Nel mondo sono circa 125 milioni le persone che soffrono di psoriasi e,
solo in Italia, la percentuale si stima intorno al 2-3% della
popolazione, con un impatto sulla qualità della vita comparabile a
quello delle neoplasie maligne, delle cardiopatie e delle malattie
respiratorie croniche. Nel 30% dei casi (dato che si riferisce
all’incidenza globale nel mondo) si assiste ad una prevalenza della
forma più grave, l’artrite psoriasica.
Le nuove frontiere terapeutiche nella cura della psoriasi, l’accesso ai
farmaci biologici e la loro sostenibilità economica, i risultati
ottenuti, il miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Questi
sono i temi più importanti contenuti nel primo documento di consenso
scritto dai maggiori esponenti della dermatologia italiana, pubblicato
sulla prestigiosa rivista scientifica “Dermatologic Therapy” e
presentato alla stampa e alle istituzioni il 28 gennaio a Roma, presso
la Sala degli Atti parlamentari, alla Biblioteca del Senato.
Il documento di consenso analizza e spiega i risultati ottenuti
dall’impiego dei farmaci biologici nella cura dei pazienti psoriasici,
focalizzando l’attenzione sulla classe dei TNF antagonisti, analizzando
la tossicità di organo e la capacità di mantenere l’efficacia nel tempo,
anche nella terapia “intermittente”.
“Il documento di consenso ha un grande valore scientifico –
afferma il Professor Torello Lotti, Direttore dell’Unità
Ospedaliera Complessa Dermatologica dell’ Università degli Studi di
Firenze e Associate Editor della rivista Dermatologic Therapy – si
tratta, infatti, del primo studio in assoluto sulla fisiologicità del
meccanismo d’azione dei farmaci biologici nella cura della psoriasi,
corredato per la prima volta da una casistica reale dell’incidenza della
malattia e dell’approccio clinico”.
L’utilizzo dei farmaci biologici si è dimostrato efficace anche nella
cura della psoriasi pediatrica, come spiega il professor Sergio
Chimenti, Ordinario di Dermatologia e Venereologia presso
l’Università degli Studi di Tor Vergata e Direttore della Clinica
Dermatologica dell’Università di Roma Tor Vergata.
“In Italia siamo stati i primi ad avviare con successo la
sperimentazione sui pazienti in età pediatrica con etanercept. Dopo di
noi, gli Stati Uniti ed il Canada hanno effettuato una sperimentazione
su oltre cento bambini, riscontrando gli stessi, positivi risultati”.
Il farmaco è stato autorizzato e registrato presso L’Agenzia Europea dei
Medicinali (EMEA); si attende adesso la sua autorizzazione in Italia per
poter avviare le terapie nell’ambito delle strutture universitarie
ospedaliere e nei Centri Psocare, presidi di ricerca e di cura,
istituiti nel 2005 e la cui rete conta oggi 154 centri distribuiti in
modo capillare in tutto il Paese.
La psoriasi, oltre ad avere un pesante impatto sulla vita dei pazienti,
ha dei costi considerevoli per la sanità pubblica. “Secondo uno
studio condotto in Italia su 372 pazienti seguiti nei Centri Psocare
– spiega il dottor Federico Spandonaro, del Ceiss Sanità di Tor
Vergata – in media uno su due deve essere ricoverato almeno una volta
l’anno; a questo dato se ne aggiungono altri riguardanti le visite
periodiche, il ricorso alla diagnostica per immagini e alle indagini di
laboratorio. Dati che fanno lievitare i costi diretti per il Servizio
Sanitario Nazionale, senza contare che il costo più rilevante è quello
sociale, in termini di giornate lavorative perse e limitazioni alle
normali attività quotidiane”.
Il documento di consenso, in tal senso, mette a punto un sistema di
valutazione dei costi derivanti dall’utilizzo dei farmaci biologici, in
particolare dell’etanercept, dimostrando come, rispetto ad altri
biologici, quest’ultimo abbatte del 20% il costo sanitario, soprattutto
in pazienti con scarsa qualità di vita e a rischio di ospedalizzazione.
In altre parole, i costi a lungo termine del trattamento con etanercept
possono essere maggiormente prevedibili, poiché la sua efficacia non si
riduce nel tempo e non è necessario alcun aumento del dosaggio.
Un documento, dunque, che concilia e ricompone le diverse implicazioni
dell’approccio clinico alla psoriasi: dalle nuove terapie in grado di
migliorare sensibilmente la qualità della vita e ridurre lo stigma
sociale, ai costi contenuti per la sanità pubblica e per lo stesso
paziente.