Genova Anno VI - n°37 - 19.02.2009 Pagine Nazionali

 

Violenza e Depressione nelle donne che partoriscono


Violenza. A otto mesi dalla nascita di un bambino il 10% delle mamme vive una situazione di violenza domestica, soprattutto di natura psicologica, ma talvolta anche fisica e sessuale, da parte del partner o di altri membri della famiglia, mentre il 5% di esse rivela elevati livelli di depressione (stress psicofisico). Violenze e depressione sono associati. Gli ormoni, spesso additati come causa fisiologica, cioè naturale e quindi socialmente accettabile, della depressione post-partum (il baby-blues), dunque, non c’entrano. Per lo meno non sempre. Lo rivela un’indagine complessa, avviata di recente dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste e dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Trieste, assieme a colleghi dell’Università della California a San Francisco. Lo studio, di cui si è conclusa la prima parte, prosegue ora con indagini che cercheranno di rispondere a due domande: se esiste una correlazione tra violenza domestica e vita riproduttiva e, più in particolare, tra violenza domestica e interruzione forzata di gravidanza. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Health Care for Women International.


Nell’ultimo decennio gli episodi di violenza domestica ai danni delle donne in gravidanza o nel periodo successivo al parto si sono moltiplicati, come dimostrano studi compiuti in Svezia, Cina, Stati Uniti e altrove. Si va da un 2% di donne che sperimentano abusi fisici, a un preoccupante 19% che riferisce violenza fisica o psicologica “da moderata a grave”. In Italia le percentuali si collocano a metà strada, e lo studio triestino ha avuto come obiettivo proprio quello di tracciare un quadro della violenza domestica negli 8 mesi dopo la nascita, in una città come Trieste dove il tasso di fertilità e il rapporto tra i nati vivi e i decessi sono tra i più bassi d’Italia, dove le cure in gravidanza sono gratuite così come lo è l’interruzione volontaria di gravidanza.
“Hanno partecipato allo studio 352 donne, dall’età media di 32 anni, che sono state seguite da settembre 2004 a marzo 2005” spiega Patrizia Romito, professore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Trieste. “Le partecipanti hanno risposto a due questionari. Il primo, presentato subito dopo la nascita del bambino, conteneva domande sullo stato sociale, su quanto fosse stata desiderata (da uno o entrambi i partner) la gravidanza, sulla salute della donna e del bambino. Il secondo, a otto mesi dal parto, poneva domande incentrate sulla violenza fisica (percosse o sessuale) e psicologica (insulti, denigrazioni, controlli continui, intimidazioni). Dall’esame delle risposte abbiamo capito che situazioni di questo genere – violenza da parte del partner o di un familiare - sono più comuni di quanto si pensi. Inducendo una condizione di depressione, ansia, disistima nella donna, influenzano negativamente la sua salute fisica e mentale, ma anche quella del bambino”.

“I mesi successivi al parto
- osserva Federica Scrimin, ginecologa e responsabile del Servizio di Day Surgery del Burlo Garofolo dove sono afferite le donne dello studio – sono spesso idealizzati nell’immaginario – ma non rappresentano sempre un momento facile per la donna. La presenza di un neonato costringe la coppia a rivedere ritmi ed equilibri interni, e se il rapporto non è sufficientemente forte è facile che si creino tensioni. Anche la semplice mancanza di sonno dovuta all’allattamento notturno può indebolire molto la donna e darle un senso di inadeguatezza. Le donne dopo aver partorito piangono di più e più facilmente, sperimentano su se stesse la fragilità del loro bambino. Questa debolezza può scatenare nel partner o in chi sta vicino desiderio di protezione, dolcezza ma anche paura, tensione, aggressività. Questo studio ci ha rivelato, tra le altre cose, che la condizione forzata di casalinga – ma anche il rientro forzato o troppo precoce al lavoro - giocano un ruolo primario nella depressione. Anche il fatto di aver vissuto periodi di ansietà o depressione prima della gravidanza è correlabile al disagio psicologico del dopo parto. Dai dati raccolti emerge la necessità di aumentare il livello di vigilanza da parte dei servizi sanitari, quando ci si trova dinnanzi a una donna depressa che ha partorito da poco, o quando si incontra una donna che chiede l’interruzione di gravidanza”.
Si tratta di indicatori forti di malessere, che vanno indagati da parte del medico e segnalati agli operatori sociali affinché si diffonda una nuova consapevolezza che non si limita a incriminare gli ormoni come causa di depressione. “Le donne non sono sole – concludono le ricercatrici – esistono operatori esperti, centri anti-violenza, servizi sanitari e sociali pubblici preposti ad aiutarle: sia in ospedale che presso i consultori familiari, o i distretti sanitari, i quali possono assistere chi subisce violenza tra le mura di casa”.

Depressione. Un pericolo sempre. Soprattutto per le donne: quando presentano gravi sintomi depressivi nelle prime fasi della gravidanza avranno un rischio di parto pretermine doppio rispetto a quelle senza sintomi depressivi.
E’ quanto si afferma in un recente articolo pubblicato su Hum Reprod. Dunque la depressione in gravidanza non va ignorata o sottovalutata in quanto il rischio di parto pretermine aumenta con l'aumentare della depressione. In realtà la malattia vera e propria si chiama depressione post-partum, ma negli Stati Uniti si parla di "baby blues" per indicare quell'insieme di piccole alterazioni dell'umore che seguono il lieto evento. Secondo i dati statunitensi, il baby blues riguarda più o meno il 70 per cento delle puerpere e solo il 20 per cento delle neomamme non ha sintomi di sorta. La depressione post-partum invece riguarderebbe 1 donna su dieci.
Sembra un dato non da poco, ma recentemente è intervenuto uno studio britannico a peggiorare, in un certo senso, il quadro. Secondo questa indagine in realtà i sintomi depressivi sarebbero più frequenti durante la gravidanza che non dopo il parto. Va però notato che la percentuale di neomamme depresse, indicata da un po' tutte le fonti, (8-10%) è praticamente la stessa della prevalenza della depressione nella popolazione in generale.

Ma sembra che la terapia della luce sia utile nella depressione pre-parto. Era già stato dimostrato che tale terapia costituisce un trattamento promettente per la depressione in gravidanza. La depressione pre-parto rappresenta il più forte fattore predittivo di depressione post-parto, che compromette ulteriormente lo sviluppo neurale del bambino, ed aumenta il rischio di depressione precoce e di abuso di sostanze. Il successo del trattamento è associato ad avanzamenti di fase del ritmo della melatonina. Il dosaggio della luce è flessibile, e può essere variato giornalmente se non intervengono complicanze quali l'ipomania, il che aumenta la sicurezza clinica di questo tipo di intervento. (J Clin Psychiatry. 2004;65:421-425)

 

 






 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati