Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 26/01/2009

 

Le cellule staminali: trattamenti del futuro per il Parkinson?


Dalla pelle arrivano le cellule ringiovanite in grado di curare le malattie neurodegenerative. Nella foto: Neuroni generati da cellule staminali riprogrammate cioè derivate da ringiovanimento di cellule adulte della pelle. Una delle frontiere di ricerca, curate dal Prof. Vania Broccoli, affrontate nel 31° convegno nazionale dell’Associazione italiana Parkinsonianisvoltosi questo weekend a Montecatini.

 

Intervista a Vania Broccoli
Capo dell’Unità di “Cellule staminali e neurogenesi”
Divisione di Neuroscienze
Istituto Scientifico San Raffaele - Milano

 

D: L’uso di cellule staminali per la cura della malattia di Parkinson può aprire la strada a nuove terapie innovative da affiancare al tradizionale trattamento farmacologico dei pazienti?
R: Sicuramente sì, anche se rimane incerto quale tipo di cellula staminale sia ottimale per la cura di questa malattia.
Cellule staminali ematopoietiche, del cordone ombelicale o mesenchimali sono state utilizzate in terapie sperimentali in modelli animali, ma nessuna di queste è stata in grado di dare origine in modo efficiente a neuroni dopaminergici. Dall’altra parte, cellule staminali embrionali hanno invece mostrato una grande propensione a generare neuroni dopaminergici capaci di integrarsi nel cervello e di curare i sintomi neurologici della malattia, almeno negli animali. Tuttavia quest’ultime sono derivate da embrioni e ciò ha aperto una cocente discussione sull’opportunità del loro uso per motivi etico/religiosi.
D: La Fondazione Grigioni, insieme all’Associazione Italiana Parkinsoniani ha condotto una ricerca innovativa per lo studio della malattia. Quali evidenze sono emerse?
R: Oggi si è aperto un nuovo filone di ricerca grazie alla generazione di una nuova classe di cellule staminali chiamate iPS. Queste cellule sono derivate da un nuovo rivoluzionario procedimento chiamato “riprogrammazione diretta” che permette di ottenere cellule staminali simili a quelle embrionali direttamente da riprogrammazione dei fibroblasti della pelle adulta. Tramite l’espressione di 3 geni riprogrammatori, fibroblasti cutanei di una persona adulta posso essere riprogrammati in cellule staminali capaci di differenziare in neuroni dopaminergici.
Come prova di principio abbiamo dimostrato la capacità delle cellule iPS derivate da fibroblasti di topo di generare neuroni dopaminergici che una volta trapiantati hanno migliorato i sintomi neurologici di ratti parkinsoniani (Wernig et al., 2008).
D: La ricerca ha dimostrato la possibilità di derivare cellule umane iPS staminali per generare neuroni dopaminergici per i trapianti. Qual è il prossimo traguardo?
R: La strada è ancora lunga perché è necessario verificare che le cellule umane iPS abbiano simili capacità a quelle derivate dai topolini.
L’obiettivo è di generare neuroni dopaminergici da fibroblasti di persone sane e di verificarne la capacità di differenziare in neuroni dopaminergici e di impiantarli in modelli animali sperimentali. Inoltre stiamo generando neuroni dopaminergici da fibroblasti di pazienti in modo da derivare neuroni umani “malati” con Parkinson da tenere in coltura e creare un modello cellulare umano della malattia che è a tutt’oggi mancante nel mondo.
Quindi, la generazione di neuroni dopaminergici a partire da un semplice prelievo cutaneo porterebbe un enorme passo avanti e permetterebbe di valutare specifiche differenze tra neuroni vitali derivati da pazienti con Parkinson e da controlli.

Intervista a Gianni Pezzoli
Presidente dell'Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e della Fondazione Grigioni
Direttore del Centro Parkinson degli Istituti clinici di Perfezionamento di Milano

D: Presto si curerà il Parkinson con le cellule staminali: una vera opportunità o una falsa speranza?
R: La speranza del futuro sono le cellule staminali: cellule staminali adulte della stessa persona possono infatti andare a rigenerare i neuroni morti. E’ quanto ha dimostrato Eva Mezey, la ricercatrice che per prima ha identificato le cellule staminali del midollo osseo come meccanismo riparatore per lesioni cerebrali. Nella sua ricerca nelle donne che avevano avuto un trapianto midollare compatibile da figli maschi, sono state trovate cellule cerebrali adulte con il cromosoma Y del donatore, quello maschile, a testimoniare il fatto che le staminali erano andate a "riparare" (riparazioni piccole, si intende) il cervello diventando neuroni sani. Ma la strada è ancora lunga.
D: Professore, in che cosa consiste il trapianto di cellule staminali per la terapia della malattia di Parkinson?
R: L'uso delle cellule staminali rappresenta un approccio terapeutico che si basa sul principio della sostituzione delle cellule nervose degenerate tramite cellule nuove originate dalle cellule staminali.
Le cellule staminali non sono uguali, si distinguono in cellule staminali embrionali, prelevate da embrioni umani ed adulte, trovate in quasi tutti gli organi del nostro corpo, cervello compreso. Il midollo osseo, ovvero il tessuto all’interno delle ossa che produce il sangue è tra gli organi particolarmente ricchi di cellule staminali. Numerose sono le ricerche che dimostrano la capacità di queste cellule di trasformarsi in cellule nervose nuove e che ne suggeriscono anche un ruolo nel normale meccanismo di riparazione del corpo.
D: A che punto siamo con la sperimentazione italiana sull'impianto di cellule staminali nel cervello di malati di Parkinson?
R: Sono state avviate delle sperimentazioni su pazienti, ma non dalla scienza ufficiale, anche se queste sperimentazioni sono corrette dal punto di vista scientifico. La scienza ufficiale è immersa in molti problemi burocratici, tra cui la paura dei Comitati Etici, che in Italia sono degli organi preposti a difendere l’istituzione da cui sono stati costituiti, a riconoscerne la validità. Questo fa sì che alcuni gruppi si siano mossi e abbiano già effettuato interventi, in Italia ed all’estero.
E’ per questo motivo che portiamo al convegno nazionale testimonianze di pazienti che hanno subito questo tipo di interventi e che abbiano riscontrato qualche vantaggio, non di carattere motorio. Si tratta di stabilire se il nostro Paese vuole dare la possibilità a questi pazienti di provare questo nuovo approccio o se invece la scienza ufficiale voglia continuare a negarne la sperimentazione.
D: I pazienti malati di Parkinson sono consapevoli delle opportunità di cura offerte dalle cellule staminali?
R: I pazienti si domandano frequentemente quando saranno disponibili le cellule staminali e lo chiedono anche alla comunità scientifica. La risposta “tradizionale” è che bisogna aspettare circa 5 anni per avere tale disponibilità, ma questo succede già da qualche anno e l’orizzonte temporale sembra essersi allungato.
Possiamo però ricordare che ci sono delle esperienze di pazienti (in Argentina, in Germania, per esempio) che hanno ricevuto dei trattamenti in questo senso da compagnie che hanno una reputazione un po’ dubbia, trattamenti perlopiù non riconosciuti in modo ufficiale dalla scienza.
Lasciamo aperta però la possibilità della validità di tali trattamenti. Ci sono casi di pazienti operati in Italia (a San Marino) che hanno subito un autotrapianto di cellule staminali: sono singoli casi, di pazienti molto avventurosi, che si sottopongono a interventi con delle tecniche non ancora del tutto descritte scientificamente ma che presentano comunque dei risultati.
Siamo in una fase decisamente preliminare per cui ancora non sono state destinate risorse economiche ad hoc per degli studi sulle cellule staminali.

 

 






 
 
 
 

  



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