Meglio l’olio crudo o quello cotto nel sugo. Gli specialisti non hanno
dubbi: con la cottura si perde quella porzione di amaro per fenomeni
chimici come l'idrolisi dei fenoli complessi per cui l’olio sarebbe
meglio cotto. E’ quanto sostiene una ricerca di Raffele Sacchi
del dipartimento di Scienza degli Alimenti dell'Università di Napoli
Federico II, stampata in occasione del Mese dell'olio Dop in Campania.
"Il trattamento termico, la cottura quindi – dichiara Sacchi
all’Ansa - può quindi significativamente ammorbidire l'aggressività
di un olio extravergine". Lo studio scientifico segnala peraltro che
l'olio a contatto con il formaggio o con la ricotta perde la propria
carica amara. Gli antiossidanti, dati scientifici alla mano, vengono
persi solo in parte a seguito di cottura. Parallelamente però
nell'alimento cotto non si ritrovano gli aromi fragranti, erbacei,
fruttati dell'olio fresco impiegato, ma profumi attenuati. Il profumo
dell'ingrediente-olio si perde dunque, soprattutto se la cottura della
pietanza è prolungata. L'olio protegge i componenti nobili del pomodoro,
anche durante lunghe cotture come i ragù, e consente all'organismo di
assorbire meglio i carotenoidi del pomodoro.
Paradossalmente, si osserva che durante la cottura del sugo o di un ragù
l'attività antiossidante della 'pummarola' aumenta.
L'olio extravergine d'oliva, crudo o riscaldato, è il grasso più
indicato per l'alimentazione, non soltanto per il suo aroma e il suo
sapore, ma anche per l'insieme delle sue proprietà, tra le quali in
particolare la sua composizione acidica con predominio di acidi grassi
monoinsaturi e un perfetto equilibrio di polinsaturi, il suo contenuto
di vitamina E, di protovitamina A e di antiossidanti, di effetto
protettivo sulla salute.
I GRASSI insaturi, come quelli presenti nell'olio d'oliva, negli avocado
e nelle noci, stimolano l'intestino a produrre una molecola che sopprime
la fame. La scoperta, pubblicata su Cell Metabolism da Daniele
Piomelli della University of California, Irvine, può portare allo
sviluppo di nuove cure per l'obesità.
Il primo tratto dell'intestino tenue produce un "messaggero" chimico
chiamato oleoylethanolamide, o OEA che, somministrato come farmaco,
riduce l'appetito, abbassa il livelli di colesterolo nel sangue e
provoca la perdita di perso. Ma è proprio l'acido oleico, di cui è ricco
l'olio di oliva, a essere convertito in OEA. Proteine e i carboidrati
invece non hanno lo stesso effetto.