I ricercatori del San Raffaele di Milano hanno scoperto un meccanismo
che potrà essere sfruttato contro il mieloma multiplo, un grave tumore
del midollo osseo.
Tutte le cellule presenti nel nostro corpo hanno un meccanismo naturale
che consente loro di eliminare le proteine di scarto prodotte
dall’attività cellulare. Se sovraccaricato, questo meccanismo genera
stress. Gli studiosi hanno scoperto che questo stress può essere
sfruttato nelle cellule tumorali del mieloma multiplo per renderle più
sensibili al bortezomib, un nuovo farmaco di recente introduzione, e per
disegnare nuove terapie mirate.
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Blood, è
stato realizzato dai ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario
San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, con
la collaborazione di ricercatori delle Università di Torino, Pavia e
Parma e della Harvard Medical School di Boston, USA.
Il mieloma multiplo è un tumore del midollo osseo molto frequente ed
ancora incurabile, responsabile del 2% di tutte le morti per cancro. Ha
origine dalla trasformazione tumorale delle plasmacellule, le cellule
del nostro sistema immunitario deputate a produrre gli anticorpi, le
difese del nostro organismo. Recentemente il nuovo farmaco bortezomib,
della categoria degli inibitori del proteasoma, si è rivelato in grado
di aumentare l’aspettativa di vita. La scarsa conoscenza del meccanismo
di azione di questo farmaco, però, ha impedito finora di definire quali
pazienti hanno maggiori probabilità di rispondere positivamente ai
trattamenti e di individuare terapie più personalizzate ed efficaci.
In uno studio pubblicato nel 2006 sull’EMBO Journal, la rivista della
prestigiosa Organizzazione Europea di Biologia Molecolare, i ricercatori
del San Raffaele avevano scoperto che le plasmacellule producono enormi
quantità di proteine di scarto: per questo hanno particolarmente bisogno
dei proteasomi, dispositivi presenti in tutte le cellule del nostro
corpo, il cui compito è eliminare le proteine danneggiate o che non
servono più.
In questo nuovo studio i ricercatori, utilizzando linee tumorali già
disponibili in laboratorio e cellule tumorali selezionate da campioni di
midollo osseo di pazienti, mediante sofisticate tecniche bio-molecolari,
hanno misurato l’attività dei proteasomi e la quantità di “scorie”
accumulate dalle cellule tumorali.
Hanno così scoperto che, paradossalmente, i tumori che presentano meno
proteasomi, a causa di un’intensa attività metabolica, ne hanno più
bisogno: di conseguenza sono carichi di scorie e quindi più “stressati”.
Non solo: questi stessi tumori sono anche i più sensibili al bortezomib
che, bloccando il lavoro del proteasoma, aumenta lo stress della cellula
fino a farla morire come “soffocata” dalle scorie.
Infine, manipolando la quantità dei proteasomi o sovraccaricandoli di
lavoro i ricercatori sono riusciti a modificare la vulnerabilità del
tumore al farmaco.
Afferma Simone Cenci, medico ricercatore presso l’Istituto
Scientifico Universitario San Raffaele e coordinatore dello studio:
“Lo sbilanciamento presente nelle cellule tumorali tra la scarsa
capacità di degradare le proteine ed il carico di lavoro sui proteasomi
genera un particolare tipo di stress che può essere sfruttato per
distruggere selettivamente le cellule del mieloma multiplo,
rappresentando un vero tallone d’Achille del tumore. Ecco un caso in cui
lo stress può far bene”.
Aggiunge il Prof. Roberto Sitia, direttore della Divisione di
genetica e biologia cellulare dell’Istituto Scientifico Universitario
San Raffaele: “Questo tipo di stress non è solo un promettente
alleato contro questo tumore: essendo coinvolto in gravi malattie
neuro-degenerative, quali il Parkinson o l'Alzheimer, conoscerne i
meccanismi potrà servire anche contro le malattie dell’invecchiamento.”
La scoperta apre la strada a studi clinici per cercare di individuare in
anticipo i pazienti che risponderanno meglio a questo nuovo farmaco.
Inoltre lo studio potrà servire ad individuare nuovi bersagli per
colpire in maniera più efficace le cellule tumorali.