Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

 

Licenziata dalla IV Commissione la proposta di legge dedicata ai Centri Antiviolenza con case segrete


La proposta di Legge regionale di iniziativa popolare n.477/2007 per l’ “Istituzione dei centri antiviolenza con case segrete” è stata licenziata, venerdì 13 febbraio, dalla IV Commissione Consiliare.

La proposta, in tempi brevissimi, sarà trasmessa alla I Commissione Consiliare – Bilancio – per l'acquisizione del parere sulla norma finanziaria; successivamente, tornerà alla IV Commissione per il voto definitivo e la sua trasmissione in Consiglio: sembra possibile il suo inserimento nell'ordine del giorno di una data prossima all' 8 marzo.

Il passaggio in aula della proposta di legge, che ha potuto contare su più di 16 mila firme raccolte, è una tappa delicata e molto importante, in quanto sarà quella la sede di discussione e di possibili modifiche della stessa.

L’idea del progetto è nata dall’incontro di un gruppo di donne che, per formazione, cultura, impegno sociale e collocazione professionale hanno una lunga esperienza e conoscenza nell’ambito delle politiche di genere e delle pari opportunità e che spesso si trovano ad affrontare richieste di aiuto,dirette o indirette, da parte di altre donne e relative a situazioni di profondo disagio, tra le quali maltrattamenti fisici e psicologici.

Lo strumento dell’iniziativa popolare è stato scelto per misurare il grado di percezione, informazione, sensibilizzazione delle cittadine e dei cittadini piemontesi rispetto al problema e per fornire alla Regione Piemonte una richiesta proveniente “dal basso”.

Alla luce di una situazione piemontese frammentaria di servizi e organismi preposti a contrastare la violenza contro le donne in ogni sua forma, dell’assenza di interventi normativi e finanziari pubblici e istituzionali in materia, della mancanza – oltre la gestione dell’emergenza – di percorsi di accoglienza e sostegno e di centri con case segrete, volti alla protezione, all’empowerment e alla restituzione della qualità della vita delle donne vittime di violenza, il comitato promotore ha svolto una lunga analisi sul tema sia a livello locale e nazionale sia europeo, evidenziando alcune importanti esperienze realizzate e confrontando i risultati delle ricerche statistiche e sul campo degli ultimi anni.

“Il Piemonte è una regione sicuramente sensibile al tema – affermano le rappresentanti del comitato promotore -; basti ricordare l’impegno della Consulta delle Elette, la legge che istituisce il fondo di Garanzia e il Piano regionale contro la violenza alle donne. Tuttavia la risposta a questo dramma risulta essere disomogenea e affidata principalmente all’associazionismo; non esistono strutture che rispondano appieno all’idea di un percorso che vada dall’accoglienza della richiesta di aiuto, alla denuncia, al sostegno e all’uscita dalla situazione di violenza. Inoltre, è fondamentale dare un seguito alle raccomandazioni pervenute in Italia dal Consiglio d’Europa”.


I contenuti della legge

La proposta di legge è composta da 13 articoli.
I Centri antiviolenza con Case segrete offrono gratuitamente accoglienza, sostegno e accompagnamento a tutte le donne, sole o con figlie/i, vittime di violenza, fisica e/o psicologica, senza distinzione di etnia o età, religione, orientamento sessuale, handicap, cultura, status giuridico o cittadinanza, contribuendo all’individuazione degli strumenti necessari ad affrontare un nuovo percorso di autonomia e superamento del disagio.
Inoltre, lavorano per la prevenzione della violenza attraverso l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e per la formazione del personale dei centri e di tutti coloro che si trovano a contatto con situazioni di violenza durante lo svolgimento del proprio lavoro.
L’istituzione dei Centri e l’individuazione del luogo più idoneo, in base ai requisiti di funzionalità e segretezza, spetta ai Comuni che, in forma singola o associata e in convenzione con le organizzazioni di donne già presenti sul territorio o appositamente costituite, ne curano la gestione.
La proposta di legge ribadisce l’importanza del lavoro in rete tra i Centri, le istituzioni, le organizzazioni di donne, le strutture socio-assistenziali, il volontariato, l’assistenza legale, per un efficace lavoro di prevenzione e per una tutela che sia più efficiente possibile.
Regione, Province e Comuni hanno specifiche competenze inerenti la gestione strutturale e finanziaria dei Centri, la valutazione della qualità dei servizi offerti, la formazione del personale, la promozione di campagne di comunicazione destinate alla sensibilizzazione sul problema della violenza contro le donne.
Affinché il percorso di contrasto alla violenza e quello di superamento del disagio possano essere assicurati e possano trovare nelle istituzioni un punto reale di riferimento, la proposta di legge istituisce specifici fondi regionali finalizzati, il fondo di garanzia, destinato ad aiutare le donne prive dei mezzi di sostentamento e il fondo di solidarietà, riservato a coprire le spese legali, nei vari gradi di giudizio, con l’utilizzo di avvocati inseriti in “elenchi di solidarietà”.

 

 






 
 
 
 

  



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