Aumenta
lo scetticismo su integratori e vitamine come agenti capaci di prevenire
i tumori. Poco tempo addietro uno studio aveva dimostrato come il
beta-carotene non solo non prevenga ma sembra che aumenti il rischio di
tumore al polmone. Ora è stato appurato che l'integrazione di vitamina
C, E o beta-carotene non aiuta nella prevenzione primaria dell'incidenza
totale dei tumori o della mortalità oncologica. E’ quanto si sostiene in
un articolo pubblicato su J Natl Cancer Inst. 2009 (101: 2-4 e 14-23).
Vi sono tuttavia alcuni siti specifici nei quali la somministrazione di
vitamine sembra avere una certa efficacia, come ad esempio nel caso
della vitamina E per i tumori colorettali, ed altri ancora in cui la
somministrazione di determinate vitamine sembra essere anche deleteria,
come nel caso dei presunti effetti negativi della vitamina C nei tumori
polmonari e pancreatici, il che peraltro pone degli interrogativi sul
potenziale chemiopreventivo dell'acido ascorbico.
Nel 2006 era stato pubblicato su Lancet, autorevole rivista scientifica
internazionale, un articolo che smentisce il ruolo protettivo di alte
dosi di Vitamina E e di Vitamina C anche nei confronti della
preeclampsia.
La preeclampsia è una malattia della gravidanza, che insorge dopo la 20°
settimana, caratterizzata da elevati valori pressori (superiori a
140/90), edemi generalizzati e proteinuria (presenza di proteine nelle
urine, indice di danno renale). Raramente può complicarsi in eclampsia
vera e propria con insorgenza di convulsioni e coma.
Nel 1999, un precedente studio di Chappell, pubblicato sempre su Lancet,
condotto su 283 donne con gravidanza ad alto rischio di sviluppare
preeclampsia, sosteneva che elevati dosi di Vitamina E e di Vitamina C
riducono lo sviluppo di sindrome preeclamptica dal 17% al 8%.
Inoltre La somministrazione a lungo termine di aspirina a basse dosi non
previene nemmeno lo sviluppo di diabete di tipo 2 nelle donne
inizialmente sane. L'infiammazione subclinica è associata allo sviluppo
di diabete di tipo 2, ed i dati epidemiologici suggeriscono che questa
associazione potrebbe essere anche più forte nelle donne. Lo studio è
stato pubblicato Diabetes Care. 2009 (32: 3-8)