri tra le
strutture partecipanti e che dimostrano come un programma intensivo e
completo di prevenzione secondaria a lungo termine, con una durata fino
a tre anni dopo la riabilitazione cardiaca, sia in grado di ridurre il
rischio di un secondo attacco cardiaco non fatale e di altri eventi
cardiovascolari.
Da tempo l’Istituto scientifico di Veruno è in prima linea nella
diffusione di programmi intensivi di prevenzione secondaria a lungo
termine attraverso un’organizzazione già orientata a questo tipo di
approccio, una struttura in grado quindi di fornire al paziente gli
strumenti per un effettivo cambiamento, anche attraverso una continua
analisi delle professionalità coinvolte.
La riabilitazione cardiovascolare è infatti, un processo multifattoriale,
attivo e dinamico che ha come fine ultimo quello di favorire la
stabilità clinica, ridurre la disabilità conseguente alla malattia,
favorire un ruolo attivo nella società. Tutti obiettivi realizzabili
attraverso un approccio globale e integrato di tipo clinico e un
intervento attivo, intensivo e a lungo termine. Tuttavia, le attuali
procedure di riabilitazione sono purtroppo ancora basate esclusivamente
su programmi a breve termine che per questo hanno una scarsa probabilità
di produrre benefici di lunga durata.
Il progetto GOSPEL è stato condotto su due gruppi di pazienti,
sottoposti, gli uni, ad un intervento riabilitativo a breve termine, gli
altri, ad uno più intensivo a lungo termine, per verificare le
modificazioni effettive e persistenti dei comportamenti scorretti legati
allo stile di vita, e i pazienti seguiti con il programma intensivo
hanno avuto i migliori risultati.
"Con GOSPEL siamo riusciti a dimostrare quanto l’intervento sullo
stile di vita possa incidere nel prevenire nuovi eventi acuti, spesso
fatali - afferma il dottor Pantaleo Giannuzzi, primario della
Divisione di Cardiologia Riabilitativa dell’Istituto di Veruno nonché
Direttore scientifico e coordinatore del progetto GOSPEL -. Il
miglioramento si è potuto vedere anche nella capacità di gestire
positivamente le relazioni con l'ambiente esterno che possono essere
fonte di stress, ansia, depressione, tutti fattori che influiscono in
maniera significativa sulle patologie cardiache. Inoltre il grande
merito di GOSPEL è quello di aver diffuso e standardizzato le componenti
e le competenze richieste per condurre e ottimizzare il programma
educazionale a lungo termine”.
“Considerato che i partecipanti allo studio GOSPEL sono pazienti a
rischio cardiovascolare relativamente basso, sono, infatti, abbastanza
giovani, tra loro vi è una bassa percentuale di obesi (il 15%) e di
ipertesi (il 44%), - conclude il dottor Giannuzzi - abbiamo
ragione di credere che un simile intervento in pazienti a più alto
rischio cardiovascolare o semplicemente più anziani, ovvero nella gran
parte dei soggetti colpiti da infarto, la riduzione del rischio
cardiovascolare e i benefici possibili sarebbero ancora maggiori”.
I dati dello studio pubblicati su JAMA
in Italia solo 1 paziente su 2 segue le cure dopo l’infarto, meno del
50% corregge le proprie abitudini alimentari, e appena uno su 10 smette
di fumare.
78 i Centri cardiologici ospedalieri italiani coinvolti
3241 i pazienti, con un’età media di 57 anni, che avevano subito un
infarto del miocardio nei 3 mesi precedenti l’ingresso nello studio.
1620 pazienti sono stati seguiti con un intervento educativo e
comportamentale a lungo termine
Altri 1621 pazienti sono stati seguiti con un programma di assistenza
tradizionale.
Dopo il trattamento intensivo di GOSPEL:
il 90% di chi ha partecipato al programma intensivo pratica un’attività
fisica di difficoltà medio-alta a 3 anni dall’infarto,
il 65% segue una dieta mediterranea sana,
il 55% dei pazienti ha imparato a gestire meglio lo stress e affronta la
vita in maniera più positiva rispetto al passato.