Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

del 03/03/2009

 

Tumore del colon retto: in Italia e in Europa lo screening non è uguale per tutti


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Ogni giorno in Italia 120 persone ricevono una diagnosi di tumore del colon retto e 40 muoiono a causa di questa malattia, circa 15.000 l’anno. Il secondo “big killer” tra le neoplasie dopo il tumore al polmone. Gran parte di questi decessi potrebbero essere evitati: a differenza di altri tipi di tumore, oltre il 90% dei pazienti, con carcinoma colorettale, grazie ad una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo potrebbe andare incontro a remissione. In Europa solo pochi Paesi hanno programmi di screening formale: l’Italia, con un tasso di partecipazione che va dal 15% al 70%, la Francia, con un 40-55% e l’Inghilterra che conta la massima adesione con un 50-70%.


Questo lo scenario presentato ieri a Milano dal rapporto “Il tumore del colon retto in Europa e Australia: sfide e opportunità per il futuro”, realizzato dalla London School of Economics. Il primo studio internazionale sulla gestione di questo tipo di tumore, che ha coinvolto 17 Paesi. In questo panorama l’Italia non fa eccezione: programmi di screening con partecipazione a “macchia di leopardo” sul territorio nazionale e differenze a livello regionale nell’accesso alle nuove terapie. “In Italia gli screening di popolazione per questo tipo di tumore sono cominciati da pochi anni e quindi la penetrazione è ancora bassa. C’è ancora molto da fare dal punto di vista informativo-educazionale e organizzativo” – afferma Roberto Labianca, Direttore Dipartimento di Oncologia ed Ematologia Ospedali Riuniti di Bergamo – “e come dato nazionale, solo il 30-40% degli “eleggibili” aderisce allo screening, questo dato sale fino al 70% circa al nord. Regioni di eccellenza sono la Lombardia (con 15 programmi attivati), l’Emilia Romagna (con 11 programmi attivati) e il Veneto (con 17 programmi attivati)”.
È quindi indispensabile agire velocemente per aumentare la cultura della prevenzione, favorire la diagnosi precoce e sfruttare il potenziale delle terapie più innovative, in particolare per i farmaci biotecnologici come bevacizumab, il primo anticorpo monoclonale anti-angiogenico, che ha dimostrato di portare benefici significativi in termini di miglioramento generale e/o di sopravvivenza libera da progressione di malattia nel tumore del colon retto in fase metastatica.
“L’angiogenesi è la capacità da parte del tumore di promuovere la formazione e la crescita di nuovi vasi sanguigni che gli consentono di alimentarsi e di accrescere” – precisa Roberto Labianca “gli anticorpi monoclonali, come bevacizumab, sono in grado di bloccare lo sviluppo dei vasi sanguigni all’interno della massa tumorale e quindi impediscono al tumore di svilupparsi. I pazienti con metastasi trattati con bevacizumab in prima linea presentavano benefici significativi in termini di sopravvivenza e di risposta al farmaco (consistente riduzione della massa tumorale) con un buon profilo di safety. ”
Bevacizumab può essere utilizzato anche in combinazione con capecitabina, un chemioterapico innovativo e molto efficace, che colpisce principalmente le cellule tumorali, riconosciute attraverso una iper-espressione di un enzima specifico presente al loro interno.

“Capecitabina si è dimostrata efficace in tutti gli stadi di malattia e per ogni tipo di paziente, sia in monoterapia che in combinazione” – precisa Francesco Di Costanzo, Direttore Struttura Complessa Oncologia Medica Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze – “questo farmaco colpisce in maniera selettiva le cellule tumorali attraverso la sua trasformazione nel metabolita attivo, 5-fluorouracile, che ne attacca il DNA. Inoltre ha dimostrato in monochemioterapia di avere ottimi risultati nella terapia adiuvante (terapia post-chirurgia) dei soggetti che non possono ricevere terapie più aggressive per fattori clinici (età, altre patologie concomitanti,ecc). Lo studio di confronto verso 5-FU+Leucovorin , in terapia adiuvante ha dimostrato una maggiore attività della capecitabina. In particolare, la capecitabina garantisce un migliore profilo di tollerabilità: meno effetti collaterali, soprattutto per quanto riguarda perdita di capelli, nausea, vomito e astenia. Senza dimenticare poi la semplificazione della terapia: grazie alla formulazione in compresse, capecitabina può essere facilmente assunta dai pazienti a domicilio, con un evidente beneficio in termini di qualità della vita.”

Quindi speranze concrete sul fronte delle terapie, ma c’è ancora molto da fare per affrontare questo tipo di tumore. Agire velocemente, iniziando dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul ruolo cruciale ricoperto dalla prevenzione e dalle nuove opzioni terapeutiche che offrono alti margini di sopravvivenza e garantiscono miglioramenti nella qualità di vita dei pazienti. Queste le raccomandazioni conclusive del rapporto della London School of Economics, diffuse oggi in occasione del mese per l’informazione sul tumore del colon retto.

 

 






 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati