Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 10/02/2009

 

Eccedere nell'orario di lavoro fa male alla salute


Lavorare più del dovuto, specialmente dopo i 50 anni, può far male alla salute e favorire le malattie degenerative. Pochi mesi addietro si era avuto un allarme doppio proveniente, separatamente, da due gruppi di studiosi europei: uno svedese e l’altro britannico. Ora, un'altra conferma scientifica arriva da un'altra autorevole rivista scientifica, Am J Epidemiol online 2009, di gennaio, dove sembra che i lavoratori di mezza età che accettano di lavorare oltre l'orario lavorativo normale, sarebbero a rischio di lievi difetti cognitivi.

 

In particolare sembra che il lavoro per 55 ore alla settimana sia infatti associato ad una diminuzione della varietà del vocabolario ed ad un maggior declino nella capacità di ragionamento rispetto ad un orario che si limita a 35-40 ore. Dato che i lievi difetti cognitivi sono predittivi di demenza e mortalità, l'identificazione dei loro fattori di rischio nella mezza età è importante: oltre ai fattori di rischio tradizionali di declino cognitivo, come l'età biologica e le malattie, anche fattori correlati al lavoro possono contribuire al declino cognitivo. Risulta dunque raccomandabile non eccedere negli orari di lavoro. 

 

Gli svedesi avrebbero osservato che a risentire maggiormente delle cattive condizioni lavorative sarebbero cuore, udito e sonno, soprattutto di alcuni lavoratori maschi, pubblicando l’articolo sulla rivista Occupational and Environmental Medicine. Invece la fonte inglese è la BBC e lancia l’allarme per l’udito, scoprendo che migliaia di lavoratori rischiano di diventare sordi a causa del forte rumore sul luogo del lavoro. I ricercatori inglesi dell'Università di Southampton, esaminando oltre 22.000 lavoratori britannici, hanno infatti scoperto che il 2 % soffre di gravi difficoltà all’udito da inquinamento acustico. Un problema che, secondo le stime degli scienziati, nel Regno Unito, riguarderebbe più di 179.000 cittadini inglesi, per la maggior parte uomini. Numeri ben maggiori rispetto a quelli ipotizzati solo fino a poco tempo fa, ammettono i ricercatori, ma che potrebbero essere addirittura sottostimati in quanto lo studio non comprende i pensionati. Più a nord, altri 5.000 lavoratori di 40 aziende svedesi, sono stati monitorati da Torbjorn Akerstedt del Karolinska Institute di Stoccolma: lo studio ha evidenziato che il 7% si addormenta sul lavoro diverse volte al mese mentre il 23 % si appisola senza volere nel tempo libero. Questo stato di affaticamento aumenterebbe il rischio di infortuni sul lavoro e di incidenti stradali per chi torna a casa in auto. E proprio giovani maschi e colletti bianchi sarebbero i lavoratori più esposti agli attacchi di sonno.


 

 






 
 
 
 

  



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