La proposta di Legge
regionale di iniziativa popolare n.477/2007 per l’ “Istituzione dei
centri antiviolenza con case segrete” è stata licenziata, venerdì 13
febbraio, dalla IV Commissione Consiliare.
La proposta, in tempi brevissimi, sarà trasmessa alla I Commissione
Consiliare – Bilancio – per l'acquisizione del parere sulla norma
finanziaria; successivamente, tornerà alla IV Commissione per il voto
definitivo e la sua trasmissione in Consiglio: sembra possibile il suo
inserimento nell'ordine del giorno di una data prossima all' 8 marzo.
Il passaggio in aula della proposta di legge, che ha potuto contare su
più di 16 mila firme raccolte, è una tappa delicata e molto importante,
in quanto sarà quella la sede di discussione e di possibili modifiche
della stessa.
L’idea del progetto è nata dall’incontro di un gruppo di donne che, per
formazione, cultura, impegno sociale e collocazione professionale hanno
una lunga esperienza e conoscenza nell’ambito delle politiche di genere
e delle pari opportunità e che spesso si trovano ad affrontare richieste
di aiuto,dirette o indirette, da parte di altre donne e relative a
situazioni di profondo disagio, tra le quali maltrattamenti fisici e
psicologici.
Lo strumento dell’iniziativa popolare è stato scelto per misurare il
grado di percezione, informazione, sensibilizzazione delle cittadine e
dei cittadini piemontesi rispetto al problema e per fornire alla Regione
Piemonte una richiesta proveniente “dal basso”.
Alla luce di una situazione piemontese frammentaria di servizi e
organismi preposti a contrastare la violenza contro le donne in ogni sua
forma, dell’assenza di interventi normativi e finanziari pubblici e
istituzionali in materia, della mancanza – oltre la gestione
dell’emergenza – di percorsi di accoglienza e sostegno e di centri con
case segrete, volti alla protezione, all’empowerment e alla restituzione
della qualità della vita delle donne vittime di violenza, il comitato
promotore ha svolto una lunga analisi sul tema sia a livello locale e
nazionale sia europeo, evidenziando alcune importanti esperienze
realizzate e confrontando i risultati delle ricerche statistiche e sul
campo degli ultimi anni.
“Il Piemonte è una regione sicuramente sensibile al tema –
affermano le rappresentanti del comitato promotore -; basti ricordare
l’impegno della Consulta delle Elette, la legge che istituisce il fondo
di Garanzia e il Piano regionale contro la violenza alle donne. Tuttavia
la risposta a questo dramma risulta essere disomogenea e affidata
principalmente all’associazionismo; non esistono strutture che
rispondano appieno all’idea di un percorso che vada dall’accoglienza
della richiesta di aiuto, alla denuncia, al sostegno e all’uscita dalla
situazione di violenza. Inoltre, è fondamentale dare un seguito alle
raccomandazioni pervenute in Italia dal Consiglio d’Europa”.
I contenuti della legge
La proposta di legge è composta da 13 articoli.
I Centri antiviolenza con Case segrete offrono gratuitamente
accoglienza, sostegno e accompagnamento a tutte le donne, sole o con
figlie/i, vittime di violenza, fisica e/o psicologica, senza distinzione
di etnia o età, religione, orientamento sessuale, handicap, cultura,
status giuridico o cittadinanza, contribuendo all’individuazione degli
strumenti necessari ad affrontare un nuovo percorso di autonomia e
superamento del disagio.
Inoltre, lavorano per la prevenzione della violenza attraverso
l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e per la
formazione del personale dei centri e di tutti coloro che si trovano a
contatto con situazioni di violenza durante lo svolgimento del proprio
lavoro.
L’istituzione dei Centri e l’individuazione del luogo più idoneo, in
base ai requisiti di funzionalità e segretezza, spetta ai Comuni che, in
forma singola o associata e in convenzione con le organizzazioni di
donne già presenti sul territorio o appositamente costituite, ne curano
la gestione.
La proposta di legge ribadisce l’importanza del lavoro in rete tra i
Centri, le istituzioni, le organizzazioni di donne, le strutture
socio-assistenziali, il volontariato, l’assistenza legale, per un
efficace lavoro di prevenzione e per una tutela che sia più efficiente
possibile.
Regione, Province e Comuni hanno specifiche competenze inerenti la
gestione strutturale e finanziaria dei Centri, la valutazione della
qualità dei servizi offerti, la formazione del personale, la promozione
di campagne di comunicazione destinate alla sensibilizzazione sul
problema della violenza contro le donne.
Affinché il percorso di contrasto alla violenza e quello di superamento
del disagio possano essere assicurati e possano trovare nelle
istituzioni un punto reale di riferimento, la proposta di legge
istituisce specifici fondi regionali finalizzati, il fondo di garanzia,
destinato ad aiutare le donne prive dei mezzi di sostentamento e il
fondo di solidarietà, riservato a coprire le spese legali, nei vari
gradi di giudizio, con l’utilizzo di avvocati inseriti in “elenchi di
solidarietà”.