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Prof. Carlo Foresta
Presidente SIFR -
Professor of Clinical Pathology
University of Padova |
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L’osteoporosi è una
malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una ridotta massa
ossea che porta a fragilità scheletrica e aumento del rischio di
fratture, soprattutto a livello delle vertebre e del femore. La
valutazione della massa ossea e la diagnosi di osteoporosi si compiono
mediante la densitometria. L’osteoporosi colpisce sia uomini che donne,
soprattutto dopo la menopausa. L'osteoporosi colpisce il 40% della
popolazione veneta tra i 70 e gli 80 anni causando oltre 15 mila
fratture all’anno, di cui 7 mila al femore (le più gravi: nel 20% dei
casi comportano l’invalidità permanente). A Padova solo queste ultime
ammontano ogni anno a circa seicento, ma tenendo conto anche delle meno
gravi si tocca quota 1.500 fratture. Appena un anziano veneto su due
gode di una buona "salute ossea", uno su dieci non assorbe tutto il
calcio di cui ha bisogno perchè non ha un livello sufficiente di
vitamina D, a 50 anni 4 donne su 10 rischiano una frattura osteoporotica,
percentuale che scende al 13% per gli uomini.
L'osteoporosi può essere paragonata ad un ladro che furtivamente "ruba"
tessuto osseo. Malattia silente, affiorò dall'oscurità appena due
decenni fa per poi diventare un tarlo del mondo industrializzato,
coniugato prevalentemente al femminile. Spesso non diagnosticata fino a
quando, per un trauma anche modesto, si palesa in una frattura (a carico
dei punti scheletrici ricchi di tessuto spugnoso quali le vertebre, il
collo femorale, i polsi e gli omeri), l'osteoporosi ha una predilezione
per le signore di mezza età; si stima che siano a rischio 350 mila
veneti, a soffrirne circa 4 milioni di donne in Italia dove si
verificano ogni anno 40 mila fratture di femore con il 50% di invalidità
permanente e 50 mila fratture vertebrali. La possibilità di morire a
causa di complicanze equivale a quella di morire per tumore al seno. In
Europa ogni 30 secondi si verifica una frattura riconducibile
all'osteoporosi.
Considerato l'invecchiamento progressivo della popolazione, si presume
che nel 2050 i casi di frattura da osteoporosi saranno aumentati di sei
volte rispetto ad oggi. Riconosciuta dall'Oms come la seconda priorità
nei Paesi sviluppati, l'osteoporosi è una delle voci più importanti
dell'economia sanitaria sia per i costi legati alla terapia medica, sia
per i problemi connessi all'invalidità senza considerare il pensante
tributo di sofferenza che coinvolge l'intero nucleo familiare.
L'osteoporosi (letteralmente "osso poroso") si manifesta in modo più
accentuato nella quinta e nella sesta decade di vita, in particolar modo
nella donna dopo la menopausa per un calo della produzione di ormoni
sessuali e rende le ossa più fragili, alterandone la microarchitettura e
rendendone la struttura non più adeguata alle sue normali funzioni e più
suscettibile alla frattura. Fondamentali un'alimentazione che fornisca
un apporto adeguato di calcio e vitamina D, un regolare esercizio
fisico, un uso accorto dei farmaci che interferiscono con il ciclo
ormonale o con il metabolismo scheletrico.
Tra gli anziani le fratture osteoporotiche rappresentano una delle
maggiori cause di mortalità, con un’incidenza sostanzialmente
sovrapponibile a quella per ictus e tumore della mammella e 4 volte
superiore a quella per tumore dell’utero. Pertanto, l’osteoporosi e le
fratture osteoporotiche hanno importanti implicazioni sociali ed
economiche, oltre che sanitarie.
L’osteoporosi e la frattura osteoporotica hanno un patogenesi
multifattoriale e diverse cause contribuiscono alla regolazione della
massa ossea: fattori ormonali, attività fisica, nutrizione e fattori
genetici. Alcune volte l’osteoporosi è secondaria ad altre patologie o
all’uso cronico di alcuni farmaci, ma molto spesso non si riesce a
chiarire con precisione la causa.
Nella donna si pensa che la causa dell’osteoporosi sia legata al venir
meno degli ormoni ovarici, gli estrogeni, che vengono a mancare con la
menopausa. Nell’uomo la patogenesi non è molto chiara, anche se può
essere in relazione alla diminuita produzione del testosterone da parte
del testicolo con l’età. Nei giovani maschi invece la causa è
sconosciuta.