Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 28/01/2009

 

Trombolisi per vincere l’embolia


Con oltre 190mila casi ogni anno in Italia, uno ogni 3 minuti, di cui l'80% sono nuovi episodi e il 20% recidive che riguardano soggetti precedentemente colpiti, e 70mila decessi (il 10-12% di tutti i decessi per anno), l’ictus celebrale rappresenta un serio problema di salute pubblica, risultando la prima causa di invalidità, la seconda di demenza (dopo l’Alzheimer) e la terza di mortalità (dopo malattie cardiovascolari e neoplasie) tra gli adulti nei paesi industrializzati.
È un’emergenza neurologica che colpisce soprattutto gli anziani, con una prevalenza nella fascia di età 65-84 anni del 6,5%, leggermente più alta negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%) e con un’incidenza che aumenta progressivamente con l'età raggiungendo il valore massimo negli ultra ottantacinquenni (il 75% degli ictus colpisce i soggetti over 65).
Dati allarmanti ma in progressivo miglioramento grazie ai traguardi raggiunti dalla ricerca clinica e farmacologica negli ultimi dieci anni, alla definizione di nuovi modelli organizzativi all’interno delle strutture sanitarie (le Stroke Unit) ed alla formazione di personale specializzato.


Questi temi sono al centro del Convegno “L’ictus celebrale in fase acuta: pratica clinica, modelli organizzativi e progetti di sviluppo per migliorare l’offerta di cura” organizzato dalla Struttura Complessa di Neurologia dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Lecco – con il patrocinio della Società Italiana di Neurologia, SIN-SNO Lombardia, Regione Lombardia e con la collaborazione di Boehringer Ingelheim Italia, in programma a Lecco il 29 gennaio 2009 presso l’Aula Magna dell’Ospedale “A. Manzoni” (Via dell’Eremo 9/11 – Lecco).


“Negli ultimi dieci anni la sopravvivenza dopo un ictus è cresciuta del 10% ed è salito il numero di quanti lo superano senza grave invalidità - sottolinea Elio Agostoni, Direttore della Struttura complessa di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze A.O. “Ospedale di Lecco”- Molto resta ancora da fare, soprattutto per quanto riguarda l'assistenza, dall'evento acuto alla riabilitazione; per chi è colpito da un ictus, infatti, solo un'assistenza davvero adeguata può evitare peggioramenti senza gravi disabilità se non addirittura la morte. Per questo motivo a volte può risultare indispensabile seguire un preciso percorso assistenziale che va dalle primissime fasi d’intervento, ricovero in una stroke unit con équipe multidisciplinari, trombolisi e accesso alla diagnostica per immagini, fino alla dimissione protetta con reinserimento sociale e familiare del paziente”.
Per migliorare l’assistenza ai malati, negli ultimi anni sono nate anche in Italia le stroke unit, strutture in cui il paziente viene trattato in modo multidisciplinare e integrato. Il primo intervento fondamentale è quello di accertare il prima possibile, con tac o risonanza magnetica, se si tratta di ischemia o emorragia; in caso di ictus ischemico, lì dove indicato, la terapia da somministrare è la trombolisi che agisce sciogliendo i coaguli di sangue.


“L’introduzione della trombolisi nella pratica clinica ha permesso di raggiungere risultati importanti rappresentando la migliore cura possibile per il trattamento del paziente colpito da ictus celebrale ischemico – osserva Danilo Toni, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare, Policlinico Umberto I di Roma - La terapia precoce resta il caposaldo nella terapia dell’ictus acuto ed è di importanza vitale che i pazienti giunti ad una stroke unit e idonei al trattamento trombolitico, vi vengano sottoposti senza indugi. L'importante è agire nel minor tempo possibile poiché le cellule nervose, private dell’ossigeno portato dal sangue, muoiono in pochi minuti – continua Toni – In soccorso di pazienti e medici arrivano i dati di alcuni studi internazionali che hanno evidenziato la possibilità di estendere la finestra temporale entro cui sottoporsi al trattamento dalle 3 alle 4,5 ore dall’insorgenza dell’ictus.”
“Nonostante l’esistenza di Linee di indirizzo nazionali, si registra una notevole disomogeneità dei modelli organizzativi regionali in tutte le fasi assistenziali e non in tutte le regioni sono stati istituiti dei percorsi ad hoc dedicati all’assistenza dei pazienti con ictus – evidenzia Domenico Consoli, Presidente della SNO - Le stroke unit, dove i malati sono seguiti da un gruppo multidisciplinare costituito da infermiere, fisioterapista, logopedista e medico, in genere un neurologo, e altri, fisiatra, cardiologo, rianimatore, sono ancora insufficienti. Quelle autorizzate alla somministrazione della terapia trombolitica sono circa 90, distribuite in prevalenza al centro e nord del Paese. Dovrebbero essere molte di più, così da garantire a tutti i cittadini un Sistema Sanitario omogeneo ed uguali possibilità di cura indipendentemente dalla regione di domicilio”.


In Lombardia esiste un alto livello di attenzione sull’assistenza all’ictus con la presenza di 31 stroke unit che sono organizzate in rete nell’ambito del progetto regionale SUN ( Stroke Unit Network) coordinato dal dott Giuseppe Micieli.La Regione Lombardia inoltre finanzia nell’ambito dei progetti innovativi regionali del Piano Cardiocerebrovascolare un importante progetto “L’ictus cerebrale in una macro-area della regione Lombardia: razionalizzazione della rete dell’emergenza-urgenza e sviluppo dell’interfaccia territorio-ospedale nelle province di Sondrio, Lecco, Como e Varese” coordinato dal dott. Elio Agostoni.
“L’ictus cerebrale è una patologia ad alto impatto socio-sanitario per l’elevata incidenza e mortalità e per il notevole grado di disabilità che determina – sottolinea Elio Agostoni - Arrivare in una stroke unit significa avere migliori probabilità di sopravvivenza e minori rischi di uscire menomati dalla malattia. Ma c'è un altro problema – spiega il Dott. Mario Landriscina Responsabile 118 di Como - spesso è difficile riconoscere i sintomi di un ictus e non si pensa di correre subito al pronto soccorso. Una improvvisa difficoltà a parlare, una bocca che si storta o un braccio che non si riesce più a sollevare suggeriscono la necessità di chiamare il 118.”

 

 






 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati