Egregio Direttore,
recentemente nella scuola in cui io insegno, un liceo del Lodigiano, si è tenuta
una importante ed interessante conferenza durante la quale personaggi di rilievo
che rappresentano il mondo sportivo giornalistico e medico societario, hanno
relazionato in merito ad un tema tristemente attuale: "Scuola, sport, problemi
giovanili: il doping, le droghe, il fair-play... L'importanza dell'attività
motoria ad ogni livello".
Durante la conferenza un Medico Sportivo ha descritto il doping e tra le
sostanze dopanti ha citato l'anfetamina come sostanza sintetica stimolante ed
illegale che viene utilizzata per aumentare le prestazioni fisiche che crea
dipendenza e che al pari delle droghe da strada devasta l'organismo
distruggendolo. Per poter meglio riferire ai miei alunni in merito ai temi
affrontati durante la conferenza, ho fatto una ricerca in internet ed ho trovato
su che l’anfetamina viene usata nel trattamento dei disturbi mentali e
comportamentali, compreso narcolessia e ADHD (sindrome da deficit di attenzione
ed iperattività). Venerdì scorso ho seguito la trasmissione “Punto di vista” che
ha trattato proprio l’argomento ADHD e durante la quale veniva asserito che in
certi casi sono utili gli psicofarmaci (che sono a base di anfetamina).
A questo punto faccio una riflessione: com’è possibile che una droga sintetica
pericolosa e micidiale possa essere utilizzata per “curare” per “curare”
cosa?!?! Un comportamento troppo vivace?! La mancanza di concentrazione?! Come
può una droga favorire ciò....e soprattutto come si può pensare che l’utilizzo
di una simile sostanza e per di più sui bambini, il cui organismo è in
formazione, possa favorire il loro sviluppo equilibrato, sano, sereno e
salutare? Mi spaventa pensare che possano essere date certe“soluzioni” per
“curare”.
Come insegnante di Ed. Fisica desidero spronare i genitori affinché spingano il
proprio figlio a svolgere attività fisica all’aria aperta, giocare in compagnia
di coetanei, formare gruppi creativi, espressivi che tirino fuori le
potenzialità del bambino; di impegnarlo in attività sportive senza la pretesa di
vederlo “campione” ma con l’idea di rafforzarlo fisicamente e per fargli
imparare regole che lo aiuteranno ad affrontare meglio la vita in modo più sano,
a collaborare con un gruppo per raggiungere un obbiettivo comune, di avvicinarlo
alla musica,lettura, pittura, scultura, arte espressiva. Non è necessario
drogare il proprio figlio per renderlo “normale”!!
Marilena Zuccheri