Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 22/01/2009

 

La “citta’ del sorriso” contro l'ansia dei minori


Una task force di esperti informatici, economisti, consulenti industriali/finanziari/legali, avvocati, notai, sportivi, ovviamente assieme a specifici psichiatri e psicologi, ha deciso di "scendere in campo" per affrontare il problema del milione e più di minori italiani – 1 ogni 10 – consistentemente colpiti (e conseguentemente perseguitati) da disturbi di ansia, dell'umore, da abuso di sostanze, dell'apprendimento, dell'alimentazione (anoressia/bulimia), dell'attenzione, d'iperattività, di suicidio (seconda causa di morte dai 16 ai 24 anni).

L'erompente impegno della 'task force interprofessionale – già 14 riunioni da aprile ad oggi, per una forza complessiva d'una sessantina abbondante di aderenti che stanno suddividendosi i compiti – punta alla sensibilizzazione innanzitutto di famiglie e insegnanti, affinché si rendano conto di che i loro figli ed alunni possano avere addosso anziché la 'cattiveria' e l''indisciplina', e poi, inevitabilmente, medici e pediatri di base, politici e pubblici amministratori.

 

 

“Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene.”
(Diderot)

L’affermazione di Diderot rappresenta l’estrema sintesi del progetto “Città del Sorriso”. Si tratta infatti di una serie di azioni programmate, strutturate ed articolate volte ad offrire progressivamente nel tempo a tutti i minori, le loro famiglie ed a coloro che istituzionalmente si occupano di loro (in primis le strutture scolastiche ed educative) informazione, orientamento, valutazione ed intervento, allo scopo di potenziare attitudini e capacità (affettive, cognitive, relazionali e motivazionali) in un’ottica di prevenzione e di ben-essere.

COSA

 La “Città del Sorriso” è un progetto di costruzione di un network di servizi strutturati ed organizzati dalla FONDAZIONE SAPERE sul territorio italiano.
La missione del network sarà quella di aiutare i minori ad esprimere al meglio le loro capacità psicologiche, attitudinali e vocazionali per prevenire (ed eventualmente curare) le possibili sofferenze evolutive, cercando di garantire il loro diritto naturale alla ricerca della massima autorealizzazione possibile.

I servizi di valutazione ed intervento dovranno essere resi noti ai cittadini (nel loro ruolo di genitori, educatori, operatori della salute, operatori della scuola, decisori ecc.), al fine di permettere la massima diffusione ed accessibilità ai servizi offerti.

Contrariamente al modello attualmente praticato, il fine è quello di attrarre non solo e non primariamente i minori già gravati da sintomi e disturbi (psicologici, cognitivi, funzionali o relazionali), bensì quello di occuparsi di tutti i minori e delle loro famiglie per fornire servizi di valutazione ed orientamento formativo, attitudinale e vocazionale nell’ottica di una “psicologia del ben-essere”.

PERCHE’

Mentre è abbondantemente dimostrata l’alta percentuale (più dell’ 8%) di minori affetti da disturbi psichici di varia natura (vedi ad es. la ricerca “Prisma”) ed il fatto che solo il 10% di tali casi arriva all’attenzione di professionisti della salute, è più difficile documentare la percentuale di minori che, pur non essendo tecnicamente affetta da disturbi clinici, subisce gravi limitazioni e perdite nelle proprie potenzialità di sviluppo cognitivo, funzionale, attitudinale e relazionale :
è tuttavia evidente a tutti come ad esempio l’altissima percentuale di dispersione scolastica (6,4% la media italiana del 2002 secondo i dati del Ministero -  - ) non dipenda primariamente da sofferenze clinica, bensì prevalentemente da una mancata valutazione e da un mancato potenziamento/orientamento delle facoltà cognitive ed attitudinali presenti nei minori.

Secondo i dati della “Conferenza di Lisbona” il nostro Paese ha ancora circa 10-11 punti percentuali di differenza da colmare rispetto alla media europea.

In sintesi, oggi in Italia un ragazzo su cinque non consegue né diploma né qualifica
professionale, e 19.000 studenti paiono letteralmente “scomparire” dopo essersi iscritti al primo anno della scuola secondaria superiore.

All’inizio del 2000 la situazione era ben peggiore con una media del 25,3%, ma sebbene ora siamo giunti al 20,63%, il divario rimane notevole se paragonato a Paesi europei quali la Finlandia che vanta l’8,7% o la Danimarca con l’8,5% .

Tuttavia, per essere in grado di valutare per tempo (e quindi in funzione preventiva, riparativa e di potenziamento) le caratteristiche cognitive, attitudinali e motivazionali dei minori, sarebbe essenziale raccogliere un “quadro” individuale che permetta una valutazione ed un intervento precoce atto ad indirizzare in maniera corretta ed efficace le potenzialità esistenti – e, beninteso, tale “quadro” andrebbe raccolto prima dell’emersione di disagio o disfunzionamento del minore, possibilmente addirittura in età prescolare con la valutazione dei cosiddetti “prerequisiti scolastici”.

In definitiva quindi lo scopo ambizioso del progetto è l’offerta diffusa e capillare di accesso per tutti i minori ad un “check-up” focalizzato sulle caratteristiche e potenzialità esistenti, attivando laddove necessario azioni e tecniche di potenziamento di tali risorse.

La situazione attuale per quanto riguarda le risorse disponibili è, oltre che molto carente, anche frammentato, frastagliato e non coordinato : tutto ciò che attiene la psicologia scolastica e dell’orientamento è più o meno lasciato al caso. Progetti ed interventi sono lasciati alla libera iniziativa e buona volontà di Comuni, Scuole o distretti scolastici, Aziende Sanitarie Locali, Cooperative Sociali cosiddette del “terzo settore” o del “privato sociale”, Centri privati di orientamento (ad esempio i centri Salesiani, l’Università Cattolica, il Centro “Minotauro”, eccetera).

Mentre negli anni settanta ed ottanta l’idea dello “psicologo scolastico” inteso come professionista di riferimento costante e continuativo della scuola e di tutte le sue componenti (allievi, docenti genitori) ha avuto un periodo di relativo splendore, oggi si avanza (si fa per dire…) per “progetti” : quest’anno si investe (se i fondi ci sono) sullo “sportello”, l’anno prossimo sull’orientamento, l’anno dopo forse su conferenze informative per genitori, e così via.
In questo modo si è frammentato e reso saltuario o discontinuo l’intervento preventivo, valutativo ed orientativo sui minori, e la necessaria figura di riferimento costante (il buon vecchio psicologo scolastico, appunto) si è disgregata in una pluralità di offerte “spot ” ed a costo spinto sempre più al ribasso : sarebbe come se venisse abolita la figura del “medico di base”, punto di riferimento costante del cittadino, sostituendo le sue funzioni con prestazioni mediche sporadiche e casuali eseguite da sanitari sempre diversi e senza conoscenza della storia medica precedente del paziente-cittadino.

Abbiamo di fronte quindi, anziché un “network” di servizi coordinati e continuativi nel tempo ed accessibili a tutti, un variegato “patchwork” di iniziative, attività, proposte diffuse a “macchia di leopardo” sul territorio (come al solito il Sud è fortemente penalizzato, ma anche il nord ha poco da stare allegro).

COME

La Città del Sorriso è il tentativo di dare uniformità, metodo, continuità e garanzia di accesso ad un network di servizi di assessment, preventivo, valutativo, di indirizzo e, se necessario, di potenziamento e di recupero a tutti coloro (minori ed adulti che di loro si occupano) che vedano l’utilità e la necessità di un “check-up” di tipo psicologico, psicoattitudinale, vocazionale e (laddove necessario) clinico.

Il primo passo consiste naturalmente nell’informazione diffusa ai cittadini, alle istituzioni ed ai decisori pubblici e privati sull’esistenza e sulla logica del network messo a disposizione dalla FONDAZIONE S.A.P.E.R.E.

Per quanto riguarda invece le modalità tecniche, professionali ed organizzative, rimando al documento specifico che descrive l’organizzazione prevista nella “Città del Sorriso”.

Per concludere desidero sottolineare l’importanza data nel progetto complessivo alla presenza considerata assolutamente necessaria di una figura di riferimento costante (“tutor”), alla quale faccia riferimento per ogni minore tutto il processo conoscitivo, diagnostico e di intervento : viene così reintrodotta (anche se in un contesto diverso e più complesso e con modalità diverse) quella figura di fiducia e di riferimento che una volta si chiamava “psicologo scolastico”.

 

 






 
 
 
 

  



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