Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 29/01/2009

 

Sonnolenza diurna e russamento nell’Obesità infantile


L’aumento di peso nei bambini è responsabile della sonnolenza diurna e del russamento notturno? Sembrerebbe di si. L'eccessiva sonnolenza diurna (EDS) è significativamente più comune nei bambini obesi che russano abitualmente rispetto a quelli non obesi. E’ quanto si sostiene in un articolo Pediatrics. 2009 (123: 13-8). In presenza di apnea ostruttiva, i bambini obesi vedono aumentare il proprio rischio di EDS, ed i bambini che russano risultano maggiormente propensi al sonno per ogni livello di gravitò dell'apnea ostruttiva. La presentazione clinica del russamento abituale e dei disturbi della respirazione nel sonno nei bambini obesi pertanto differisce da quella dei bambini non obesi, ed i sintomi di EDS e le difficoltà a mantenere la veglia per un bambino obeso dovrebbero costituire indicazione alla valutazione dell'apnea ostruttiva nel sonno. L’obesità infantile ha raggiunto elevati livelli epidemici; la sua prevalenza è in rapido aumento in tutto il mondo, specie nei paesi sviluppati. Negli Stati Uniti il 25% dei bambini è in sovrappeso e l’11% obeso. In Europa la prevalenza di sovrappeso ed obesità è più alta nei Paesi del Sud che in quelli del Nord. In Italia il 30-35% dei bambini è sovrappeso e il 10-12% obeso (Istituto Auxologico Italiano, dati annuali 2003).
L’obesità insorge quando l’apporto energetico eccede la spesa energetica. Tale squilibrio ha, in genere, una genesi multifattoriale. Infatti, sebbene fattori genetici possano influenzare la suscettibilità ad un ambiente favorente l’obesità, fattori ambientali, stili di vita, condizione socio-culturale giocano un ruolo eziologico preponderante. In una minoranza di casi l’obesità infantile è causata dalla mutazione di singoli geni, da alterazioni endocrine o iatrogena.

Le fasi della vita in cui è maggiore il rischio del determinarsi dell’obesità sono: 1) il periodo prenatale, per le influenze esercitate dallo stato di salute, dalle abitudini alimentari e dal metabolismo materni sulla crescita e sullo sviluppo dei meccanismi della regolazione metabolica fetale (programming intrauterino); 2) il primo anno di vita, per gli eventuali effetti protettivi dell’allattamento al seno (Grummer-Strawn LM, et al 2005), per l’apprendimento di modalità e comportamenti alimentari da parte del bambino con il divezzamento intorno al sesto mese, per i possibili effetti negativi di una dieta iperproteica, che potrebbe contribuire ad anticipare l’epoca dell’adiposity rebound (Rolland-Cachera MF, 2006); 3) l’epoca dell’adiposity rebound (AR), che corrisponde al secondo incremento nella curva del BMI che di solito si rileva tra i 5 e i 7 anni. Un AR anticipato si associa ad un aumentato rischio di sovrappeso, diabete e coronaropatia nelle età successive. Esso è caratterizzato da un BMI ridotto prima dell’AR, elevato dopo l’AR. Un basso livello di adiposità prima dell’AR suggerisce una velocità di crescita accelerata ed un deficit energetico nelle prime fasi della crescita, attribuibili ad una dieta iperproteica a scarso contenuto lipidico. Il latte materno (alimento di riferimento almeno per il primo anno di vita), contenendo una quota proteica relativamente bassa (circa 7%) ed un’elevata quota lipidica (circa 50%), esercita un effetto benefico sui processi accrescitivi (Rolland-Cachera MF, 2006); 4) l’adolescenza, per i cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo tra maschi e femmine, per l’eventuale comparsa di fattori di rischio per l’obesità come la variazione delle abitudini alimentari, l’irregolarità dei pasti e la diminuzione dell’attività fisica.

 

 






 
 
 
 

  



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