Lo scorso mese di agosto, Nadia Ricci scrive a Oliviero
Toscani una lettera toccante. Toccante perché riguarda una malattia,
il carcinoma al seno, che in Italia colpisce 40 mila donne ogni anno.
Toccante perché riguarda un percorso di cura che dura anni. Toccante per
il coraggio di affrontare un tema, quello di una malattia che colpisce
una parte del corpo che in condizioni normali rappresenta un elemento di
sensualità e di attrattiva femminile e che all’improvviso si trasforma
in oggetto della vergogna che ti priva di intimità.
“Le aziende che producono oggetti per esaltare la bellezza,
soprattutto femminile, troppo spesso, non pensano a come preservare con
gesti concreti la salute di quel bene - afferma Oliviero Toscani.
- Rifletto da tempo su questo tema e quando ho ricevuto la lettera di
Nadia Ricci, ne ho parlato con Cleto Sagripanti di MANAS, e con Umberto
Veronesi. È nata così, con MANAS e con la Fondazione Umberto Veronesi,
una campagna pubblicitaria dedicata a un tema reale, che riguarda
direttamente e indirettamente molte donne, il tumore al seno, cercando
così di promuovere un progetto importante, serio e concreto: mortalità
zero entro 10 anni”.
Nadia Ricci, Olivia Toscani, Monica Guerritore si sono prestate
come “testimonial” per raccontare attraverso le immagini la loro storia:
una storia che inizia con un vero e proprio pugno nello stomaco al
momento della diagnosi e che prosegue fra la sofferenza delle cure e
quella dell’intimità violata. Una storia che per le tre protagoniste è
culminata con la sconfitta della malattia, proprio perché la diagnosi è
stata precoce.
“Quella del tumore al seno è la storia di una malattia che si può
battere - dice il Professor Umberto Veronesi. - Se trent’anni
fa quattro donne su dieci ammalate non ce la facevano, oggi sono meno
della metà. Più di un terzo delle pazienti, poi, arriva alla diagnosi
con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il
100 per 100. Si è fatto molto, migliorando la diagnosi precoce e
sviluppando terapie sempre più mirate, ma c’è spazio per andare oltre:
se è vero che oggi guarire da questa malattia è una possibilità sempre
più concreta, bisogna creare le condizioni perché questa possibilità sia
davvero alla portata di tutte le donne”.
“Mortalità Zero”, il nuovo progetto della FUV a sostegno della ricerca e
della prevenzione del tumore del seno, ha appunto l’obiettivo di
azzerare la mortalità per questo tumore. E con gli strumenti di diagnosi
e cura oggi a disposizione si tratta di un traguardo raggiungibile in
pochi anni. Sappiamo infatti che tanto più il tumore è piccolo tanto
maggiore è la speranza di sopravvivenza: i tumori diagnosticati in fase
precocissima, quando la lesione è impalpabile, guariscono nella quasi
totalità dei casi. Il progetto della FUV prevede quindi da un lato
azioni mirate ad accrescere tra le donne la consapevolezza
dell’importanza della diagnosi precoce e dall’altro la diffusione
capillare di centri adeguatamente attrezzati e con personale medico
debitamente formato, dove le donne possano accedere alle metodologie
diagnostiche e terapeutiche più avanzate. Tra queste, la ROLL (radioguided
occult lesion localisation), la chirurgia radioguidata in grado di
localizzare e rimuovere le lesioni mammarie non palpabili: la FUV si è
impegnata proprio a seguire e sostenere per cinque anni uno studio
clinico di approfondimento di questa innovativa tecnica di cura.
“Progetti come quelli che presentiamo oggi, con l’amico Oliviero
Toscani - aggiunge Veronesi - sono importanti per
contribuire alla sensibilizzazione e alla presa di coscienza delle donne
italiane”.
Per un’azienda come Manas, specializzata in calzature donna ed
accessori, il sostegno al progetto della Fondazione Umberto Veronesi per
il tumore al seno “Mortalità Zero” con un consistente contributo
per finanziare la ricerca rappresenta un traguardo importante e la
consapevolezza di aver dato il via con questa campagna ad una iniziativa
dai risvolti sociali profondi. “Quando Oliviero Toscani mi ha
presentato il progetto non ho avuto esitazioni – dice infatti
Cleto Sagripanti, Amministratore Delegato di Manas. – La nostra è
un’azienda che fa prodotti destinati al pubblico femminile, che si
rivolge a milioni e milioni di donne, con le quali abbiamo un rapporto
costante e continuo per poter proporre loro prodotti adatti alla loro
vita. La nostra campagna mi ha fatto capire che un’azienda non può
vivere il rapporto col suo cliente in maniera astratta, sottraendosi al
confronto con la vita vera, quella di tutti i giorni, che comprende
anche la malattia e la sua prevenzione. Normalmente la comunicazione dei
prodotti destinati al pubblico femminile parla di estetica, di
superficie; non è così facile e immediato rompere questo schema per
parlare di temi così vivi e reali come la malattia, il dolore, la
sofferenza, ma anche di speranza, quella speranza che la ricerca può
contribuire a implementare. Sono convinto che la ricerca rappresenti un
elemento fondamentale per migliorare la vita di tutti noi e che se come
imprenditore posso offrire il mio supporto è giusto che lo faccia”.