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Anna Carderi -
psicologa |
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La rete cela insidie come
la pedopornografia e il cyber bullismo che possono danneggiare in
maniera grave l’integrità dei minori la cui scarsa esperienza critica
spesso li rende inconsapevoli del rischio di instaurare relazioni e
contatti sociali nel web. Senza voler demonizzare Internet e la tendenza
al social networking, è bene essere consapevoli che il cyber space è un
“luogo" dove spesso vige l'anonimato e dove dietro ad un nickname può
nascondersi chiunque. Sms, mms, chat room, Instant Messaging
(Messenger), file sharing e tutti gli spazi di social networking (FaceBook,
MySpace) sono gli strumenti che ogni potenziale abusatore può utilizzare
in un primo momento per entrare in contatto con la potenziale vittima,
conquistarne la fiducia al fine di incontrarla off-line.
Nel grooming, il potenziale adescatore si prende “cura” (grooms) della
propria vittima e, attraverso un lento accerchiamento psicologico,
costruisce con essa una relazione di fiducia connotata da vicinanza
emotiva, ascolto ed empatia. Nell’approcciare il minore, l’adescatore,
usa tecniche di manipolazione psicologica per informarsi, ad esempio, su
dove è situato il PC del minore, se i genitori o i fratelli sono
presenti; per isolare il bambino dal resto delle relazioni, cercando di
diventare un amico a cui confessare i propri sentimenti e segreti.
Questa esclusività rende impenetrabile la relazione ad esterni e
facilita l’invio/scambio di fotografie dal contenuto sessuale più o meno
esplicito e la richiesta di incontro. In tale processo manipolativo
l’adescatore è facilitato dalle innumerevoli informazioni che il ragazzo
rilascia al momento dell’iscrizione (età, sesso, residenza, stili di
vita, etc.) che gli consentono di costruirsi un personaggio in linea con
i bisogni e gli interessi emersi dal profilo della potenziale vittima.
Esplicativo è il video sul grooming diffuso dalla Polizia di Stato che
invito tutti a vedere; un’attivazione emotiva che più di mille parole è
in grado di accrescere le conoscenze sul fenomeno. L’adescatore trova
due tipi di terreno fertile su cui insidiarsi. Da una parte sfrutta
l’assenza di un controllo familiare particolarmente efficace, dall’altra
sfrutta la curiosità anche sessuale dell’adolescente e la sua tendenza a
mettere in atto comportamenti a rischio. Spesso i ragazzi non sono
vittime inconsapevoli di ciò che incontrano in rete o che non è adatto
alla loro crescita (Finkelhor D, 2003).
Memori di ciò lo sforzo che deve essere fatto in termini educativi
consiste nel non lasciare i nostri ragazzi a risolvere i propri problemi
da soli, instaurando un dialogo promotivo e disponibile ad affrontare
domande e discorsi anche imbarazzanti come la sessualità. Non farlo può
portare gli stessi a contatto con adulti capaci di manipolare e
strumentalizzare i loro sentimenti e desideri, approfittando
dell’ingenuità, dell’inesperienza, dell’immaturità e del desiderio
sessuale che ogni adolescente sperimenta in modo del tutto naturale nel
proprio percorso di crescita.
Indispensabile è migliorare la conoscenza del fenomeno favorendo la
promozione di interventi ad hoc come il VIRTUAL PARENT, un software che
i genitori possono istallare sul proprio PC per essere avvisati, in
tempo reale, dei pericoli in cui il proprio figlio, minorenne, può
incorrere nell’uso delle chat. Una sorta di genitore virtuale che entra
in funzione quando il genitore si assenta o è impossibilitato ad
assistere il minore nella sua navigazione per garantire che nessuno
arrechi danno sia morale che fisico al bambino o adolescente.
Comunque, non dimentichiamo che, aldilà di filtri e blocchi del PC, per
essere efficace un intervento deve provenire ed agire su più fronti
cosicché la comunità, i servizi e le istituzioni rappresentino una
sinergia di risorse al cospetto della salvaguardia dei diritti del
minore