Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 26/01/2009

 

Aspetti post-traumatici da abuso sessuale


Anna Carderi - Psicologa e Consulente in Sessuologia - anna.carderi@libero.it

Anna Carderi -  psicologa

La sindrome del trauma da abuso sessuale è una comune reazione allo stupro o assalto sessuale.
Costituisce un evento traumatico e stressante che scatena una situazione di crisi, definibile come momento di rottura dell’equilibrio tra l’ambiente e le capacità di adattamento dell’Io.
Il trauma da abuso sessuale è strettamente legato al Disurbo Post Traumatico da Stress poiché espone la persona a eventi stressanti di gravità oggettiva estrema, con minaccia per la vita o la propria integrità fisica.
L’abuso sessuale licita nella vittima aspetti post-traumatici come senso di impotenza, immagine negativa di sé, perdita di fiducia nel prossimo, timore di pericolo incombente, paura di uscire, sentimenti di vergogna e di colpa, apatia, incubi, depressione, ansia, difficoltà ad avere rapporti sessuali, istinti suicidi.

 

Immediatamente dopo l’abuso la vittima può reagire manifestando verbalmente o emotivamente i propri sentimenti di paura, rabbia, incredulità o mantenere un atteggiamento controllato nell'espressione degli affetti fino al mutismo, in una sorta di anestesia emotiva (Martin, 1983). In entrambe le situazioni le reazioni immediate alla violenza sessuale possono essere caratterizzate da compostezza con controllo della sofferenza; sentimenti di colpa, vergogna, impotenza ed autodenigrazione, rabbia ed aggressività; smarrimento e perdita della capacità di autodeterminazione; comportamenti di evitamento; sintomi ansiosi; abbassamento del tono dell'umore o disforia; pensieri intrusivi, paure e fobie legate al trauma; ideazioni e comportamenti autolesivi; depersonalizzazione, derealizzazione e amnesia psicogena; disturbi del sonno; reazioni somatiche, acting-out associati ad alcolismo, abuso di farmaci e droghe. Alto è anche il rischio di comportamenti autolesivi. L’autolesionismo può essere letto come il tentativo di calmare intense sensazioni di paura, ansia, dolore o disperazione e abbandono oppure per esprimere il proprio dolore o per chiedere aiuto o punirsi dell’abuso di cui si sentono responsabili. Spesso le superstiti provano un forte senso di disperazione durante e dopo un assalto sessuale e si sentono come se una parte di loro fosse morta.

I sentimenti di disperazione e di hopelessness possono essere talmente gravi da configurare un quadro di Episodio Depressivo Maggiore (Beck, Ward, Mendelshon, Calhoun, Atkeson). Inoltre, ideazioni e comportamenti parasuicidari e suicidari si manifestano dal 2.9 al 27% dei casi nel mese successivo allo stupro e nel 50% dei casi da uno a sedici anni dalla violenza sessuale. In queste donne il suicidio spesso sembra essere la sola soluzione per mettere fine alle tremende sensazioni di dolore e afflizione provato.


Successiva a questa prima fase è quella dell’aggiustamento esteriore. La vittima cerca di riprendere le fila della propria vita. I diversi i modi per farlo vanno dalla minimizzazione (si agisce come se andasse tutto bene e non fosse successo nulla di grave o “poteva essere peggio”), drammatizzazione (bisogno di parlare continuamente dell’assalto) o soppressione (rifiuto di parlare dell’evento traumatico) al tentativo di spiegare e analizzare l’accaduto. Alcune sopravvissute nel tentativo di fuggire dal dolore provocato dall’evento cambiano casa, lavoro, look, relazioni familiari o amicali e così via (Flight). Comune è il rifiuto di allontanarsi da casa, avvicinarsi ai luoghi dove è avvenuto l’evento traumatico o che ricordino il luogo dove è avvenuto.
Sono da collegarsi a questa fase crescenti sentimenti di ansia generalizzata ed espressa in forma libera, forti sbalzi di umore, depressione, senso di disperazione, paura persistente o fobie, rabbia, disturbi del sonno (incubi, insonnia) processo di negazione, ipervigilanza, problemi sessuali, difficoltà di concentrazione. Frequente è pure lo scatenarsi di un disturbo alimentare come tentativo di riappropriarsi del controllo del proprio corpo che l’assalto sessuale ha fatto vacillare.
È presente intenso malessere psicologico a stimoli che ricordano o simbolizzano il trauma, con possibili flashback, illusioni e stati dissociativi.


A essa segue la fase emotiva, caratterizzata da depressione, ripensamento sull’evento, ritorno della rabbia. In questo stadio predominano sintomi emotivi come colpa, vergogna, senso di depauperamento, senso di diversità dagli altri, sfiducia nelle proprie capacità, percezione di sé come vittima, abbassamento dell’autostima, disturbi somatici, ritiro sociale, comportamenti ossessivo - compulsivi.


Quarta e ultima fase è quella di risoluzione. Purtroppo solo nel 20% circa dei casi si completa entro due anni. Nel restante 80% gli effetti psichici dello stupro tendono a cronicizzare o a manifestarsi in disturbi strutturati a lungo termine (ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, disturbi della condotta alimentare, comportamenti sociali inadeguati, isolamento, senso di colpa pervasivi, attaccamento morboso a figure significative, problemi interpersonali, comportamenti autodistruttivi, problemi sessuali, etc.); i disturbi depressivi permangono sino a molti anni dopo il trauma e aumenta il rischio suicidario.
La risoluzione, quando possibile, dell’evento dipende dalle caratteristiche e dall’identità dell'aggressione, dalla vulnerabilità della vittima rispetto all'età e alla sua situazione psicologica, dal supporto familiare e sociale, dall'adeguatezza delle cure ricevute sin dal primo momento, nelle due componenti fisiche ed emozionali passaggio da "vittima a sopravvissuto“ (Hampthon). Fattori facilitanti lo stesso trattamento sono per esempio il tipo del trauma (psicologico, fisico), le conseguenze fisiche che esso comporta, le modalità con cui esse possono essere elaborate, il possibile riattivarsi di traumi latenti nella storia personale ma soprattutto la fase di sviluppo o del ciclo di vita in cui il soggetto è stato colpito dal trauma.


Una valutazione accurata e una presa in carico immediata e integrata, fisica e psichica, possono agire da rinforzo alla risoluzione del trauma.
La terapia deve essere personalizzata. L’obiettivo è di arrestare qualunque peggioramento futuro, prevenire i disturbi psichici e psicosomatici, oltre che fisici, che la vittima può sviluppare, sia a breve, sia a lungo termine (Hampton, 1995; Hendriks-Matthews, 1993). Altro obiettivo terapeutico riguarda la rabbia provata dalla vittima. Essa va riconosciuta e diretta appropriatamente.
La terapia di gruppo, familiare o strategica che sia, è mirata a sostenere le aree funzionali dell’Io in modo da ristabilire l’integrità del paziente come persona, favorendo una corretta elaborazione dei ricordi legati all’abuso, lavorando sulle emozioni della vittima per evitare che identifichi la violenza subita con l’atto sessuale, provocando un conseguente blocco della vita affettiva e sessuale. Inoltre va affrontato il vissuto negativo legato al ruolo di vittima in vista dell’assunzione del ruolo di sopravvissuta.
Il fine ultimo è la riparazione del trauma.


 

 






 
 
 
 

  



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