Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 20/11/2008

 

Nuova terapia nella Prevenzione delle embolie degli interventi ortopedici


E' disponibile anche in Italia Dabigatran etexilato, il primo anticoagulante orale in dose fissa che non necessita di iniezioni né di monitoraggio, una vera e propria pietra miliare per la prevenzione del tromboembolismo venoso (TEV). Dabigatran etexilato è un inibitore diretto della trombina indicato per la prevenzione del tromboembolismo venoso in pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico di sostituzione totale dell’anca o del ginocchio.1

Secondo i dati SDO (Scheda Dimissione Ospedaliera) in Italia tra il 1999 ed il 2005 sono stati eseguiti oltre 342.000 interventi di sostituzione totale elettiva dell’anca e circa 222.000 artroprotesi elettive del ginocchio, con una crescita significativa di anno in anno, legata anche all’allungamento della vita ed al bisogno di mantenere un benessere fisico anche in età più avanzata.

Gli interventi di chirurgia ortopedica maggiore (protesi d’anca e di ginocchio) sono considerati particolarmente a rischio di tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda TVP ed embolia polmonare EP).

“La trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare si verificano quando il meccanismo della coagulazione viene attivato in maniera impropria all’interno di vasi sanguigni integri – spiega il Prof. Pier Mannuccio Mannucci, Professore ordinario dell’Università Statale di Milano e Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore di Milano – Si formano così dei coaguli che possono portare all’ostruzione dei vasi. Le terapie anticoagulanti attualmente disponibili hanno dimostrato di essere efficaci, ma spesso presentano limiti che ne riducono l’utilizzo e l’accettabilità da parte di medici e pazienti.”

Gli studi più recenti mostrano in assenza di profilassi un’incidenza di tromboembolismo venoso profondo pari al 40-60% dei pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica maggiore, con una percentuale di rischio di embolia polmonare dell’1-5% e rischio morte tra lo 0,1 e lo 0,5%. Il periodo medio della comparsa di TEV è di 9,7 giorni dopo chirurgia del ginocchio e 21,5 giorni dopo chirurgia dell’anca.

Nei pazienti sottoposti a profilassi anti-trombotica, invece, la percentuale di TVP si riduce notevolmente e risulta tra l’1,7% ed il 2,4% nei 3 mesi successivi all’intervento.

In questo contesto la funzione dei farmaci anticoagulanti è quella di deprimere, in modo controllato e reversibile, la coagulabilità del sangue per ottenere la massima protezione possibile dagli incidenti trombo embolici con il minimo rischio di emorragie.

“Il rischio di insorgenza di trombosi potenzialmente fatali è una delle principali preoccupazioni dopo un intervento di chirurgia ortopedica. In un’analisi su oltre 43.500 pazienti, nel 76% dei casi la diagnosi di TEV veniva posta dopo dimissione ospedaliera negli interventi di protesi d’anca e nel 47% nelle protesi del ginocchio – osserva il Prof. Paolo Cherubino, Direttore del Dipartimento di Scienze Ortopediche e Traumatologiche, Università degli Studi dell’Insubria, Varese – Queste considerazioni giustificano il fatto che la trombosi venosa profonda, e la possibile successiva embolia polmonare, restino la causa più comune di riospedalizzazione, con evidenti costi sociali ed economici. Se si considera, inoltre, che i tempi di ricovero tendono progressivamente a ridursi appare evidente la necessità di proseguire la profilassi a domicilio.”

Le Linee Guida dell’American College of Chest Physicians pubblicate nel giugno del 2008 raccomandano fortemente la profilassi per almeno 10 giorni in entrambi gli interventi. Inoltre, in caso di intervento di sostituzione totale dell’anca è fortemente raccomandato di estendere la profilassi per altri 35 giorni ed è consigliata una terapia farmacologica da seguire tra i 10 ed i 35 giorni in caso di protesi al ginocchio.

“Lo standard terapeutico oggi sono le eparine a basso peso molecolare (LMWH), prima tra tutte l’enoxaparina, trattamento farmacologico da somministrarsi per via iniettiva sottocutanea – sottolinea Cherubino - Numerosi studi hanno evidenziato la loro efficacia rispetto a tutti i trattamenti disponibili, ma hanno anche evidenziato la scelta del paziente di interrompere la terapia precocemente riferendo difficoltà con l’auto-inizione. A dispetto di un’efficacia ampiamente riconosciuta, le eparine a basso peso molecolare presentano una serie di limitazioni legate, in particolare, alla necessità del paziente di proseguire autonomamente il trattamento post-operatorio a casa. Oggi, con dabigatran etexilato, farmaco a somministrazione orale, i medici hanno a disposizione un’interessante opzione terapeutica.”
 

 

 






 
 
 
 

  



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