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Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali
Colesterolo, “killer” in
libertà per cardiopatici e diabetici Stefania Bortolotti - redazione@clicmedicina.it Quando alti livelli di colesterolo si accompagnano a patologie cardiovascolari o diabetiche, il rischio per chi ne è colpito diventa drammatico poiché può sfociare in un infarto o in ictus. Prendere in esame pazienti ad altissimo rischio, tutti italiani, per seguirli in due separati studi, uno riservato ai cardiopatici e l'altro ai diabetici, è stata la finalità di un'alleanza tra 46 centri ospedalieri ed università, costituitasi per la prima volta in Italia e che ha offerto preziose indicazioni ottenute nel corso della ricerca.
Questi due studi hanno confermato una validissima strategia di approccio dimostrando, con dati inconfutabili, come pazienti per i quali la posta in gioco è la vita, possono vincere la battaglia contro l’ipercolesterolemia grazie ad una importante associazione terapeutica, una “doppia forza” per tenere il colesterolo sotto controllo. Tale forza è data non dalla somministrazione di una doppia dose di farmaco ma dall’associazione di due farmaci in un’unica compressa, ezetimibe/simvastatina. Questa associazione tra le due molecole rappresenta quanto di buono è stato prodotto finora dalla ricerca scientifica. Viene infatti esaltata la proprietà di ciascun farmaco senza aumentarne la dose offrendo, oltre alla comprovata efficacia, la comodità della monosomministrazione quotidiana in un’unica compressa. Nello studio DIALOGUE, condotto su pazienti con precedenti coronarici o cerebrovascolari, la terapia ha aumentato di otto volte la probabilità di portare il colesterolo LDL (quello “cattivo”) al valore ideale di 100 mg/dL e di sette volte quella di scendere al valore ancora più tranquillizzante di 80 mg/dL. Nello studio LEAD, condotto su pazienti non solo cardiopatici ma anche diabetici, la terapia con ezetimibe/simvastatina ha ridotto il C-LDL e il colesterolo totale di una volta e mezza in più rispetto a una doppia dose di simvastatina, aumentando di tre volte la probabilità di raggiungere i 100 mg/dL. Infine, l’analisi combinata dei due studi ha confermato che l’associazione dei due farmaci aumenta di cinque volte la probabilità di portare il C-LDL sotto il traguardo dei 100 mg/dL in pazienti ad alto rischio (cardiopatici con o senza diabete), raggiungendo dopo sei settimane un valore medio di C-LDL di circa 85 mg/dL.
Questi risultati che rappresentano un’importante conferma che segna una via nella terapia più appropriata per i soggetti ad altissimo rischio, sono stati resi noti in occasione del “Italian StrokeForum” che ha riunito a Firenze esperti di varie discipline che hanno affrontato il problema dell'ictus. A Roma, nel corso di un incontro, sono stati presentati dai professori Gian Franco Gensini, Carlo Maria Rotella e Augusto Zaninelli. Nel nostro Paese sono poche le persone che combattono il colesterolo e i dati del Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro. In Italia il colesterolo non solo dilaga ma, nella maggior parte dei casi, è lasciato agire indisturbato. Un italiano su quattro tra i 37 e i 74 anni soffre di ipercolesterolemia: leggermente più le donne (25 %) degli uomini (21%). Percentuali che, ovviamente, salgono con l’età. Tuttavia, l’84% delle donne e l’81% degli uomini non assume farmaci contro l’ipercolesterolemia. Per di più, il 6% delle donne e il 5% degli uomini in cura non assume i farmaci adatti. Quindi, solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini si cura a dovere. In Italia il 9% degli uomini e il 6% delle donne ha il diabete. E poi ci sono i trigliceridi: il 30% degli uomini e il 17% delle donne li hanno elevati. E la sindrome metabolica (tre o più fattori di rischio) interessa il 23% degli italiani.
L’ipercolesterolemia, dunque, diventa un vero serial killer quando si allea con altri fattori di rischio o con patologie cardiovascolari e assume contorni drammatici quando non è controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici.
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