Troppo
giovane per decidere sulla propria salute? Quando un minorenne ha il
diritto all’ autodeterminazione nelle scelte che lo riguardano? Come si
pone il medico tra la volontà del ragazzo e la scelta dei genitori?
Ad eccezione di alcuni definiti contesti clinici, la Legge italiana non
prevede per il minorenne alcuna possibilità di accedere liberamente alle
cure né, al pari, di rifiutarle o contrastare liberamente la volontà
degli esercenti la potestà genitoriale. Medici e psicologi, d’altra
parte, sono tenuti per doveri deontologici a coinvolgere direttamente
bambini e ragazzi nel percorso di cura. Ciò significa spesso muoversi in
un terreno in cui il rapporto tra il personale sanitario e il paziente
deve conoscere forme specifiche di articolazione tali da garantire
contemporaneamente la tutela delle norme di legge e dei principi etici.
Sono questi i temi principali del Convegno organizzato dall’U.O. di
Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione
Policlinico Mangiagalli in collaborazione con la Camera Minorile di
Milano, svoltosi giovedì scorso al Centro Congressi Corridoni.
In realtà, alcune risposte a queste domande sono già arrivate da parte
dei diretti interessati. 354 studenti di due istituti scolastici
superiori (uno di Milano, l’altro di Monza) hanno compilato nei mesi
scorsi (tra novembre e dicembre 2008) un questionario redatto ad hoc per
conoscere le opinioni degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni sul tema
dell’autonomia decisionale in ambito sanitario.
Il questionario aveva per oggetto la conoscenza dei diritti già
riconosciuti dalla legge al minorenne in campo sanitario, la percezione
della qualità dell’informazione ricevuta e del coinvolgimento nelle
scelte sanitarie, l’opinione sul ruolo dei genitori rispetto alla
propria autonomia, l’idea su quale possa essere l’età più appropriata a
partire dalla quale “si diventa autonomi” a compiere scelte in questo
campo.
“Si tratta di uno studio pilota” - spiega il dottor Stefano
Benzoni, dell’U.O. di Neuropsichiatria infantile della Fondazione
Policlinico Mangiagalli - “sia per le specifiche caratteristiche
dello strumento impiegato, sia per la complessità delle variabili nel
campione analizzato. Le riflessioni che ne seguono mirano dunque
esclusivamente ad evidenziare alcuni aspetti dei risultati che sono
parsi suggestivi e meritevoli di ulteriori approfondimenti”.
Dai dati raccolti emerge che la maggioranza degli studenti (71%) non
ritiene che i genitori siano di ostacolo alla consultazione sanitaria.
Sono dunque generalmente coinvolti nelle scelte che riguardano la loro
salute. In ogni caso, il 68% degli intervistati dichiara che vorrebbe
essere sempre coinvolto da medici e genitori nelle scelte che riguardano
la sua salute.
“I ragazzi comunicano con i loro genitori, condividono le scelte in
ambito sanitario ma preferiscono non delegarle, e chiedono con chiarezza
di essere coinvolti direttamente” - commenta la dottoressa Paola
Vizziello, dell’U.O. di Neuropsichiatria - “Le spinte
emancipatorie tendono dunque ad esprimersi in assenza di contrasti
espliciti con la funzione e il ruolo genitoriale e anzi spesso
attraverso la ricerca di una condivisione”.
In caso di disaccordo con i genitori, tuttavia, il 67% dei ragazzi
dichiara che vorrebbe poter scegliere se e come farsi curare, con il
consiglio dei medici.
Dai dati ottenuti emerge anche una scarsa conoscenza dei propri diritti.
Meno del 20% del campione indica correttamente almeno un ambito
sanitario in cui la Legge accorda autonomia al minorenne (ad es. il
consultorio per l’erogazione di cure e mezzi anticoncezionali). Questo
dato è particolarmente rilevante, poiché tra i primi passi necessari
all’esercizio della capacità decisionale dei soggetti deboli vi è
proprio la piena conoscenza da parte degli stessi dei propri diritti.
E qual è l’età giusta in cui si diventa abbastanza capaci di decidere
autonomamente per la propria salute? Per il 60% dei ragazzi i 16 anni
rappresentano una soglia anagrafica plausibile, anche se una percentuale
non trascurabile di giovani ritiene che la soglia possa addirittura
essere inferiore, a partire dai 14 anni.
Si tratta di un dato in linea con le indicazioni di alcuni Paesi esteri
(tra cui il Regno Unito e il Canada), dove la soglia dei 16 anni viene
considerata come un punto di riferimento per accordare piena autonomia
decisionale ai minori in ambito sanitario.
Le evoluzioni recenti del Diritto a livello nazionale e internazionale
segnalano con forza la crescente la necessità di tutelare a pieno il
diritto all’autodeterminazione del minorenne nelle scelte rilevanti che
lo riguardano, incluse dunque quelle in ambito sanitario.