Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 04/03/2009

 

Cuore: ecco come evitare le ricadute


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Sono stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica JAMA/ Archives of Internal Medicine i risultati dello studio GOSPEL (GlObal Secondary Prevention strategiEs to Limit Event Recurrence after Miocardial Infarction). Si tratta di uno studio partito in Italia nel 2001 grazie all'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), che ha visto l’Istituto di Veruno dell’IRCCS Fondazione Maugeri tra le strutture partecipanti e che dimostrano come un programma intensivo e completo di prevenzione secondaria a lungo termine, con una durata fino a tre anni dopo la riabilitazione cardiaca, sia in grado di ridurre il rischio di un secondo attacco cardiaco non fatale e di altri eventi cardiovascolari.

Da tempo l’Istituto scientifico di Veruno è in prima linea nella diffusione di programmi intensivi di prevenzione secondaria a lungo termine attraverso un’organizzazione già orientata a questo tipo di approccio, una struttura in grado quindi di fornire al paziente gli strumenti per un effettivo cambiamento, anche attraverso una continua analisi delle professionalità coinvolte.
La riabilitazione cardiovascolare è infatti, un processo multifattoriale, attivo e dinamico che ha come fine ultimo quello di favorire la stabilità clinica, ridurre la disabilità conseguente alla malattia, favorire un ruolo attivo nella società. Tutti obiettivi realizzabili attraverso un approccio globale e integrato di tipo clinico e un intervento attivo, intensivo e a lungo termine. Tuttavia, le attuali procedure di riabilitazione sono purtroppo ancora basate esclusivamente su programmi a breve termine che per questo hanno una scarsa probabilità di produrre benefici di lunga durata.

Il progetto GOSPEL è stato condotto su due gruppi di pazienti, sottoposti, gli uni, ad un intervento riabilitativo a breve termine, gli altri, ad uno più intensivo a lungo termine, per verificare le modificazioni effettive e persistenti dei comportamenti scorretti legati allo stile di vita, e i pazienti seguiti con il programma intensivo hanno avuto i migliori risultati.

"Con GOSPEL siamo riusciti a dimostrare quanto l’intervento sullo stile di vita possa incidere nel prevenire nuovi eventi acuti, spesso fatali - afferma il dottor Pantaleo Giannuzzi, primario della Divisione di Cardiologia Riabilitativa dell’Istituto di Veruno nonché Direttore scientifico e coordinatore del progetto GOSPEL -. Il miglioramento si è potuto vedere anche nella capacità di gestire positivamente le relazioni con l'ambiente esterno che possono essere fonte di stress, ansia, depressione, tutti fattori che influiscono in maniera significativa sulle patologie cardiache. Inoltre il grande merito di GOSPEL è quello di aver diffuso e standardizzato le componenti e le competenze richieste per condurre e ottimizzare il programma educazionale a lungo termine”.

“Considerato che i partecipanti allo studio GOSPEL sono pazienti a rischio cardiovascolare relativamente basso, sono, infatti, abbastanza giovani, tra loro vi è una bassa percentuale di obesi (il 15%) e di ipertesi (il 44%),
- conclude il dottor Giannuzzi - abbiamo ragione di credere che un simile intervento in pazienti a più alto rischio cardiovascolare o semplicemente più anziani, ovvero nella gran parte dei soggetti colpiti da infarto, la riduzione del rischio cardiovascolare e i benefici possibili sarebbero ancora maggiori”.

I dati dello studio  pubblicati su JAMA
in Italia solo 1 paziente su 2 segue le cure dopo l’infarto, meno del 50% corregge le proprie abitudini alimentari, e appena uno su 10 smette di fumare.
78 i Centri cardiologici ospedalieri italiani coinvolti
3241 i pazienti, con un’età media di 57 anni, che avevano subito un infarto del miocardio nei 3 mesi precedenti l’ingresso nello studio.
1620 pazienti sono stati seguiti con un intervento educativo e comportamentale a lungo termine
Altri 1621 pazienti sono stati seguiti con un programma di assistenza tradizionale.

Dopo il trattamento intensivo di GOSPEL:
il 90% di chi ha partecipato al programma intensivo pratica un’attività fisica di difficoltà medio-alta a 3 anni dall’infarto,
il 65% segue una dieta mediterranea sana,
il 55% dei pazienti ha imparato a gestire meglio lo stress e affronta la vita in maniera più positiva rispetto al passato.

 

 






 
 
 
 

  



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