Ogni giorno in Italia 120
persone ricevono una diagnosi di tumore del colon retto e 40 muoiono a
causa di questa malattia, circa 15.000 l’anno. Il secondo “big killer”
tra le neoplasie dopo il tumore al polmone. Gran parte di questi decessi
potrebbero essere evitati: a differenza di altri tipi di tumore, oltre
il 90% dei pazienti, con carcinoma colorettale, grazie ad una diagnosi
precoce e un trattamento tempestivo potrebbe andare incontro a
remissione. In Europa solo pochi Paesi hanno programmi di screening
formale: l’Italia, con un tasso di partecipazione che va dal 15% al 70%,
la Francia, con un 40-55% e l’Inghilterra che conta la massima adesione
con un 50-70%.
Questo lo scenario presentato ieri a Milano dal rapporto “Il tumore
del colon retto in Europa e Australia: sfide e opportunità per il
futuro”, realizzato dalla London School of Economics. Il primo
studio internazionale sulla gestione di questo tipo di tumore, che ha
coinvolto 17 Paesi. In questo panorama l’Italia non fa eccezione:
programmi di screening con partecipazione a “macchia di leopardo” sul
territorio nazionale e differenze a livello regionale nell’accesso alle
nuove terapie. “In Italia gli screening di popolazione per questo
tipo di tumore sono cominciati da pochi anni e quindi la penetrazione è
ancora bassa. C’è ancora molto da fare dal punto di vista
informativo-educazionale e organizzativo” – afferma Roberto
Labianca, Direttore Dipartimento di Oncologia ed Ematologia Ospedali
Riuniti di Bergamo – “e come dato nazionale, solo il 30-40% degli
“eleggibili” aderisce allo screening, questo dato sale fino al 70% circa
al nord. Regioni di eccellenza sono la Lombardia (con 15 programmi
attivati), l’Emilia Romagna (con 11 programmi attivati) e il Veneto (con
17 programmi attivati)”.
È quindi indispensabile agire velocemente per aumentare la cultura della
prevenzione, favorire la diagnosi precoce e sfruttare il potenziale
delle terapie più innovative, in particolare per i farmaci
biotecnologici come bevacizumab, il primo anticorpo monoclonale
anti-angiogenico, che ha dimostrato di portare benefici significativi in
termini di miglioramento generale e/o di sopravvivenza libera da
progressione di malattia nel tumore del colon retto in fase metastatica.
“L’angiogenesi è la capacità da parte del tumore di promuovere la
formazione e la crescita di nuovi vasi sanguigni che gli consentono di
alimentarsi e di accrescere” – precisa Roberto Labianca –
“gli anticorpi monoclonali, come bevacizumab, sono in grado di bloccare
lo sviluppo dei vasi sanguigni all’interno della massa tumorale e quindi
impediscono al tumore di svilupparsi. I pazienti con metastasi trattati
con bevacizumab in prima linea presentavano benefici significativi in
termini di sopravvivenza e di risposta al farmaco (consistente riduzione
della massa tumorale) con un buon profilo di safety. ”
Bevacizumab può essere utilizzato anche in combinazione con capecitabina,
un chemioterapico innovativo e molto efficace, che colpisce
principalmente le cellule tumorali, riconosciute attraverso una
iper-espressione di un enzima specifico presente al loro interno.
“Capecitabina si è dimostrata efficace in tutti gli stadi di malattia
e per ogni tipo di paziente, sia in monoterapia che in combinazione”
– precisa Francesco Di Costanzo, Direttore Struttura Complessa
Oncologia Medica Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze –
“questo farmaco colpisce in maniera selettiva le cellule tumorali
attraverso la sua trasformazione nel metabolita attivo, 5-fluorouracile,
che ne attacca il DNA. Inoltre ha dimostrato in monochemioterapia di
avere ottimi risultati nella terapia adiuvante (terapia post-chirurgia)
dei soggetti che non possono ricevere terapie più aggressive per fattori
clinici (età, altre patologie concomitanti,ecc). Lo studio di confronto
verso 5-FU+Leucovorin , in terapia adiuvante ha dimostrato una maggiore
attività della capecitabina. In particolare, la capecitabina garantisce
un migliore profilo di tollerabilità: meno effetti collaterali,
soprattutto per quanto riguarda perdita di capelli, nausea, vomito e
astenia. Senza dimenticare poi la semplificazione della terapia: grazie
alla formulazione in compresse, capecitabina può essere facilmente
assunta dai pazienti a domicilio, con un evidente beneficio in termini
di qualità della vita.”
Quindi speranze concrete sul fronte delle terapie, ma c’è ancora molto
da fare per affrontare questo tipo di tumore. Agire velocemente,
iniziando dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul ruolo
cruciale ricoperto dalla prevenzione e dalle nuove opzioni terapeutiche
che offrono alti margini di sopravvivenza e garantiscono miglioramenti
nella qualità di vita dei pazienti. Queste le raccomandazioni conclusive
del rapporto della London School of Economics, diffuse oggi in occasione
del mese per l’informazione sul tumore del colon retto.