Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 02/02/2009

 

Scegliere per la propria salute prima dei 18 anni


Troppo giovane per decidere sulla propria salute? Quando un minorenne ha il diritto all’ autodeterminazione nelle scelte che lo riguardano? Come si pone il medico tra la volontà del ragazzo e la scelta dei genitori?
Ad eccezione di alcuni definiti contesti clinici, la Legge italiana non prevede per il minorenne alcuna possibilità di accedere liberamente alle cure né, al pari, di rifiutarle o contrastare liberamente la volontà degli esercenti la potestà genitoriale. Medici e psicologi, d’altra parte, sono tenuti per doveri deontologici a coinvolgere direttamente bambini e ragazzi nel percorso di cura. Ciò significa spesso muoversi in un terreno in cui il rapporto tra il personale sanitario e il paziente deve conoscere forme specifiche di articolazione tali da garantire contemporaneamente la tutela delle norme di legge e dei principi etici.
Sono questi i temi principali del Convegno organizzato dall’U.O. di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Policlinico Mangiagalli in collaborazione con la Camera Minorile di Milano, svoltosi giovedì scorso al Centro Congressi Corridoni.


In realtà, alcune risposte a queste domande sono già arrivate da parte dei diretti interessati. 354 studenti di due istituti scolastici superiori (uno di Milano, l’altro di Monza) hanno compilato nei mesi scorsi (tra novembre e dicembre 2008) un questionario redatto ad hoc per conoscere le opinioni degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni sul tema dell’autonomia decisionale in ambito sanitario.
Il questionario aveva per oggetto la conoscenza dei diritti già riconosciuti dalla legge al minorenne in campo sanitario, la percezione della qualità dell’informazione ricevuta e del coinvolgimento nelle scelte sanitarie, l’opinione sul ruolo dei genitori rispetto alla propria autonomia, l’idea su quale possa essere l’età più appropriata a partire dalla quale “si diventa autonomi” a compiere scelte in questo campo.


“Si tratta di uno studio pilota” - spiega il dottor Stefano Benzoni, dell’U.O. di Neuropsichiatria infantile della Fondazione Policlinico Mangiagalli - “sia per le specifiche caratteristiche dello strumento impiegato, sia per la complessità delle variabili nel campione analizzato. Le riflessioni che ne seguono mirano dunque esclusivamente ad evidenziare alcuni aspetti dei risultati che sono parsi suggestivi e meritevoli di ulteriori approfondimenti”.
Dai dati raccolti emerge che la maggioranza degli studenti (71%) non ritiene che i genitori siano di ostacolo alla consultazione sanitaria. Sono dunque generalmente coinvolti nelle scelte che riguardano la loro salute. In ogni caso, il 68% degli intervistati dichiara che vorrebbe essere sempre coinvolto da medici e genitori nelle scelte che riguardano la sua salute.
“I ragazzi comunicano con i loro genitori, condividono le scelte in ambito sanitario ma preferiscono non delegarle, e chiedono con chiarezza di essere coinvolti direttamente” - commenta la dottoressa Paola Vizziello, dell’U.O. di Neuropsichiatria - “Le spinte emancipatorie tendono dunque ad esprimersi in assenza di contrasti espliciti con la funzione e il ruolo genitoriale e anzi spesso attraverso la ricerca di una condivisione”.
In caso di disaccordo con i genitori, tuttavia, il 67% dei ragazzi dichiara che vorrebbe poter scegliere se e come farsi curare, con il consiglio dei medici.

Dai dati ottenuti emerge anche una scarsa conoscenza dei propri diritti. Meno del 20% del campione indica correttamente almeno un ambito sanitario in cui la Legge accorda autonomia al minorenne (ad es. il consultorio per l’erogazione di cure e mezzi anticoncezionali). Questo dato è particolarmente rilevante, poiché tra i primi passi necessari all’esercizio della capacità decisionale dei soggetti deboli vi è proprio la piena conoscenza da parte degli stessi dei propri diritti.


E qual è l’età giusta in cui si diventa abbastanza capaci di decidere autonomamente per la propria salute? Per il 60% dei ragazzi i 16 anni rappresentano una soglia anagrafica plausibile, anche se una percentuale non trascurabile di giovani ritiene che la soglia possa addirittura essere inferiore, a partire dai 14 anni.
Si tratta di un dato in linea con le indicazioni di alcuni Paesi esteri (tra cui il Regno Unito e il Canada), dove la soglia dei 16 anni viene considerata come un punto di riferimento per accordare piena autonomia decisionale ai minori in ambito sanitario.
Le evoluzioni recenti del Diritto a livello nazionale e internazionale segnalano con forza la crescente la necessità di tutelare a pieno il diritto all’autodeterminazione del minorenne nelle scelte rilevanti che lo riguardano, incluse dunque quelle in ambito sanitario.

 

 






 
 
 
 

  



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