Dalla pelle arrivano le cellule ringiovanite in grado di curare le
malattie neurodegenerative. Nella foto: Neuroni generati da cellule
staminali riprogrammate cioè derivate da ringiovanimento di cellule
adulte della pelle. Una delle frontiere di ricerca, curate dal Prof.
Vania Broccoli, affrontate nel 31° convegno nazionale dell’Associazione
italiana Parkinsonianisvoltosi questo weekend a Montecatini.
Intervista a Vania Broccoli
Capo dell’Unità di “Cellule staminali e neurogenesi”
Divisione di Neuroscienze
Istituto Scientifico San Raffaele - Milano
D: L’uso di cellule staminali per la cura della malattia di
Parkinson può aprire la strada a nuove terapie innovative da affiancare
al tradizionale trattamento farmacologico dei pazienti?
R: Sicuramente sì, anche se rimane incerto quale tipo di cellula
staminale sia ottimale per la cura di questa malattia.
Cellule staminali ematopoietiche, del cordone ombelicale o mesenchimali
sono state utilizzate in terapie sperimentali in modelli animali, ma
nessuna di queste è stata in grado di dare origine in modo efficiente a
neuroni dopaminergici. Dall’altra parte, cellule staminali embrionali
hanno invece mostrato una grande propensione a generare neuroni
dopaminergici capaci di integrarsi nel cervello e di curare i sintomi
neurologici della malattia, almeno negli animali. Tuttavia quest’ultime
sono derivate da embrioni e ciò ha aperto una cocente discussione
sull’opportunità del loro uso per motivi etico/religiosi.
D: La Fondazione Grigioni, insieme all’Associazione Italiana
Parkinsoniani ha condotto una ricerca innovativa per lo studio della
malattia. Quali evidenze sono emerse?
R: Oggi si è aperto un nuovo filone di ricerca grazie alla
generazione di una nuova classe di cellule staminali chiamate iPS.
Queste cellule sono derivate da un nuovo rivoluzionario procedimento
chiamato “riprogrammazione diretta” che permette di ottenere cellule
staminali simili a quelle embrionali direttamente da riprogrammazione
dei fibroblasti della pelle adulta. Tramite l’espressione di 3 geni
riprogrammatori, fibroblasti cutanei di una persona adulta posso essere
riprogrammati in cellule staminali capaci di differenziare in neuroni
dopaminergici.
Come prova di principio abbiamo dimostrato la capacità delle cellule iPS
derivate da fibroblasti di topo di generare neuroni dopaminergici che
una volta trapiantati hanno migliorato i sintomi neurologici di ratti
parkinsoniani (Wernig et al., 2008).
D: La ricerca ha dimostrato la possibilità di derivare cellule
umane iPS staminali per generare neuroni dopaminergici per i trapianti.
Qual è il prossimo traguardo?
R: La strada è ancora lunga perché è necessario verificare che le
cellule umane iPS abbiano simili capacità a quelle derivate dai
topolini.
L’obiettivo è di generare neuroni dopaminergici da fibroblasti di
persone sane e di verificarne la capacità di differenziare in neuroni
dopaminergici e di impiantarli in modelli animali sperimentali. Inoltre
stiamo generando neuroni dopaminergici da fibroblasti di pazienti in
modo da derivare neuroni umani “malati” con Parkinson da tenere in
coltura e creare un modello cellulare umano della malattia che è a tutt’oggi
mancante nel mondo.
Quindi, la generazione di neuroni dopaminergici a partire da un semplice
prelievo cutaneo porterebbe un enorme passo avanti e permetterebbe di
valutare specifiche differenze tra neuroni vitali derivati da pazienti
con Parkinson e da controlli.
Intervista a Gianni Pezzoli
Presidente dell'Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e della
Fondazione Grigioni
Direttore del Centro Parkinson degli Istituti clinici di Perfezionamento
di Milano
D: Presto si curerà il Parkinson con le cellule staminali: una
vera opportunità o una falsa speranza?
R: La speranza del futuro sono le cellule staminali: cellule
staminali adulte della stessa persona possono infatti andare a
rigenerare i neuroni morti. E’ quanto ha dimostrato Eva Mezey, la
ricercatrice che per prima ha identificato le cellule staminali del
midollo osseo come meccanismo riparatore per lesioni cerebrali. Nella
sua ricerca nelle donne che avevano avuto un trapianto midollare
compatibile da figli maschi, sono state trovate cellule cerebrali adulte
con il cromosoma Y del donatore, quello maschile, a testimoniare il
fatto che le staminali erano andate a "riparare" (riparazioni piccole,
si intende) il cervello diventando neuroni sani. Ma la strada è ancora
lunga.
D: Professore, in che cosa consiste il trapianto di
cellule staminali per la terapia della malattia di Parkinson?
R: L'uso delle cellule staminali rappresenta un approccio
terapeutico che si basa sul principio della sostituzione delle cellule
nervose degenerate tramite cellule nuove originate dalle cellule
staminali.
Le cellule staminali non sono uguali, si distinguono in cellule
staminali embrionali, prelevate da embrioni umani ed adulte, trovate in
quasi tutti gli organi del nostro corpo, cervello compreso. Il midollo
osseo, ovvero il tessuto all’interno delle ossa che produce il sangue è
tra gli organi particolarmente ricchi di cellule staminali. Numerose
sono le ricerche che dimostrano la capacità di queste cellule di
trasformarsi in cellule nervose nuove e che ne suggeriscono anche un
ruolo nel normale meccanismo di riparazione del corpo.
D: A che punto siamo con la sperimentazione italiana
sull'impianto di cellule staminali nel cervello di malati di Parkinson?
R: Sono state avviate delle sperimentazioni su pazienti, ma non
dalla scienza ufficiale, anche se queste sperimentazioni sono corrette
dal punto di vista scientifico. La scienza ufficiale è immersa in molti
problemi burocratici, tra cui la paura dei Comitati Etici, che in Italia
sono degli organi preposti a difendere l’istituzione da cui sono stati
costituiti, a riconoscerne la validità. Questo fa sì che alcuni gruppi
si siano mossi e abbiano già effettuato interventi, in Italia ed
all’estero.
E’ per questo motivo che portiamo al convegno nazionale testimonianze di
pazienti che hanno subito questo tipo di interventi e che abbiano
riscontrato qualche vantaggio, non di carattere motorio. Si tratta di
stabilire se il nostro Paese vuole dare la possibilità a questi pazienti
di provare questo nuovo approccio o se invece la scienza ufficiale
voglia continuare a negarne la sperimentazione.
D: I pazienti malati di Parkinson sono consapevoli delle
opportunità di cura offerte dalle cellule staminali?
R: I pazienti si domandano frequentemente quando saranno
disponibili le cellule staminali e lo chiedono anche alla comunità
scientifica. La risposta “tradizionale” è che bisogna aspettare circa 5
anni per avere tale disponibilità, ma questo succede già da qualche anno
e l’orizzonte temporale sembra essersi allungato.
Possiamo però ricordare che ci sono delle esperienze di pazienti (in
Argentina, in Germania, per esempio) che hanno ricevuto dei trattamenti
in questo senso da compagnie che hanno una reputazione un po’ dubbia,
trattamenti perlopiù non riconosciuti in modo ufficiale dalla scienza.
Lasciamo aperta però la possibilità della validità di tali trattamenti.
Ci sono casi di pazienti operati in Italia (a San Marino) che hanno
subito un autotrapianto di cellule staminali: sono singoli casi, di
pazienti molto avventurosi, che si sottopongono a interventi con delle
tecniche non ancora del tutto descritte scientificamente ma che
presentano comunque dei risultati.
Siamo in una fase decisamente preliminare per cui ancora non sono state
destinate risorse economiche ad hoc per degli studi sulle cellule
staminali.