Una task force di esperti
informatici, economisti, consulenti industriali/finanziari/legali,
avvocati, notai, sportivi, ovviamente assieme a specifici psichiatri e
psicologi, ha deciso di "scendere in campo" per affrontare il problema
del milione e più di minori italiani – 1 ogni 10 – consistentemente
colpiti (e conseguentemente perseguitati) da disturbi di ansia,
dell'umore, da abuso di sostanze, dell'apprendimento, dell'alimentazione
(anoressia/bulimia), dell'attenzione, d'iperattività, di suicidio
(seconda causa di morte dai 16 ai 24 anni).
L'erompente impegno della
'task force interprofessionale – già 14 riunioni da aprile ad oggi, per
una forza complessiva d'una sessantina abbondante di aderenti che stanno
suddividendosi i compiti – punta alla sensibilizzazione innanzitutto di
famiglie e insegnanti, affinché si rendano conto di che i loro figli ed
alunni possano avere addosso anziché la 'cattiveria' e l''indisciplina',
e poi, inevitabilmente, medici e pediatri di base, politici e pubblici
amministratori.
“Non basta fare il
bene, bisogna anche farlo bene.”
(Diderot)
L’affermazione di Diderot rappresenta l’estrema sintesi del progetto
“Città del Sorriso”. Si tratta infatti di una serie di azioni
programmate, strutturate ed articolate volte ad offrire progressivamente
nel tempo a tutti i minori, le loro famiglie ed a coloro che
istituzionalmente si occupano di loro (in primis le strutture
scolastiche ed educative) informazione, orientamento, valutazione ed
intervento, allo scopo di potenziare attitudini e capacità (affettive,
cognitive, relazionali e motivazionali) in un’ottica di prevenzione e di
ben-essere.
COSA
La “Città del
Sorriso” è un progetto di costruzione di un network di servizi
strutturati ed organizzati dalla FONDAZIONE SAPERE sul territorio
italiano.
La missione del network sarà quella di aiutare i minori ad esprimere al
meglio le loro capacità psicologiche, attitudinali e vocazionali per
prevenire (ed eventualmente curare) le possibili sofferenze evolutive,
cercando di garantire il loro diritto naturale alla ricerca della
massima autorealizzazione possibile.
I servizi di valutazione ed intervento dovranno essere resi noti ai
cittadini (nel loro ruolo di genitori, educatori, operatori della
salute, operatori della scuola, decisori ecc.), al fine di permettere la
massima diffusione ed accessibilità ai servizi offerti.
Contrariamente al modello attualmente praticato, il fine è quello di
attrarre non solo e non primariamente i minori già gravati da sintomi e
disturbi (psicologici, cognitivi, funzionali o relazionali), bensì
quello di occuparsi di tutti i minori e delle loro famiglie per fornire
servizi di valutazione ed orientamento formativo, attitudinale e
vocazionale nell’ottica di una “psicologia del ben-essere”.
PERCHE’
Mentre è abbondantemente
dimostrata l’alta percentuale (più dell’ 8%) di minori affetti da
disturbi psichici di varia natura (vedi ad es. la ricerca “Prisma”) ed
il fatto che solo il 10% di tali casi arriva all’attenzione di
professionisti della salute, è più difficile documentare la percentuale
di minori che, pur non essendo tecnicamente affetta da disturbi clinici,
subisce gravi limitazioni e perdite nelle proprie potenzialità di
sviluppo cognitivo, funzionale, attitudinale e relazionale :
è tuttavia evidente a tutti come ad esempio l’altissima percentuale di
dispersione scolastica (6,4% la media italiana del 2002 secondo i dati
del Ministero - - ) non dipenda primariamente da sofferenze
clinica, bensì prevalentemente da una mancata valutazione e da un
mancato potenziamento/orientamento delle facoltà cognitive ed
attitudinali presenti nei minori.
Secondo i dati della “Conferenza di Lisbona” il nostro Paese ha ancora
circa 10-11 punti percentuali di differenza da colmare rispetto alla
media europea.
In sintesi, oggi in Italia un ragazzo su cinque non consegue né diploma
né qualifica
professionale, e 19.000 studenti paiono letteralmente “scomparire” dopo
essersi iscritti al primo anno della scuola secondaria superiore.
All’inizio del 2000 la situazione era ben peggiore con una media del
25,3%, ma sebbene ora siamo giunti al 20,63%, il divario rimane notevole
se paragonato a Paesi europei quali la Finlandia che vanta l’8,7% o la
Danimarca con l’8,5% .
Tuttavia, per essere in grado di valutare per tempo (e quindi in
funzione preventiva, riparativa e di potenziamento) le caratteristiche
cognitive, attitudinali e motivazionali dei minori, sarebbe essenziale
raccogliere un “quadro” individuale che permetta una valutazione ed un
intervento precoce atto ad indirizzare in maniera corretta ed efficace
le potenzialità esistenti – e, beninteso, tale “quadro” andrebbe
raccolto prima dell’emersione di disagio o disfunzionamento del minore,
possibilmente addirittura in età prescolare con la valutazione dei
cosiddetti “prerequisiti scolastici”.
In definitiva quindi lo scopo ambizioso del progetto è l’offerta diffusa
e capillare di accesso per tutti i minori ad un “check-up” focalizzato
sulle caratteristiche e potenzialità esistenti, attivando laddove
necessario azioni e tecniche di potenziamento di tali risorse.
La situazione attuale per quanto riguarda le risorse disponibili è,
oltre che molto carente, anche frammentato, frastagliato e non
coordinato : tutto ciò che attiene la psicologia scolastica e
dell’orientamento è più o meno lasciato al caso. Progetti ed interventi
sono lasciati alla libera iniziativa e buona volontà di Comuni, Scuole o
distretti scolastici, Aziende Sanitarie Locali, Cooperative Sociali
cosiddette del “terzo settore” o del “privato sociale”, Centri privati
di orientamento (ad esempio i centri Salesiani, l’Università Cattolica,
il Centro “Minotauro”, eccetera).
Mentre negli anni settanta ed ottanta l’idea dello “psicologo
scolastico” inteso come professionista di riferimento costante e
continuativo della scuola e di tutte le sue componenti (allievi, docenti
genitori) ha avuto un periodo di relativo splendore, oggi si avanza (si
fa per dire…) per “progetti” : quest’anno si investe (se i fondi ci
sono) sullo “sportello”, l’anno prossimo sull’orientamento, l’anno dopo
forse su conferenze informative per genitori, e così via.
In questo modo si è frammentato e reso saltuario o discontinuo
l’intervento preventivo, valutativo ed orientativo sui minori, e la
necessaria figura di riferimento costante (il buon vecchio psicologo
scolastico, appunto) si è disgregata in una pluralità di offerte “spot ”
ed a costo spinto sempre più al ribasso : sarebbe come se venisse
abolita la figura del “medico di base”, punto di riferimento costante
del cittadino, sostituendo le sue funzioni con prestazioni mediche
sporadiche e casuali eseguite da sanitari sempre diversi e senza
conoscenza della storia medica precedente del paziente-cittadino.
Abbiamo di fronte quindi, anziché un “network” di servizi coordinati e
continuativi nel tempo ed accessibili a tutti, un variegato “patchwork”
di iniziative, attività, proposte diffuse a “macchia di leopardo” sul
territorio (come al solito il Sud è fortemente penalizzato, ma anche il
nord ha poco da stare allegro).
COME
La Città del Sorriso è il
tentativo di dare uniformità, metodo, continuità e garanzia di accesso
ad un network di servizi di assessment, preventivo, valutativo, di
indirizzo e, se necessario, di potenziamento e di recupero a tutti
coloro (minori ed adulti che di loro si occupano) che vedano l’utilità e
la necessità di un “check-up” di tipo psicologico, psicoattitudinale,
vocazionale e (laddove necessario) clinico.
Il primo passo consiste naturalmente nell’informazione diffusa ai
cittadini, alle istituzioni ed ai decisori pubblici e privati
sull’esistenza e sulla logica del network messo a disposizione dalla
FONDAZIONE S.A.P.E.R.E.
Per quanto riguarda invece le modalità tecniche, professionali ed
organizzative, rimando al documento specifico che descrive
l’organizzazione prevista nella “Città del Sorriso”.
Per concludere desidero sottolineare l’importanza data nel progetto
complessivo alla presenza considerata assolutamente necessaria di una
figura di riferimento costante (“tutor”), alla quale faccia riferimento
per ogni minore tutto il processo conoscitivo, diagnostico e di
intervento : viene così reintrodotta (anche se in un contesto diverso e
più complesso e con modalità diverse) quella figura di fiducia e di
riferimento che una volta si chiamava “psicologo scolastico”.